
Sohail
È un inizio di giornata come tanti altri. Dalla cucina angusta arriva la fragranza del tè Chai in infusione. Mattina dopo mattina i mobiletti antiquati in legno scuro e la moquette verde felce si sono impregnati del suo profumo. Cardamomo, cannella e zenzero. Lentamente, il profumo di pane fresco si miscela con quello del tè. Come al solito, Mirza è uscito presto per comprarlo alla panetteria dietro l’angolo. Sta indossando l’abito da ufficio, con orgoglio, e quando arriva alla cravatta deve scendere in cucina per chiedere aiuto a Suraya. La trova a tagliare a fette il pane. Appena fa ingresso lei alza il capo e le basta vedere la cravatta tra le mani del marito per capire. Sorride amabile, posa il coltello e raggiunge Mirza. Finché gli annoda la cravatta, Mirza sbircia oltre le sue spalle. Alla vista del piatto con varie topologie di formaggi spalmabili, più diverse ciotole contenenti uva, pezzetti di anguria, noci e pistacchi sgusciati, e fettine di cetriolo e pomodoro… un brontolio si fa sentire dal suo stomaco. Suraya sorride ancora. Il suo sorriso è la cosa più bella che c’è.
– Lo sai che mancano le Sabzi khordan, vero? –
– Ci penso io – , risponde con impeto Mirza, che sguscia così dalle mani di Suraya per uscire velocemente nel piccolo giardino che costeggia il breve vialetto. Quattro lunghi passi e si troverebbe davanti al cancelletto. Ai bordi delle lastre di pietra ci sono due lingue di terra, grandi abbastanza da ospitare quante più tipologie di piante aromatiche. Da lì Mirza prende un po’ di basilico, prezzemolo, aneto e ravanello. Alla notte deve aver piovuto, le foglioline sono ricoperte da piccole gocce argentate e sul vialetto ci sono le consuete due pozzanghere. Mirza torna dentro casa veloce. È metà novembre e comincia a essere davvero freddo. Nel frattempo Suraya è salita al secondo piano a svegliare e cambiare la piccola Elizabeth. La piccola fa un po’ di capricci. È alla sua prima settimana di asilo. Quando però la porta in braccio in cucina, Elizabeth alza la testina con due perfetti codini lisci e scuri, e allarga due volte le narici del naso, catturando quanti più profumi possibili. Tutto a un tratto non c’è più tempo per i capricci. Scende dalle braccia della mamma e va a sedersi al suo posto, a capo tavola, in modo da esser in mezzo ai genitori. Mirza prepara le erbette e poi si siede insieme alla moglie e alla figlia per la colazione.
– Questa domenica potremmo provare a preparare il Nān-e barbari, no? Questi Crumpet sono buoni, ma a me manca tanto il nostro pane – sospira Suraya, spalmando del formaggio. Mirza annuisce completamente d’accordo, tenendo tra le mani la tazza in vetro calda. Resterebbe ad assaporare il profumo del tè Chai a lungo. Elizabeth lo osserva e poi lo imita. Suraya sorride, contenta. Per lei la famiglia, suo marito e la bimba, sono tutto.
***
Finita la colazione e sistemata la cucina, i tre si preparano per uscire. Oggi sia Suraya che Mirza accompagneranno a piedi Elizabeth all’asilo. La bambina indossa un paio di stivaletti di gomma gialli come i girasoli, un cappottino rosso con sotto la divisa, e sopra a ogni cosa il suo sorriso più bello. Mirza e Suraya prendono Elizabeth per mano e lasciano la loro casa, ognuno col suo ombrello. La bambina rimane al riparo dall’ombrello di entrambi i genitori. Alza il viso, li guarda e sorride. Sa che tra poco le faranno fare dei salti alti per saltare le pozzanghere. È al caldo. È al sicuro. È felice.
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Suraya, Mirza ed Elizabeth sono fermi sul ciglio del marcipiede ad aspettare che la luce diventi verde. Non sono soli. Altri genitori del vicinato accompagnano i figli a scuola a piedi. Ci sono tanti stivaletti di gomma colorati e simpatici. Adulti che si scambiano sorrisi fugaci. Alcune donne rimangono ancora affascinate dal colore caldo e vivace del hijab di Suraya. Mirza cerca lo sguardo della moglie, deve dirle che stasera farà tardi per del lavoro extra in ufficio, ma non riesce a raggiungerla. Gli occhi di lei si sono dilatati e fatti vitrei. È da anni che non vede più uno sguardo simile sul volto radiante di Suraya. Sa a cosa sua moglie ha fatto ritorno e cosa sta aspettando anche lui. Segue lo sguardo di Suraya ed eccola. L’ennesima caduta, l’ennesima illusione. Il suo cuore si stringe e gli occhi pizzicano. Quelli si Suraya si stanno arrossando. Tra gli altri passanti che stanno aspettando insieme a loro il momento giusto per attraversare la strada, c’è un bambino. Avrà otto anni. Tiene per mano un bimbo più piccolo, probabilmente della stessa età di Elizabeth. Dietro di loro c’è una giovane coppia chiaramente del posto, inglese. Il padre accarezza i capelli corti e scuri come il caffè del bambino più grande. Lui si volta a guardarlo, con un sorriso complice. Si vogliono bene. Mirza e Suraya si aggrappano all’opportunità di vedere il bambino in viso come una persona assettata a un bicchiere d’acqua limpida. Divorano con lo sguardo il volto gentile del bambino. Suraya vede nei suoi occhi Mirza, e Mirza vede nel suo dolce e grande sorriso quello di Suraya. Possibile che… ? Lo hanno cercato così tanto. Troppo presto, il bambino si gira e per Mirza e Suraya è come se la luce venisse spenta. Il bimbo si avvicina all’orecchio del fratellino più piccolo e gli sussurra qualcosa che lo fa ridere. È diventato verde. Elizabeth tira le mani dei genitori per incitarli a camminare con lei, così Suraya e Mirza escono da quella bolla di sapone che, come Mirza temeva, li ha riportati a qualche anno fa, a Kabul. Il bambino col sorriso buono e la pelle color nocciola, proprio come la loro, attraversa la strada facendo dei salti insieme al fratello. Ridono. Che sia questa la sua risata? Alle loro orecchie è stato concesso di ascoltare solo i suoi primi gorgoglii. Il padre, un giovane uomo dai capelli rossi, accelera per richiamare i figli. Non è suo figlio, ma è suo figlio. Mirza e Suraya si scambiano uno sguardo quando ormai il bambino è fuori dalla loro portata. Sospirano a fondo. Lui è stato figlio loro per due mesi. Rappresenta il più gran contrasto della loro vita. Un’esplosione di felicità in mezzo a tante altre esplosioni di brutalità e terrore. La fuga in aeroporto. Una decisione. Mirza che solleva come tanti altri padri il figlioletto affinché al di là del filo spinato un soldato statunitense lo prenda e tragga in salvo dalla folla impaurita. Ancora un contrasto. Il sollievo di aver messo il figlio al sicuro, lontano dalle spinte della calca, e al contempo l’ansia di non proteggerlo più con le proprie braccia. Ma appena entrati in aeroporto lo avrebbero recuperato. Una lunga attesa, la paura nera di non riuscire a fuggire, ma poi tutto sembrò andare per il verso giusto. Mirza e Suraya riuscirono a passare e iniziarono subito a cercare il neonato. I loro cuori gorgogliavano di speranza e gioia. Potevano quasi sentire il gusto della sicurezza e della libertà. Cercarono e cercarono. Provarono a parlare con diverse persone. Suraya non sapeva parlare inglese e Mirza riusciva a comunicare a stento coi soldati. Vuoto. I loro cuori, poco tempo prima gorgoglianti, diventarono vuoti e freddi. Il bimbo non c’era più. Col tempo capirono che sarebbe tornato, di tanto in tanto. Sul volto di altri bambini. Nei loro sogni. Nei gorgoglii della loro secondogenita, Elizabeth.
Dopotutto, oggi non è una giornata come tante altre. Suraya e Mirza hanno appena ricevuto visita da Sohail.
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Racconto ispirato dalla notizia riportata dal Corriere Della Sera:
https://www.instagram.com/p/CV-SeUDsjzT/

Davvero molto bello. Le descrizioni sono estremamente efficaci, mi sono ritrovato insieme alla famiglia alla tavola della colazione. La descrizione dello stato d’animo dei genitori, poi, è incredibile. Mi è piaciuto davvero molto. Complimenti.
Ti ringrazio per questa bella recensione Carlo, mi fa molto piacere! Un caro saluto
Non è il mio genere, ma mi è piaciuto molto. Mi piace come con elementi semplici e piccoli gesti dei personaggi, sei riuscita a creare un’atmosfera così intensa da farmi immaginare anche l’ambiente circostante nei minimi particolari. Mentre leggevo il racconto mi sembrava di essere li.
Ti ringrazio Ivan per questo commento. Mi fa molto piacere, soprattutto se solitamente non ti trovi con questo genere. Devo essere sincera e dirti che è la prima volta che mi sono cimentata in qualcosa di questo tipo. Perciò il tuo riscontro mi fa doppiamente piacere.
Un caro saluto!
Racconto intenso, già sul piano denotativo molto ricco di dettagli, competente nella descrizione dei profumi e degli oggetti di una famiglia che si circonda di elementi identitari, mentre si apre al paese che l’accoglie portando con sé le proprie radici. Struggente la scena davanti la scuola, condotta con maestria: fornisce ogni dettaglio al momento giusto, con interessanti effetti di svelamento. Fragrante di vita
Mi sento onorata per questo commento! Ti ringrazio molto.
Il calore delle piccole cose sembra avvolgere questa storia senza tempo. L’immersione non ha mai smesso di essere tale durante la lettura, ringrazio i tuoi valori tecnici per questo. Ti sei presa il tuo tempo per raccontare una storia piena di significato.
Grazie David, che bel feedback! Mi fanno molto piacere queste tue parole. Ti ringrazio ancora molto.
Credo che le frasi brevi usate in sequenza aspezzini l’azione, ma è solo la mia opinione.
Giusto! Credo sia una percezione soggettiva a meno che non ci sia un eccesso, cosa che spero non sia il mio caso, altrimenti chiedo perdono 😀
Ho apprezzato molto questo tuo racconto che scava nella cronaca e consegna le storie di vita di chi fugge, scappa, chiede asilo e tenta di mettere in salvo il bene più prezioso. Ricorda a tutti questo brano che ciò che è prezioso di solito non si quantifica in denaro e che gli attimi di vita degli altri chiedono rispetto e soccorso. Grazie per averlo scritto.
Grazie a te Bettina per queste parole e per avergli dedicato la tua lettura! Concordo pienamente col tuo pensiero. Un saluto!
Veramente toccante
Grazie Tiziano!
Molto bello quato racconto, struggente e ben raccontato.
bello anche lo spunto da cui è nato
Ciao Alessandro, grazie per esser passato a leggerlo! Ti ringrazio anche per il feedback.
Bello!
Vedo che usi molto il punto, tra brevi frasi. C’È un motivo particolare?
Ciao Giuseppe, ti ringrazio per la tua lettura e il riscontro positivo. Le frasi brevi, in determinati passaggi carichi di tensione oppure di incredulità, mi hanno sempre colpito molto e credo che se usate nel modo giusto (senza abusarne) sanno dare un po’ di carica in più al racconto, perché le trovo più d’impatto. Tu cosa ne pensi? 🙂
Terribile e bellissimo. Un racconto in grado di arrivare subito al cuore grazie all’amore, agli odori, alle piccole attenzioni che i personaggi hanno uno per gli altri: poi arriva quel dolore inaspettato, che non pensavi potessero nascondere. Spinta da questo articolo di cronaca hai creata una tua realtà ed io, di cuore, tutto sommato spero davvero che sia andata così. Che quel bambino passato ad un estraneo, nell’orrore della perdita abbia incontrato una famiglia che lo ha accolto come un piccolo principe.
Ciao Micol, ti ringrazio per questo tuo commento molto bello. Son contenta ti sia piaciuto! Certe notizie non si vorrebbe leggerle, eppure ci sono e non si possono ignorare. Non resta che sperare per il meglio.
Profumi, immagini dai colori sgargianti. emozioni intense. Molto bello e toccante. Complimenti!
Ciao Martina, grazie per questo feedback positivo, son contenta ti sia piaciuto!