SPREGEVOLEZZA
Serie: LA VALLE DELLE LACRIME
- Episodio 1: IL BAMBINO DEL BURRONE
- Episodio 2: ELENA CABALLARIO
- Episodio 3: LE PAURE DEL POLIZIOTTO
- Episodio 4: IL VALICO DELL’ALBA
- Episodio 5: LA PRIGIONE AI PIEDI DEL MONTE
- Episodio 6: GIULIO CABALLARIO
- Episodio 7: NASCONDERSI IN UNA SPELONCA
- Episodio 8: IL DISEGNO
- Episodio 9: LUIGI CABALLARIO
- Episodio 10: INDAGINI E RICORDI
- Episodio 1: INIZIATIVA PERSONALE
- Episodio 2: L’INTERROGATORIO
- Episodio 3: I BOSCHI SUI MONTI
- Episodio 4: LA LUNA E IL CIELO
- Episodio 5: LA GUIDA
- Episodio 6: SOGNI E INCUBI
- Episodio 7: SILENZI
- Episodio 8: MORTE SUI MONTI
- Episodio 9: MENZOGNE
- Episodio 10: ESTASI MACABRA
- Episodio 1: CHIACCHIERATE
- Episodio 2: SPREGEVOLEZZA
STAGIONE 1
STAGIONE 2
STAGIONE 3
AEROPORTO
Era appena disceso dall’auto quando vide spuntare una sgargiante figura da lontano. L’aereo, a detta della donna, era arrivato stranamente in orario e lui, poco prima, aveva parcheggiato nei pressi dell’entrata dell’aeroporto per permetterle di percorrere solo un piccolissimo tratto a piedi.
«Caro… » lo salutò, non appena gli fu vicino. Gli posò una mano sulla spalla con delicatezza, quasi a non volergli fare male, e gli diede un bacio sulla guancia, una borsetta bianca che penzolava dalla piegatura del gomito.
«Com’è andato il viaggio?»
L’altra scosse la testa aggiustandosi al contempo gli occhiali da sole.
«A dir poco pesante, non ti dico quanta strada ho percorso a Los Angeles a piedi! E tralasciamo il resto: un vero inferno… »
Luigi intanto aveva già caricato una valigia in auto pensando, tra sé e sé, quanto fosse frivola e il più delle volte sciocca sua madre nelle sue lamentele.
«Per non parlare dei bagagli. Ho sudato sette camice per portarli fin qui, mi serve assolutamente una doccia. »
«Ti riporto subito a casa, non preoccuparti» la rassicurò, accennandole un sorriso. D’altronde, non poteva fare diversamente. «Papà ti ha detto cosa è successo?»
«Certo, infatti sono ritornata il prima possibile, ma non potevo comunque rinunciare a metà del viaggio. Capisci cosa voglia dire, no? »
Le sorrise di nuovo.
«Sì mamma, ho capito.»
Era sempre stata così sua madre: amante della bella vita e dedita unicamente al divertimento e all’agio, priva di qualsivoglia attenzione o affetto nei confronti dei suoi cari, anche in momenti delicati. Suo padre aveva cresciuto lui e i suoi fratelli da solo, senza aiuti, poiché sua madre si era limitata a partorirli soltanto.
“Non dovevano tagliarlo il cordone ombelicale…” gli diceva Elena per scherzare.
Non le aveva mai dato ragione, né tanto meno le aveva mai recriminato questo suo modo ilare di rendere meno doloroso il rapporto con la madre. Infatti, mentre Gregorio tendeva a incupirsi e a chiudersi in sé stesso, sua sorella amava sdrammatizzare facendo delle battute di spirito, ma nascondendo, al tempo stesso, una sofferenza che poche volte aveva dato a vedere. Lo notava guardandola negli occhi, e si rendeva conto di come quella sua misteriosa luce si spegnesse ogni qualvolta pronunciasse quella frase.
Tutti, in fin dei conti, sapevano che vi era un fondo di verità nelle sue parole.
«Hai caricato i bagagli caro? Spero di non aver dimenticato nulla.»
Quella domanda lo catapultò in un attimo alla realtà. Sua madre gli stava di fronte, ad attendere una sua risposta.
«Sì li ho caricati tutti, puoi salire. Dammi solo cinque minuti e partiamo, devo fare una telefonata.»
«Va bene ma sbrigati» gli ordinò. Dopodiché, fatti alcuni passi, aprì lo sportello dell’auto e vi salì, cominciando subito dopo a specchiarsi in un piccolo specchio portatile per il trucco.
Luigi intanto si era allontanato di qualche metro e tirato fuori il cellulare dalla tasca, cominciò a digitare un numero.
«390 594-»
Si bloccò. Diede una manata alla gamba e strizzò gli occhi nel tentativo di ricordare.
«Come continua porca miseria?»
Fece mente locale, poi digitò i restanti numerini: «76 67, mi pare. »
Primo squillo, secondo squillo. Nulla.
Giunse il terzo squillo: nessuna risposta.
«Dove diavolo si è ficcato questo?»
Interruppe la chiamata, poi premette nuovamente sull’icona del telefono e richiamò.
Di nuovo, dall’altra parte, non vi fu risposta ma spuntò bensì la vocina elettronica della segreteria telefonica.
«Bastardo» imprecò tra sé e sé. «Perché non rispondi, brutto st- »
«Caro? Hai fatto? Dai che voglio tornare a casa.»
«Sì mamma, arrivo. »
UFFICIO DEL COMMISSARIO
«Posso chiederle il motivo? »
«Vede,» rispose l’uomo, «qualcuno si è lamentato delle sue indagini e le ha definite ”infondate e pregiudiziali”. Perciò devo chiederle di terminarle il prima possibile. Sarà solo un bene, soprattutto per lei…»
«Mi sta minacciando per caso?»
«Tutt’altro » replicò, mentre con le dita picchiettava fastidiosamente sulla scrivania. «La mia è una gentile richiesta. Ma mi rendo conto che potrebbe essere molto difficile per lei da attuare senza un piccolo incoraggiamento» concluse, sottolineando l’ultima parola con un movimento della mano.
«Non è forse così? »
Il colore azzurro dei suoi occhi, entrava in netto contrasto con quell’atteggiamento subdolo e misterioso assunto fin dall’inizio.
Il commissario lo guardò sbieco, i suoi, di occhi, socchiusi in due fessure. Non riusciva a capire dove volesse andare a parare con quelle parole, ma le sue domande trovarono risposta nei gesti dell’uomo: presa la valigetta, alzatala e posatala sulla scrivania, quest’ultimo lasciò spuntare dal suo interno varie mazzette di banconote, incurante del luogo e delle possibili ripercussioni.
«Sta cercando di corrompermi?! » gli chiese retorico. Mai avrebbe immaginato una tale situazione.
«Corromperla? Non lo farei mai commissario!» ribatté l’altro. Era come infastidito dalla domanda.
«È solo che in questo mondo non si fa nulla senza ricevere qualcosa in cambio, lo so benissimo e lo capisco. Sa, purtroppo entrano in gioco tutte quelle idiozie sulla morale, sulla giustizia e quant’altro, ma nessuna prevale su questi… » concluse.
Aveva scimmiottato alcune parole durante il suo discorso e indicato il denaro nella valigia, estraendo casualmente una delle tante mazzette senza nemmeno prestarvi attenzione.
Quel suo tono mellifluo, era divenuto talmente accentuato da risultare quasi stucchevole. Voleva comprare la sua onestà, ma quest’ultima poteva mai essere venduta senza perdere, dapprima, la sua dignità in quanto uomo di legge?
«In totale sono cinquantamila. Può contarli e può prenderli, sono tutti suoi. Anzi, se ne desidera altri può parlare tranquillamente.»
«Lei è spregevole.»
Rise. Sembrava un complimento o una battuta, più che un’offesa.
«Come tutti, commissario. Ognuno è spregevole a modo suo, in questo sporco mondo.»
Serie: LA VALLE DELLE LACRIME
- Episodio 1: CHIACCHIERATE
- Episodio 2: SPREGEVOLEZZA
Un episodio che mi ha colpito molto per la fluidità del testo. Hai costruito due scene in maniera impeccabile, la tensione cresce e ti tiene incollato alla storia. Sei stato molto bravo a chiudere nel momento giusto. Il mistero si infittisce 🤔👏 👏
Mi è piaciuto perché qui non stai “spiegando” il potere: lo fai vedere. Nella scena dell’aeroporto c’è un contrasto che funziona benissimo: la madre tutta superficie e Luigi che sta lì a ingoiare, a fare il figlio adulto per forza. E quel dettaglio della chiamata che non va a buon fine ( il numero che sfugge, la segreteria) è proprio la sensazione di impotenza pratica che ti resta in mano quando le cose stanno per precipitare.
Ciaooo Lino, grazie mille per aver lasciato una tua opinione. Mi fa piacere che ti sia piaciuto il racconto. Comunque sì, ho cercato di rendere evidente la differenza tra madre e figlio, proprio per descrivere e rendere chiari rapporti familiari all’interno della famiglia. E in quale altro modo avrei potuto farlo se non questo? Grazie mille ancora!!!!