Spiraglio di luce

Serie: L'Urlo Muto delle Ombre


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Racconto autoconclusivo, parte dell’antologia “L’urlo muto delle ombre”

“Hai potato le siepi, John?”

“No” disse lui, “non possiamo uscire di casa.”

Amanda Hodge sbuffò spazientita. “Per quanto tempo ancora dovrò sopportare questa storia? Dovrei licenziarti.”

“Ci provi” disse John, divertito al pensiero di quante volte si era dovuto chinare con lo spazzolino in mano.

“Non mancarmi di rispetto” disse laconica Amanda.

“Mi scusi” mormorò John.

“Potresti ripetermi perché diavolo siamo chiusi in casa da quattro giorni?”

“Perché” spiegò paziente John, “se uscissimo dalla porta potremmo morire. Da un momento all’altro.”

“Scemenze” disse Amanda voltandosi verso la libreria.

“Allora esca” disse John facendo spallucce. “Apra la porta e si faccia una passeggiata in giardino.”

Amanda non rispose.

“Non glielo impedisco” disse John.

“Ho il raffreddore” commentò lei. “Non posso uscire con questo raffreddore.”

John sorrise. “Non l’ho mai vista soffiarsi il naso, oggi”

“John, ti ho detto di non mancarmi di rispetto.”

“Altrimenti?” Sul suo volto era dipinto un sorriso malizioso.

“Altrimenti ti costringerò a uscire.”

“Non lo faresti.”

“Ah sì? E cosa mi impedirebbe di farlo, sentiamo?”

“Sapere che morirei.”

Amanda scosse la testa. “Passami quel libro laggiù, John. Giardino segreto.”

John indugiò. Iniziava a piacergli quella situazione. Era evidente che Amanda Hodge se la stesse facendo addosso, sebbene dovesse riconoscerle l’abilità nel nasconderlo.

“Se lo vada a prendere” disse.

Amanda si voltò di scatto, gli occhi spalancati per lo stupore. Deglutì, e nel silenzio del salottino il rumore gutturale spiccò. Distolse lo sguardo e sbuffò.

“Un piccolo test” mormorò John a labbra strette.

“Cos’hai detto?” chiese Amanda.

“Nulla.”

Superato a pieni voti, aggiunse tra sé e sé John.

Le imposte erano socchiuse, e l’illuminazione della stanza era garantita quasi solo dal lampadario appeso al soffitto. C’era però uno spiraglio, tra un’anta e l’altra, che faceva penetrare un intenso raggio di luce. Talmente intenso da rendere difficile vedere fuori.

“Lo sai, John,” attaccò Amanda guardandosi disinteressata le unghie, “che se dovessi morire non erediteresti un bel niente? Non sei mio figlio. Sei solo il mio…”

“Il mio?” chiese John divertito.

“Giardiniere” tagliò corto Amanda.

“Io credo che invece erediterei tutto quanto”.

“Sei fuori di testa.”

“Potrei essere l’unico uomo rimasto al mondo. Chi mi impedirebbe di prendere possesso di questa casa?”

Amanda Hodge lo fissò esterrefatta.

“Non saresti mai in grado di uccidermi.”

“Ah no?”

“In fondo mi vuoi bene” disse Amanda. “Potresti considerarmi la tua nonna, John?”

“Sì… credo di sì.”

“Sei adorabile, quando vuoi. Ma tu una nonna ce l’hai già, suppongo.”

“No. È morta. Schiacciata sotto a un camion.”

“Oh, ma che tragedia” disse Amanda, sinceramente dispiaciuta, poi la sua espressione cambiò. “L’avrai spinta tu mentre passava il camion.”

“No!” esclamò John. “Io nemmeno c’ero.”

Calò il silenzio nel salottino. Una tubatura brontolò da qualche parte nel muro. Un uccellino cantò da fuori.

“Non possiamo proprio uscire, quindi?”

“No.”

Amanda Hodge sbuffò.

“Non hanno portato il pane. Che scocciatura, io nemmeno so farlo il pane. Secondo te, John, perché non portano più il pane.”

“Glie l’ho detto” disse John con il tono di chi ha ripetuto qualcosa un milione di volte. “Là fuori sono tutti morti.”

“E tu come lo sai? Sei chiuso qui dentro con me da giorni.”

“Diciamo che ho i miei mezzi”

“Sei un medium?” disse Amanda raddrizzandosi sul divano. “Hai dei poteri? Qui è morta mia cugina, proprio lì” disse indicando un punto sulla moquette. “C’è una cosa che avrei voluto chiederle… ma non ho fatto in tempo.”

“Macché” disse John liquidando l’argomento con un gesto della mano. “Niente di tutto ciò. Ma ho i miei mezzi” ripeté saputo.

“E allora tieniteli per te” disse Amanda. “John?”

“Mi dica.”

“Mi faresti un caffè? Sento che sto per addormentarmi.”

John stava per dirle che poteva andarci con le sue gambe, poi però l’idea di una tazza di caffè con tanto zucchero lo stuzzicò. Amanda non sarebbe mai andata a fare il caffè.

“Sì, vado subito” disse. Quindi si alzò, si stirò la schiena spalancando le braccia, e si diresse in cucina. Amanda Hodge rimase sola nel salottino. Restò seduta sul divano, muovendo le dita delle mani e dei piedi e ascoltando gli scricchiolii che di tanto in tanto giungevano da un alluce o da un articolazione del dito indice. A quei rumori si aggiungevano i tintinnii dalla cucina, e il sibilo del gas sotto al pentolino dell’acqua calda.

“John?”

Nessun risposta.

“John, sei ancora in cucina?”

Ancora nessuna risposta. Ora i rumori dalla cucina erano cessati. Amanda si alzò in piedi, resto ancora ad ascoltare e infine mosse un passo. Ascoltò.

“John, dove sei?” chiese, ma la sua voce non era per niente rilassata. Cos’avrebbe dato per tornare tranquilla come lo era cinque minuti prima! Ma, si chiese, lo era davvero? Come poteva esserlo se veramente là fuori non era rimasto nessuno? Di colpo le mancò il respiro, ma si concentrò e tornò a respirare. Fece un altro passo, e un altro ancora, e in un istante fu in corridoio. Da lì, camminando piano, senza far rumore, si avviò verso la cucina. A tre quarti della strada colse il fruscio del gas, e il borbottio di un liquido che bolliva. Si fece coraggio ed entrò.

Nella cucina vuota il fornello era acceso. Il caffè era pronto, e il liquido zampillava fuori dal pentolino, imbrattando le mattonelle bianche. Amanda corse a spegnere il fuoco, ma una goccia di caffè bollente le cadde sul dorso della mano. Si ritrasse di scatto, allontanandosi dal pentolino.

“Maledizione, John!” urlò voltandosi verso il corridoio ma con orrore notò che, alle sue spalle, la porta che dava sulla veranda era aperta. La luce entrava copiosa nella cucina, senza però illuminarla. Ecco, pensò guardando le pareti semi buie della cucina, perché non me ne sono accorta. Socchiuse gli occhi, e guardò attraverso la luce. Oltre la soglia il prato era verde, e le cime degli alberi dondolavano pigramente mosse dalla brezza. C’era un’aiuola là in fondo, piena di colori, e il laghetto con le tartarughe…

Si bloccò, e scosse la testa. La soglia era a pochi centimetri dal suo naso: senza accorgersene aveva tentato di uscire in giardino.

Si voltò, infastidita ma con il fiato corto, e urlò: “Joh-”

Le parole le morirono in gola, alla vista del ragazzo acquattato dietro la soglia del corridoio.

La stava osservando, rigirandosi le mani, e sogghignando nell’ombra.

Continua...

Serie: L'Urlo Muto delle Ombre


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Discussioni

  1. L’idea di non poter uscire di casa mi è sempre piaciuta, essendo introversa (durante la quarantena, infatti, ero la persona più felice del mondo). Tuttavia, l’impossibilità di andare persino in giardino è inquietante: mi sarebbe piaciuto scoprire cosa sarebbe successo se uno dei due protagonisti avesse provato a uscire.