Statua di sale
Lo vedo venire verso di me camminando lento come se, mettendo un piede davanti all’altro, dondolasse, strascicando un po’ i piedi al momento dell’appoggio, anche. Basso, di una bassezza eccessiva, un nano per farla breve sebbene non sia politically correct, con una testa oblunga enorme coronata da una spazzola di capelli neri, gambe lunghe rispetto al resto, torace come pressato ma largo in confronto all’altezza. Sguardo beffardo, sorriso sardonico, zainetto portato con noncuranza ad una spalla. Lo guardo come ipnotizzato da quando l’ho visto comparire dal fondo della strada sbucando da una casa che fa angolo. Viene verso di me, inesorabile, lento, sicuro di sé che pare un teorema espresso nella lingua della matematica, ovvero nella lingua delle affermazioni ineludibili. Fra me e lui due macchine parcheggiate ai lati opposti della strada, di una, quella sulla mia sinistra, vedo il muso, dell’altra, quella sulla mia destra, la bauliera e la sportello lato strada aperto. Appoggiato alla prima, braccia conserte, un uomo come tanti, senza segni particolari tranne una barba non lunga, un berretto da baseball e gli occhiali da sole anche se siamo al tramonto. Seduta sul sedile lato guida della seconda, le gambe rivolte all’esterno, i piedi sull’asfalto, una donna intenta a telefonare con fare a tratti concitato. L’uomo appoggiato la guarda mentre lei parla a voce a momenti stridula come di chi trattiene a stento la rabbia o la paura e annuisce. Lui non pare impaziente più di tanto piuttosto attento. Lei parla fitto fitto interrompendosi a tratti. Non gesticola più di tanto ed è assorta, concentrata. Nel frattempo il nano continua ad avanzare. Stesso sguardo, stesso sorriso. Io continuo a guardarlo sempre più ipnotizzato, in piedi sul bordo sinistro della strada, vicino alla mia macchina, ancora chiusa a chiave. Non so decidermi. Non so decidermi a fare nulla. Mi sento che dovrei andarmene e in fretta se non scomparire in un attimo ma non riesco a muovere un muscolo se non quelli necessari alla respirazione e alla deglutizione. D’un tratto vedo il nano arrivare all’altezza dei due che non lo degnano di uno sguardo. Lui continua a guardare lei che continua imperterrita la sua conversazione. Tutto si svolge in un attimo. Vedo il movimento fluido del braccio del nano, vedo lo zaino che si apre, vedo la pistola che gli compare in mano come per un incantesimo e poi sento i due colpi e un gemito sulla sua destra e di seguito, con una rapida mezza giravolta, i due colpi e un gemito alla sua sinistra. In un attimo ci sono due morti e forse un morituro, io, l’uomo che era di troppo, l’uomo al posto sbagliato nel momento sbagliato, diranno i telegiornali domani. L’uomo è sdraiato per terra, braccia aperte, decisamente morto. La donna piegata in avanti, chiusa su sé stessa. Morta anche lei. Vedo il sangue che scorre copioso e vedo il nano che avanza verso di me. Sono una statua di sale. Lui avanza, stesso sguardo, stesso sorriso. Mi fissa e mi inchioda. In un attimo mi è vicino. Lo vedo alzare gli occhi e sento una voce che pare venire dall’oltretomba che mi dice “Dio punisce e Dio perdona. Dio ha appena punito e ora” mi inserisco nella sua pausa e mormoro con voce implorante “Misere me, domine, quia peccavi” “e ora perdona” riprende lui. “Va’ uomo, va’, accetta il perdono e più non domandare” e prosegue con un ghigno satanico che mi storce le budella “ma non ti voltare finché non sai più che bene che non sono più qui” e se ne va. Sento il rumore dei suoi piedi e lo immagino dondolare strascicandoli, sento il rumore dei suoi passi che si affievolisce fino a sparire. Ma non oso voltarmi, non riesco a voltarmi. Sono una statua di sale. Davanti a me i due morti. Dietro di me il fischio di un treno che mi scuote dal torpore. Mi volto. La strada è deserta, il nano è sparito, si è come volatilizzato. Davanti a me l’edificio un po’ dismesso di una stazione cui non avevo fatto caso. Ho deciso. Mollo lì la macchina e tutto il resto e prendo il primo treno per una destinazione al momento a me ignota. Come penitenza mi pare decisamente una soluzione accettabile.
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Bizzarro e interessante! Il nano, poi…
Grazie, il nano è un personaggio come un altro solo un po’ più bizzarro fosse, richiama i circhi di quando ero ragazzo, il mangiatore di fuoco, il nano, gli acrobati….
Non direi “troppo”. Decisa caratterizzazione dei personaggi, ritmo incalzante, una storia che non si sa da dove parte né dove realmente finisce e che eppure si tiene in piedi da sola.
Scrivere significa inventare storie, non sbandierare noi stessi. Detto in altri termini, la stoffa si riconosce.
Aderendo al tuo invito, invierò in privato le mie rispettose indicazioni sui minimi refusi.
…originale, proprio un bel ritmo. Anche la piccola trama prende.
La citazione in latino ammanta tutto di un fascino particolare.
Le piccole sbavature, niente più che refusi eliminabili con una ulteriore lettura, non intaccano affatto l’apprezzamento per questo arrembaggio, un mordi e fuggi breve ed efficace, di quelli che preferisco.
Piaciuto molto.
Ciao Robért de Sablé
grazie del commento lusinghiero, troppo a mio modesto parere. Mi piacerebbe tu mi segnalassi i refusi in modo che mi sia possibile toglierli.
Lorenzo