Sol levante guerriero

La giungla puzzava.

Toshio aveva voglia di spogliarsi e darsi una lavata, ma era all’erta.

La piccola colonna marciava lungo il sentiero e i fucili erano spianati. Bastava nulla e avrebbero sparato.

Il fratello di Toshio era morto combattendo contro i russi, in Manciuria, adesso in Russia c’era la rivoluzione dei bolscevichi e lui avrebbe fatto il suo dovere dando lustro all’Impero. Il suo paese doveva diventare una grande nazione e i tedeschi dovevano andarsene dal Pacifico.

Tutti erano sudati, gli occhi erano cauti e attenti. Da un momento all’altro poteva sbucare un gruppo di soldati nemici e colpirli. Toshio avrebbe colpito per primo, ne era certo.

La marcia proseguì, ma di tedeschi non si vide neppure l’ombra. Alla fine Toshio e i suoi commilitoni arrivarono in cima al rilievo.

Sulla vetta c’era una rada vegetazione, e allora il tenente innalzò la bandiera con il sole dai raggi esuberanti. «Banzai, commilitoni! Evviva il Tennoo!».

«Banzai! Evviva il Tennoo! Banzai!». Dopo aver urlato, tutti si inchinarono al sole, dicendo: «Grazie onorevole sole per darci l’illuminazione che ci serve per uccidere i nemici».

Il sole avrebbe risposto? Ma comunque, in quel momento Toshio vide un volto di gaijin. Era un tedesco con il casco coloniale, aveva una MP18 Bergmann.

«Tedeschi!» segnalò Toshio.

Una falange di Type 38 si dispiegò, ma il tedesco gettò in terra la pistola mitragliatrice. «No, no, fermi!». Avanzò con le mani in alto. «Mi arrendo!».

I giapponesi lo accolsero con diffidenza, poi Toshio gli diede un colpo di calcio allo stomaco, facendolo piegare in due, e dopo lo abbatté in terra. «Gaijin! Sporco gaijin! Perché avevi quell’arma, allora?».

Si mise a piagnucolare. «Per favore, per favore, pietà! Sono l’unico superstite della guarnigione. Tutti gli altri sono morti di tifo».

Toshio ammiccò ai commilitoni. «Dobbiamo ringraziare quel genietto di Ishii».

Gli altri si misero a esultare, poi il tenente sorrise a Toshio. «Sì, ma non dirlo a voce troppo alta. Ishii è qui in missione segreta. Non bisogna far sapere a tutti che noi giapponesi abbiamo delle armi batteriologiche».

«È vero, onorevole tenente. Le chiedo scusa». Toshio si irrigidì.

«Infatti».

«Cosa ne facciamo, di questo gaijin?» chiese Toshio.

Il tenente non smise di sorridere. «È un soldato semplice, tutti gli altri suoi amici sono morti. È abbastanza inutile. Fanne quel che vuoi».

Toshio sorrise al tedesco. «Non sei un russo, ma fa lo stesso». Gli strappò il casco e lo colpì con il calcio del fucile in testa fino a ucciderlo.

I commilitoni gridavano: «Banzai! Banzai!».

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Discussioni

  1. Un mio amico, appassionato di storia, mi disse che i giapponesi furono particolarmente feroci e crudeli nel secondo conflitto mondiale. Addirittura superarono le SS per efferatezza.

    I racconti di guerra sono diventati una tua specialità.

    1. Sì, per questo ho scritto un saggio che riprendo a revisionare settimana prossima (finirò il lavoro il giorno di Natale e poi lo consegno a una casa editrice).
      Se vuoi cerca su internet notizie dell’Unità 731…
      Comunque questo racconto parla di tutt’altro conflitto.
      Grazie per il tuo commento!