Spettacoli di strada

Serie: Spettacoli di strada

L’ultima notte avevano dormito abbracciati, accanto ad un cassonetto della differenziata, nei pressi della Stazione Centrale.

Fedra indossava dei leggins con gli strappi, dei jeans corti e grigi ed un maglione nero, oltre alle sue solite sneakers, autografate da ogni persona importante incontrata nel corso del tempo; i suoi capelli erano semi – raccolti in una coda morbida, da cui fuoriuscivano alcuni ciuffi, oltre ai piccoli dread laterali.

Nonostante tutto la sua espressione, il suo atteggiamento, le sue movenze trasudavano carisma e persino eleganza, di quella che solo gli artisti, con le loro vite scellerate e disastrose, riescono ad emanare.

Michael aveva molto più l’aria di un uomo comune, uno di quelli che se lo incontrassi per strada non ti soffermeresti a guardare più di tanto: capelli castani da cui affiorava di tanto in tanto un filo argenteo o palesemente bianco, barba leggermente incolta, maglione grigio, jeans larghi, scarpe da tennis: sembrava quasi che si mimetizzasse alla perfezione con lo smog, con i muri ingrigiti, con le case mezze diroccate e con gli scooter impazziti, e che non dovesse parlare mai.

Già da diverse notti dormivano per strada, dopo aver ultimato il loro lavoro nel locale che li aveva ingaggiati per la stagione estiva: il loro spettacolo era carino, sì, ma dopo un po’ i clienti volevano cambiare, e poi loro non facevano musica, ed il teatro, si sa, al giorno d’oggi è un po’ obsoleto.

Fedra aveva trovato, però, un’associazione culturale disposta ad offrire loro vitto e alloggio, in cambio di una percentuale sui guadagni dei loro spettacoli, che avrebbero messo in scena in giro per la città, quattro o cinque sere alla settimana.

Era proprio lì si diressero, quella mattina, dopo aver raccolto la loro valigia, con il proiettore (l’oggetto più prezioso di cui fossero in possesso), gli attrezzi per le luci, i colori, i costumi di scena.

Passeggiando per via Ruggero Settimo, in mezzo a donne eleganti sui tacchi, ad uomini in giacca e cravatta con in mano una brioche col gelato, a ragazzini urlanti, appena usciti da scuola, Fedra non potè fare a meno di gettare lo sguardo su quel palazzo, su quella finestra: al terzo piano di una splendida palazzina, dove la sua migliore amica, quella di un tempo, viveva.

Fedra aveva conosciuto Lisa una mattina di settembre, in prima elementare: Lisa le aveva prestato il temperamatite, che era però caduto a terra; l’unica cosa che era riuscita a fare Lisa, anzichè chinarsi a raccoglierlo, era stata scoppiare in un pianto disperato, attirando l’attenzione ( ed il rimprovero!) della maestra su Fedra.

Ripensandoci oggi, in effetti, quell’episodio aveva molto da raccontare sul modo di essere di Lisa e su come la loro amicizia si sarebbe sviluppata negli anni successivi.

Da quel momento, in ogni caso, avevano trascorso insieme gli anni delle elementari, delle medie, del liceo, ma poi le loro strade avevano preso percorsi diversi: Lisa si era iscritta ad una prestigiosa università privata, con l’obiettivo di diventare avvocato; dopo la laurea, aveva conosciuto un collega, in procinto di diventare magistrato, e dopo appena un anno e mezzo di fidanzamento avevano deciso di sposarsi.

Fedra non si era sposata, non si era laureata, e nel frattempo ne aveva vissute di cotte e di crude; pensava spesso a Lisa, che aveva abbandonato la carriera d’avvocato per dedicarsi esclusivamente alla famiglia: due figli piccoli ed un marito che non muoveva un dito, che era spesso via per lavoro, ed una casa immensa che lui voleva fosse uno specchio, una donna di servizio pressochè inutile, ma che nessuno intendeva mandar via perchè era ormai “di famiglia”.

Lisa trascorreva le sue giornate a sistemare, ordinare, pulire, piegare vestiti, dar da mangiare ai bambini, portarli a scuola, ad equitazione ed a lezione di pianoforte.

Si incontrava raramente in giro: smagrita, pallida e struccata, camminava con passo svelto, reggendo i sacchetti della spesa.

Fedra invece camminava lentamente, spesso si fermava a guardare per aria, apparentemente persa, per poi ritornare con lo sguardo dritto davanti a sé; oggi, questo sguardo era ancora più orientato a guardare in giro, alla ricerca di qualcosa.

Serie: Spettacoli di strada
  • Episodio 1: Spettacoli di strada
  • Episodio 2: Il palazzo dei sogni.
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    Discussioni

      1. Grazie mille!
        L’avevo postato così, un po’ per gioco, senza sperarci più di tanto, ma ora che so che è piaciuto a qualcuno sarà più stimolante continuarlo 🙂

    1. Ben delineato l’eterno conflitto tra due stili di vita che sono anche due modi di essere sotto la pelle. Che prezzo hanno la libertà, la creatività, l’autenticità? Il prezzo dell’incertezza, spesso. Ma non sarà più grande il prezzo da pagare stando chiusi e soli in una gabbia dorata? E’ carino, avrei voluto che continuasse.

      1. Grazie per il commento!
        Sono contenta che il racconto le sia piaciuto, è solo la parte iniziale di una serie che proseguirà.
        A presto