STORIE

Serie: Le facce di me


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: La storia di una ragazza bipolare

Mi sono chiesta se le storie cambiano la vita alle persone. Forse sì.

Sembra che non importi a nessuno dei libri. E invece no. Ci sono delle parole che lasciano il segno.

Anche se tutto fuori va avanti. 

Non mi piace raccontare la mia storia. Perché non è bella.

Certe volte bevo troppo. Forse per dimenticare ma non funziona.

Ero solo una bambina quando il mondo mi crollava addosso. Era tutto più grande di me.

I bambini non meritano di soffrire. Per un po’ ho creduto in Dio. Pensavo Lui difendeva i più deboli come me. Sono rimasta delusa. Mi chiedo: «ma c’è un perché?» E mi rendo conto che il mondo non segue quello che c’è scritto nel Vangelo certe volte. E i più piccoli non possono farci niente.

Ora che sono cresciuta certo di svoltare pagina, crearmi una nuova vita. Ma non è semplice.

Vorrei ritornare a studiare. Mi piaceva molto leggere le storie. Mi facevano sentire viva. Dovrei leggere invece che bere. O scrivere. E per questo ho incominciato questo libro.

Mia sorella mi diede un libro quando fui ricoverata al Centro Salute Mentale l’anno scorso. Si chiamava ‘Let me tell you a story’ di Jorge Bucay. Lo lessi a tratti. Fui felice del regalo. Tenevo quel libro stretto al cuore quando andavo a dormire. Non sapevo cosa mi stava accadendo e quel libro mi rassicurava. Avevo una psicosi. Hanno detto mi è venuta perché sono bipolare. Il bipolarismo è una malattia psichiatrica che causa periodi di mania e depressione alternati. È una brutta malattia. La parte della depressione in particolare. Meno male esistono i farmaci. Anche la psicoterapia aiuta.

Ho letto una volta che esiste ‘l’expression therapy’, ovvero la terapia di espressione. In pratica si può guarire esprimendo ciò che si sente dentro tramite attività artistiche. Per quello scrivo anche. Penso mi possa aiutare a stare meglio. Ora che ho molto tempo libero, almeno, lo posso fare. Racconterò di me. Racconterò della mia storia.

Serie: Le facce di me


Avete messo Mi Piace2 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. Veronica, è di certo apprezzabile che tu abbia la voglia e il coraggio di raccontarti.
    Il valore terapeutico della scrittura è ampiamente riconosciuto e vale per tutti coloro che ne sentono il bisogno insopprimibile. Dalla lettera al racconto, l’esigenza di liberarsi somiglia un po’ a quello di realizzarsi e ci accomuna.
    A rileggerti presto.

  2. Le tue frasi mi ricordano la lingua tedesca: ogni frase sembra un’esecuzione, un’esecuzione molto onesta, brillante. Lo stesso brano è uno storytelling sullo storytelling, una specie di manifesto tra una disturbo borderline e una terapia sub-intensiva nello stesso tempo, almeno io l’ho vista così…