Stanza 731

Serie: Morbo: Morte

“…questo non è normale…”.

“…con tutta la adrenalina che gli abbiamo iniettato avrebbe dovuto schizzare sul soffitto…”.

“…e invece niente è andato giù come un sasso…”.

“…aspetta…si sta svegliando…”.

Quando Jay aprì gli occhi fu come dischiudere lo spiraglio di una porta mentre stava disteso sul pavimento in preda ai postumi di una sbornia.

La luce si aprì un varco tra le sue palpebre e spinse con violenza finchè il suo cervello bruciò di dolore.

Allora, costretto a prendere coscienza di ciò che gli stava attorno ebbe la visione di due uomini robusti che sembravano ancorati alla parete alla sua destra, in un pozzo sul cui fondo c’era una porta metallica.

Lo colsero le vertigini e si dimenò cercando di urlare ma dalla sua bocca non uscì che un fiato silenzioso.

“Piano, piano ! Jason dammi una mano a tenerlo fermo !”.

“Eccomi…rilassati, così da bravo…”.

Jay voltò la testa a destra e sinistra e si rese conto di essere stato appeso a qualcosa.

La gravità che lo spingeva in avanti aveva ingannato i suoi sensi intorpiditi facendogli sembrare di essere in caduta libera.

La prospettiva mutò talmente in fretta da provocargli la nausea.

“Guarda …sta sbiancando….forza amico, forza, sei tornato per unirti alla Legione dei Sacchi di Carne …”.

“Non dire cazzate Todd .. mica tutti finiscono lì…”.

Todd si voltò verso Jason. Jay li osservò entrambi.

Alti quasi due metri, robusti e con indosso un camice bianco, una cuffietta di carta bianca e sandali bianchi, avevano entrambi lo stesso viso duro, segnato da mille rughe e una cicatrice che andava in senso simmetrico dalla tempia al mento di ognuno dei due gemelli.

“…hai letto la sua anamnesi Jason ? “.

Jason si voltò scrollando le spalle e si avvicinò ad un tavolino bianco su cui stavano poggiate dei supporti rigidi metallici per dei piccoli fascicoli stampati in un carattere squadrato.

Jay si guardò attorno.

La stanza in cui si trovava era una lunga camerata in cui stavano appesi diversi uomini come lui, legati ad un sorta di rozza barella spinale ancorata alle pareti.

Qualcuno aveva una o due flebo nel braccio che pendevano dai ganci nel soffitto. C’erano poche finestre e tutte coperte da spesse griglie e sbarre di metallo.

Il colore dominante era il verde anche se soffitto e pavimento erano bianchi.

La luce proveniva dalle lampade sul soffitto ed era intensa e incandescente, un bianco purissimo.

Mentre girava la testa indolenzita vide che per terra, a intervalli regolari, era stato verniciato il numero 731.

L’energumeno Jason ritornò e sbatté infastidito la cartella di Jay dritta il braccio al gemello Todd.

“Prego. Sai benissimo che non so leggere”.

Todd fece un sorriso che provocò un brivido a Jay. Poi sfogliò con fare sapiente i singoli fogli soffermandosi sulle parti interessanti.

“Dunque…genitori di classe zerozero, tornati in morte molto presto…i classici hippie che se la sono spassata…potrebbero essere ancora in servizio…servizio di educazione obbligatorio assolto…si arruola nelle forze terrestri a dieci anni….consegue il certificato di buon cittadino al termine dei corsi…sceglie la ferma altri cinque anni…impiegato in varie missioni al confine…premiato con medaglia classe treuno…sceglie il fermo a vita…promozione a cittadino classe quattroquattro…devo andare avanti ?”.

“…e alllora cosa ci fa qui mr. eroe?!”.

“…circa tre anni fa il cancro ha portato via sua moglie. Doveva essere sicuramente molto bella. Sembra che dopo la sua morte il ragazzo abbia avuto un tracollo. Alcool, droga, prostitute…e alla fine ha ferito un suo superiore. Scomparso come disertore per qualche settimana hanno ritrovato il suo cadavere in un vicolo della Periferia “.

Entrambi si volsero a guardare il soldato. Jay era stato un ragazzo di venticinque anni, con capelli castani a spazzola e due penetranti occhi verdi. Assomigliava ad un lupo: snello, con i muscoli allungati e pronti a scattare e senza un centimetro di grasso.

La sua vita era stata dura, l’aveva vissuta nella violenza e nella disciplina e ora nella morte era diventato …” … quel sacco di merda appeso. Vi piace così tanto da perderci la giornata ragazzi ?”.

Trevor avanzò facendo sbattere il manganello sulle sbarre di una finestra.

Il capo del personale era un uomo stempiato, con un ghigno sadico scolpito in fronte.

L’incedere scimmiesco gli conferiva un’aura di terrore e disgusto che metteva a disagio anche i due gemelli, Jason e Todd.

“Bene Trevor”.

“Si è svegliato ora Trevor”.

Trevor li guardò entrambi lisciandosi il manganello nero tra le dita tozze.

Sembrava un pitbull tra due alani e nonostante la differenza di taglia erano gli alani ad essere intimoriti.

“Gli avete dato un bacino di benvenuto ?”.

“No Trevor”.

“No, cioè cosa vuoi dire Trevor…”.

Trevor avanzo con il peso del suo corpo e piantò il manico del manganello con un colpo secco sullo sterno di Jay.

A Jay mancò il fiato e aspirò l’aria avidamente ma scoprì con stupore con non sentiva così tanto male.

“Benvenuto nella stanza 731 sacco di letame. Sei morto e ti abbiamo riportato in vita perché servi ancora alla società. E presto scoprirai che non sarà tanto piacevole”.

Serie: Morbo: Morte
  • Episodio 1: Bentornato Jay !
  • Episodio 2: Stanza 731
  • Avete messo Mi Piace1 apprezzamentoPubblicato in Narrativa

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    Discussioni

    1. Ciao Daniele, veramente inquietante! La brevità degli episodi rende la serie ancora più avvincente, quasi “cruda”. Spero pubblicherai il prossimo episodio presto, non vedo l’ora di leggerlo.

      1. In realtà sono già pronti fanno all’ottavo episodio.

        Sono stati scritti di getto quindi chiedo venia per gli strafalcioni 😅.

    2. ““Guarda …sta sbiancando….forza amico, forza, sei tornato per unirti alla Legione dei Sacchi di Carne …”.”
      Interessante

      1. Cosa trovi Interessante in questa parte ? 🙂

      2. Mi ha colpito l’immagine dei “Sacchi di Carne”. Ho pensato che, senz’anima, siamo davvero solo questo.

      1. Interessante. Mi piacerebbe leggerlo una volta ultimato.

      2. Nel caso il curatore lo accetti di certo lo pubblicizzerò con Edizioni Open…