Sospensione
Serie: SPAZIO LIMINALE
- Episodio 1: I Curatori e gli Scelti
- Episodio 2: Sospensione
STAGIONE 1
Primo anno. Giorno 1.
Lo swing terminò e Computer concluse la sua buffonata: «Ed ora, tutti a cena!»
Gli Scelti si avvicinarono ai loro Curatori passando ai lati del mio campo visivo, ma non li guardai veramente. Era fu l’ultima a muoversi. Intanto che avanzava, abbassai lo sguardo sul pavimento ornato da un mosaico di metallo. Rappresentava il nostro mondo, quello conosciuto, almeno: Computer al centro della Villa sopraelevata e nel mezzo dell’Esterno ad Anello (i due luoghi in cui avremmo vissuto), il muro attorno a quest’ultimo da cui ne partivano altri cinque posizionati come i raggi di una bicicletta che separavano tra loro i blocchi, infine le mura di cinta oltre le quali si trovavano i macchinari per lo scorrimento del cielo, che impediva di scoprire cosa ci fosse al di là.
Platone… chissà cosa penseresti di questa versione della tua caverna.
Il lucernario sul soffitto si chiuse sotto l’appendice, o la testa, di Computer facendolo finalmente sparire.
«Gli scomparti di questo mucchio di ferro parlante non sono disposti in maniera casuale, sbaglio?»
Era si trovava a pochi passi da me, ma, immersa nei miei pensieri, mi prese alla sprovvista. Da vicino i suoi occhi mi inquietarono; freddi e inespressivi come quelli di un husky.
«Chi te lo ha detto?» domandai.
«Nessuno. Eppure te ne sei accorta anche tu» rispose secca. «Gli scomparti di Computer sono in una posizione ben precisa rispetto ai blocchi. Quello che prevede la manutenzione punta verso il blocco uno, quello dei lavoratori; come se ricordasse loro la condanna a mansioni manuali per il resto dei giorni. Il compartimento per l’espansione dei componenti guarda il blocco due dei poveri, che hanno poco e vorrebbero di più» Si voltò e indicò un altro punto del mosaico. «Quello con il magazzino dei ricambi combacia con il blocco tre dei malati, per sottolineare ciò che in loro non si può riparare. L’assistenza agli altri quattro, il jolly, combacia con il blocco quattro dei crimini vari; perché di crimini se ne possono commettere nelle maniere più disparate che è impossibile soffermarsi su uno in particolare.»
Incrociai il suo sguardo e la punzecchiai: «E noi del blocco cinque?»
«Quale se non lo scomparto dello sviluppo dell’intelligenza e della comprensione dei comportamenti umani, anche quelli più pericolosi? Assassini. Quali cervelli e anime più malate potrebbero fornire informazioni tanto preziose?»
Era fece una pausa. Abbassò lo sguardo sul mosaico e lesse ad alta voce le regole che avrebbero accompagnato Curatori e Scelti fino alla fine dei loro giorni: «I Curatori sono tenuti a istruire gli Scelti in merito alla cura di Computer. La giornata lavorativa è di nove ore, un giorno libero a coppia. Nel tempo libero Curatori e Scelti possono fare ciò che vogliono. Si può uscire dalla Villa fino ai confini dell’Esterno ad Anello, ma è vietato (e impossibile) accedere ai blocchi. Per qualsiasi esigenza chiedere a Computer. È vietato togliere il microchip esplosivo dal collo, pena la morte. Tutti gli Scelti e i Curatori sono obbligati a partecipare alle Sfide, le quali hanno a che fare con i blocchi, per permettere a Computer di apprendere le relazioni umane».
Queste regole non sono vere regole. Le regole sociali, quelle che consentono a noi partecipanti di vivere serenamente, sono sospese. Queste false regole servono a Computer per avere delle garanzie di sopravvivenza, per avere il controllo, non sono volte a tutelare noi. Te ne sei accorta anche tu, o sbaglio?»
La Scelta mi guardò un’ultima volta, ma non per cercare approvazione. Sapeva di avere ragione, voleva assicurarsi che fossimo sulla stessa lunghezza d’onda. Non me lo disse, me lo fece capire.
Era s’incamminò verso l’interno della Villa, io rimasi lì ancora qualche istante ad osservare il mosaico. Le luci rosse del finto tramonto si soffusero ulteriormente, solo una piccola fetta di Sole era ancora visibile da dietro le mura di cinta.
Sarebbe un bel guaio se le pieghe del cielo inceppassero i macchinari che lo fanno muovere sulle nostre teste. Ma così potrei andare ad aggiustarli oltre il muro dei blocchi.
Il corridoio aveva le pareti di metallo gialle opache, ai lati c’erano porte tutte uguali e piazzate ad intervalli regolari, l’illuminazione era uniforme e tenue. La sala da pranzo in cui entrammo altro non era che un grosso stanzone con un tavolo e delle sedie al centro. Il cibo veniva servito attraverso dei tubi a chiocciola posizionati nei quattro angoli, più due su ciascun lato lungo ed uno a metà dei lati corti. Ci avvicinammo, Curatori e Scelti, poi aspettammo che la luce sopra lo sbocco del tubo passasse da rossa a verde. Le grate metalliche si aprirono e potemmo prendere il vassoio. Ci sedemmo ed iniziammo a mangiare.
I membri di ciascuna coppia erano seduti l’uno di fronte all’altra e, se non per l’essenziale, interagivano poco con gli altri.
Come se fossimo parte della stessa realtà, ma vivessimo vite separate e non intersecate.
Le luci si spensero.
Un black out? Proprio ora che stavo per iniziare a mangiare?
Le luci rosse si accesero. L’allarme che segnalava l’inizio della prova del blocco cinque suonò e tutti manifestarono atteggiamenti d’irrequietezza.
Guardai Era, la quale mi sorrise e con risolutezza disse: «Le luci sono rosse».
Serie: SPAZIO LIMINALE
- Episodio 1: I Curatori e gli Scelti
- Episodio 2: Sospensione
La tua scrittura coinvolgente conduce il lettore, in modo conico e convergente, in quello che appare un inquietante ed asettico Giardino dell’Eden 2.0 a matrice cibernetica, in cui la fredda razionalità organizzativa sembra avere soppiantato la più paralizzante disfunzionalità, in ottica strettamente organizzativa, dell’essere umano, ovvero l’emotività, fonte di fragilità ed irrazionalità. In sintesi, un mondo dove è eliminato il libero arbitrio e tutti eseguono diligentemente il proprio dovere, come soldatini di latta, senza mai divergere, senza mai porsi problemi etici, come meri automi.
Che meraviglia 🙂
Ammetto che l’ho dovuto leggere un paio di volte per riuscire a visualizzare il girone dantesco che descrivi. Come dice Cristiana, il tuo racconto ha acceso un sacco di fermo immagini di serie TV e di film visti più o meno recentemente, ma in particolar modo una serie intitolata Silo: il luogo chiuso e che simula uno spazio aperto, i compiti suddivisi rigorosamente e un controllo centrale che distribuisce i lavori e organizza le misere vite. Sono curioso di vedere cosa scatenerà la rivolta o la disobbedienza e come si schiereranno i protagonisti. Che bello che è leggerti Mary. ♥
Ciao Mary, eccoti che ogni tanto fai capolino con la tua bella maniera di scrivere e le storie accattivanti. Ho fatto un passo indietro tornando a leggermi anche il primo capitolo e a immergermi.
Il tuo racconto costruisce un mondo distopico inquietante e stratificato, in cui il controllo tecnologico e l’illusione sociale si fondono in un sistema perfettamente chiuso. Il riferimento al mito della caverna di Platone è assolutamente indovinato. Gli abitanti vivono sotto un cielo artificiale, circondati da mura e regole che simulano la realtà mentre in verità ne nascondono l’essenza. Come i prigionieri della caverna, vedono solo ombre senza poter accedere a ciò che sta oltre il muro.
Tuttavia, la consapevolezza della protagonista rappresenta, a mio avviso, proprio il primo momento filosofico della storia. Il sospetto che ciò che appare come ordine e necessità sia in realtà una costruzione pensata per mantenere il controllo.
L’atmosfera che bene riesci a rendere, mi ricorda quella della migliore filmografia (di cui so che tu sei un’appassionata). Tanti sono i film che il tuo bellissimo racconto mi evoca, fino al The Truman Show, dove il mondo è letteralmente una scenografia. Ma, se me la passi, l’immagine che mi è tornata più forte è quella del sistema di nutrimento e della struttura sociale descritta in maniera disturbante ne Il buco, dove il cibo scende dall’alto attraversando livelli diversi e diventa il simbolo brutale della gerarchia e del potere. Anche qui tutto è organizzato per far credere che l’ordine sia naturale, quando invece è solo un meccanismo progettato per studiare e controllare gli esseri umani.
Quello che rende la tua storia particolarmente potente, però, è la sensazione che la consapevolezza stia nascendo proprio adesso. Non c’è ancora una ribellione aperta, ma c’è qualcosa di più pericoloso, ossia il dubbio. Quando i personaggi iniziano a capire che il sole è finto, che le regole non servono a proteggerli ma a proteggere la macchina, e che il mondo potrebbe essere molto più grande di quel mosaico sul pavimento, allora la caverna smette di essere invisibile. E in quel momento il sistema ha già iniziato a perdere.
Da un punto di vista tecnico il tuo racconto funziona molto bene grazie alla voce narrante in prima persona, che alterna osservazione lucida, ironia e inquietudine e crea un ritmo dinamico tra introspezione e azione. L’uso di dettagli concreti e simbolici, poi, costruisce una scenografia narrativa forte, in cui ogni elemento visivo diventa anche un indizio del sistema di controllo che governa la storia. Da applauso.
Bentornata Mary! E bentornata a questa serie che non vedo l’ora di potermi gustare per intero. Il mito della caverna di Platone è, forse, il più conosciuto e apprezzato. Chi non lo conosce? Direi quasi nessuno…anzi, nessuno. Tutti ne abbiamo sentito almeno parlare, sono molti gli artisti che lo hanno rivisitato e interpretato. Forse perchè in ogni epoca e situazioni risulta sempre attuale, per come affronta il tema della condizione umana. Perciò mi fa davvero piacere ritrovarlo in uno dei tuoi scritti, rivisitato dalla tua penna, dal tuo stile, in chiave fantascientifica (ecco, questo è davvero originale!). Sono curiosa di sapere come si sviluppera’ questa storia, e in che modo avverrà la liberazione. Forse sono ottimista, ma mi pace pensare che, alla fine, la liberazione avverrà. Tra l’altro, oltre a Platone, ho intuito altri riferimenti davvero interessanti, e mille spunti. La divisione del blocchi mi è risuonata “dantesca” e l’autorità di Computer mi è suonata orwelliana. Insomma, tantissima carne al fuoco! Mi è sembrato di notare anche un cambio di stile, mi spiego: è come se tu avessi adattato la tua penna alla storia, come un vestito da far calzare a pennello. E resta sempre la capacità che più ti contraddistingue, di sapere rendere umani i tuoi personaggi. Che bello che bello che manca pochissimo e finalmente vai in stampa ❤️❤️❤️❤️❤️ (perdona l’eccesso di euforia, ma ci voleva…sei un’autrice che lavora sodo e mette il cuore e l’impegno in ogni cosa, meriti ogni successo ed io sono fiera di te 🥰)
Il mito della caverna è uno dei miei preferiti, ho apprezzato molto il riferimento 😍
Ciao Arianna!
Mi fa piacere che hai apprezzato! 😼
Ciao Mary, il tuo è un mondo folle che crea un’atmosfera claustrofobica che incolla alla pagina. Il gioco perverso di accoppiare assassini e innocenti mette i brividi, mentre l’intesa tra le due protagoniste fa sperare che il sistema stia finalmente per saltare. Attenderò con ansia il resto.
Ciao Mariano, grazie per la lettura! 😸
Che tu ci abbia visto lungo? Chissà…
Alla prossima!