
Stereotipi
Serie: Lascia che passi la notte
- Episodio 1: La paura del ritorno
- Episodio 2: Ann
- Episodio 3: Via di fuga
- Episodio 4: Quasi Natale
- Episodio 5: Lasciare andare
- Episodio 6: Incompresa
- Episodio 7: La bussola per tornare a casa
- Episodio 8: Il tempo adatto per un addio
- Episodio 9: Milano-Bruxelles
- Episodio 10: Stereotipi
- Episodio 1: Allusioni e fastidi
STAGIONE 1
STAGIONE 2
Gennaio 2022
Quando l’aereo atterrò all’aeroporto Haneda di Tokyo, Annalisa tirò un sospiro di sollievo. Si sentiva sfinita, non tanto per la scomodità del sedile, per il jet lag o per il pasto discutibile che aveva consumato a bordo. I vicini di posto erano stati il vero problema. Una coppia di sposini che aveva passato la maggior parte del volo a parlare fitto fitto, ridere e guardare le decine, anzi centinaia di foto del loro viaggio in Europa. Per fortuna, avevano evitato scambi di effusioni, ma solo perché non era usanza dei giapponesi baciarsi in pubblico. Annalisa era talmente provata che si dimenticò di rispondere al sorriso della hostess accanto all’uscita. Seguendo le indicazioni in inglese, arrivò nella zona di recupero bagagli. Soltanto dopo aver superato i controlli doganali, iniziò a guardarsi davvero intorno.
Salemi le aveva comunicato che qualcuno sarebbe venuto a prenderla ma, nonostante il volo fosse arrivato in ritardo, non sembrava esserci ancora nessuno. Un orologio davanti a lei segnava le 11.30. Con un rapido conto calcolò che in Italia era ancora piena notte. Un buon motivo per rimandare la chiamata a Sebastiano.
Nonostante l’ingombro dei bagagli e la stanchezza, non riuscì a resistere e iniziò a gironzolare per l’aeroporto, piena di curiosità per quel piccolo e promettente assaggio di un nuovo mondo. Alberi di bambù e piante dalle foglie rosse, vetrine di ristoranti che esponevano riproduzioni in plastica delle loro specialità, corridoi decorati con lanterne che riportavano indietro nel tempo, soffitti altissimi e curvi, un mix di odori nuovi e luci cangianti. Le voci intorno a lei suonavano in modo incomprensibile, eppure rassicurante. Lì non la conosceva nessuno, non era la moglie di Sebastiano, né la mamma di Valentino, era soltanto Annalisa. La trovò una bella sensazione.
Ritornata nella zona degli arrivi, notò un uomo che si guardava in giro con un cartello in mano. I loro sguardi si incrociarono e, dopo un istante di esitazione, lo sconosciuto sorrise e indicò il cartello.
“Miss Conti, Nihon e youkoso.” Disse lui venendole vicino.
Annalisa immaginò si trattasse di un saluto, ma rimase interdetta. La sua conoscenza del giapponese non andava oltre la parola arigatō.
“Benvenuta in Giappone” ripeté l’uomo in inglese, con aria vagamente divertita. “Mi scuso per il ritardo, ma c’è stato un fraintendimento.”
Una parte di lei registrò che fosse un tipo attraente e ne fu sorpresa. Si era aspettata un giapponese basso, attempato in giacca e cravatta, invece si trovava davanti un uomo di poco più di trent’anni, capelli neri fino alle spalle, occhi allungati, lineamenti marcati eppure armoniosi e fisico atletico in giacca di pelle e jeans. C’era qualcosa in lui di troppo somigliante ad Alex.
“Andrew Saito, mi ha incaricato mister Tanaka di venire qui. È un piacere Miss Conti” aggiunse lui, gli occhi ben agganciati ai suoi.
“Mrs” lo corresse lei, sentendo necessario evidenziare di essere sposata. Eppure, fino a poco prima aveva pensato il contrario. “Va benissimo Annalisa.”
Un’espressione divertita tornò sul volto di Andrew. “Perfetto Annalisa. Vogliamo andare? Ho l’auto qui fuori.” La sua voce era completamente priva di accento. Le prese parte dei bagagli e la guidò verso l’esterno. “Hai fatto buon viaggio?”
“Abbastanza” replicò lei laconica.
“Preferisci mangiare qualcosa o ti porto direttamente nel tuo alloggio? È piuttosto vicino alla sede dell’azienda.” Si voltò a guardarla da sopra la spalla. “L’efficienza è tutto da queste parti.”
“Preferisco scaricare i bagagli e darmi una sistemata. E poi, devo chiamare mio marito.” Si sentì vagamente stupida per quella nuova precisazione.
“Certo, non vedrà l’ora di sentirti.”
Annalisa colse un’ironia probabilmente inesistente nella voce di lui. Lo vide allungare il braccio davanti a sé, le quattro frecce di una Toyota grigia lampeggiarono per un attimo. “Sali pure.”
Nello spazio ristretto dell’abitacolo, il profumo di Andrew sembrò avvolgerla. Sapeva di cuoio e cacao, di qualcosa di caldo e buono.
Il motore elettrico dell’auto si avviò con un lieve ronzio, seguito da note di musica classica. Era Bach o Mozart? Non era proprio il genere preferito di Annalisa.
“È la prima volta che vieni a Tokyo?”
“La prima volta in assoluto in Giappone.”
“Bene, ti farò volentieri da guida turistica.”
Lei si voltò a guardarlo. “Se ci sarà tempo. Sono qui per lavorare.” Cazzate Anna, sei qui perché non sei capace di vivere la tua vita. Ma Andrew non doveva saperlo. Lo aveva appena conosciuto, eppure sentiva la necessità di tenerlo il più distante possibile.
“Temi che a tuo marito darebbe fastidio?”
Lei gli lanciò un’occhiata di fuoco, mentre una coppia di centauri li superava sulla destra. Il profilo dei grattacieli si stagliava in lontananza contro un cielo privo di nuvole. “Cosa c’entra mio marito, scusa?”
“Dicono che gli italiani siano piuttosto gelosi” disse lui, facendo spallucce. “Focosi e gelosi.”
“Ah sì? Beh, non è il caso del mio. Lui si fida completamente di me.”
“Allora sei fortunata.” Sulle labbra carnose di Andrew si disegnò un sorriso. “E tu ti fidi altrettanto?”
Annalisa lo guardò stizzita. “Che ne pensi se parlassimo soltanto di lavoro? Mi sta anche venendo mal di testa.” Per evidenziare la frase, appoggiò la nuca al sedile e chiuse gli occhi.
La musica classica si fermò, sostituita dalle prime note di Eternity.
No, non quella, non la loro canzone. L’immagine di lei e Alex a ballare sotto un gazebo una sera d’estate la colpì come uno schiaffo. “Puoi cambiare brano?” Le uscì con voce sottile.
Lui la guardò sorpreso, ma acconsentì. “Non ti piace Robbie Williams?”
“No, è che―” scrollò la testa, non c’era un modo indolore per spiegare. “Non sembra il tuo genere di musica.”
Andrew trattenne un sorriso. “Perché sono giapponese o perché non sembro un tipo da canzoni d’amore?”
“Non lo so, credevo che non foste molto aperti verso la musica occidentale.”
Stavolta lui scoppiò a ridere. “Sembra una stronzata come quella di prima sugli italiani gelosi. Come se tu ascoltassi solo canzoni di, fammi pensare, Laura Pausini?”
“Hai ragione, scusa.” Annalisa abbozzò un sorriso imbarazzato e si mise a guardare fuori. Un cartello indicò la deviazione per Kamata. Si augurò che non mancasse più molto al suo alloggio.
Il primo impatto con un collega non era stato proprio dei migliori.
Serie: Lascia che passi la notte
- Episodio 1: La paura del ritorno
- Episodio 2: Ann
- Episodio 3: Via di fuga
- Episodio 4: Quasi Natale
- Episodio 5: Lasciare andare
- Episodio 6: Incompresa
- Episodio 7: La bussola per tornare a casa
- Episodio 8: Il tempo adatto per un addio
- Episodio 9: Milano-Bruxelles
- Episodio 10: Stereotipi
Ciao Melania! Bellissima l’idea di chiudere il cerchio delle analessi con l’ultimo episodio della stagione👏🏻 L’incontro tra i due è ottimo: un po’ sfrontato, un po’ perverso; con una punta di fatalismo, quando il destino ci mette lo zampino. Grande serie!😊
Ciao Nicholas, sono davvero contenta che ti stia piacendo questa serie!
Eccolo qui l’uomo misterioso dell’inizio…la storia si riallaccia e riparte. Bellissimo il modo in cui Annalisa parli di lavoro ma sappia benissimo perché è finita lì…
Grazie Dea per aver letto e commentato anche questo episodio!
“Lì non la conosceva nessuno, non era la moglie di Sebastiano, né la mamma di Valentino, era soltanto Annalisa.”
Bellissima
❤️
Considerando che a un certo punto della storia è partito il flashback mi sa che questo tipo qui è quello dentro il letto di Annalisa all’inizio della serie.
Ciao Francesco, proprio così!
Grazie per aver letto anche questo episodio.
Annalisa e Salemi sono totalmente diversi, opposti e forse complementari. Lui é una persona un po’ sfacciata che sa bene quello che vuole, a differenza di Annalisa, e mi pare sia abbastanza determinato ad ottenere ciò che vuole, come credo sia stato già raccontato nell’episodio in cui parli di Andrew, che immagino sia lo stesso Salemi. Una storia che continua a coinvolgermi, trasportandomi col pensiero lá dove, molto tempo fa, sognavo anch’io di andare, per motivi di studio e di lavoro.
Ciao Maria Luisa, sono davvero contenta che questa storia stia continuando a piacerti.
Salemi è il capo italiano di Annalisa, Andrew Saito è un collega giapponese. Sono due personaggi diversi, Salemi ha un ruolo molto marginale, mentre Andrew sarà molto più importante.
Grazie ancora!
Io invece lo considero un buon primo impatto: probabilmente Annalisa le attira quelle situazioni, forse le vuole anche se la sua insicurezza e incompletezza tende ad amplificarle, a fraintenderle e, di conseguenza a gestirle male. Ma sono sicuro che troverà concretezza strada facendo. Sempre ottima scrittura Melania, brava! PS: ogni volta che mi imbatto in Salemi ho un sussulto.😜
Ciao Giuseppe, grazie come sempre!
Capisco il sussulto, è stata una scelta casuale di cui mi sono resa conto dopo😂
Titolo assolutamente appropriato e che hai saputo tradurre in un tema sviluppato davvero bene.
Altro bel capitolo!
Grazie mille Giuseppe!
Ciao Melania.
Stereotipi… Ottimo sistema per catalogare ciò che si conosce poco nonché ottimo metodo per controllare una situazione difficile da gestire. A mio parere sei riuscita a inserirli nel contesto di tutto il dialogo, in modo garbato, con l’intento, appunto, di controllare una situazione complessa.
Brava!
Grazie mille Antonio!
Mi è piaciuto
Grazie Kenji per il commento e la lettura.
Che meraviglia, mi hai fatto venire voglia di viaggiare. Anzi no, di trasferirmi! 😅 Mi piace quella sensazione di arrivare in un luogo in cui non mi conosce nessuno! Bello, bellissimo questo episodio!
Grazie di cuore Arianna! È venuta voglia anche a me di partire per il Giappone😂
Mi ha colpito molto l’atteggiamento del collega, fin troppo spavaldo e anche un po’ maleducato. Mi sa che Annalisa avrà da lavorare per tenerlo lontano. Inizialmente li sono anche stupita dell’utilizzo della seconda persona nei dialoghi, poi però ho pensato al fatto che la lingua inglese non ha strettamente la forma di cortesia. Quindi, direi che sei promossa! 🙂
Scherzi a parte, un episodio diverso, più leggero e scanzonato. Ce n’era bisogno. Davvero brava come sempre.
Ciao Cristiana, temevo che quella seconda persona potesse creare qualche dubbio, ma hai visto giusto, ho pensato proprio alla traduzione dall’inglese (che io non parlo😅) In quanto al collega, è un tipo decisamente senza peli sulla lingua, lo avevamo già visto nel secondo episodio. Nel bene o nel male, avrà un ruolo importante.
Grazie per la promozione e per i complimenti, sempre graditissimi da parte tua.
“Lì non la conosceva nessuno, non era la moglie di Sebastiano, né la mamma di Valentino, era soltanto Annalisa. La trovò una bella sensazione.”
Conosco bene questa sensazione e, mentre ti leggevo, sentivo quell’ebrezza…
Sono sempre felice se riesco a trasmettere sensazioni reali in cui ritrovarsi😊
È molto interessante la figura del giapponese, che sembra creato per fare da contrappunto ad Annalisa e chiarirle le idee o confonderle del tutto.
Ciao Francesca, grazie mille per essere passata a leggere una mia storia!
Sì, il personaggio di Andrew è pensato proprio per creare scompiglio in Annalisa.