Storie di fantasmi

Serie: Rifugi

Ispirata al blog “I mediamente organizzati” di Fabio Elia
https://imediamenteorganizzati.wordpress.com

Favie e Blaco erano entrati in un rifugio, mentre io ed Ele eravamo rimasti sulle panche fuori, nonostante il cielo promettesse pioggia. Era una giornata storta per entrambi. Io avevo un terribile hangover che cercavo di tenere a bada a colpi di Oki, poichè la sera prima avevo esagerato col vino bianco; Ele aveva accusato un malore, quella mattina, durante il lavoro.

Gli altri ci avrebbero messo un po’ perchè dovevano cambiarsi e c’era un solo bagno a disposizione e poi, ormai, è leggenda il fatto che, quando c’è blaco di mezzo, lo spazio tempo si dilata.

Ele, per ammazzare quel tempo, aveva deciso di rendermi partecipe di alcune esperienze paranormali a cui lei e Favie, quando abitavano in via Barbaroux, nel famoso Quadrilatero di Torino, avevano loro malgrado assistito. In quel quartiere del centro storico, le case sono molto antiche e, svoltando in alcune strettissime vie, sembra di ritrovarsi in pieno medioevo, con facciate molto vecchie e enormi, imponenti portoni in legno.

Ele raccontava di aver sentito, spesso, la notte, rumori di passi, o di roba che cade o che sbatte e di averlo fatto presente a Favie, che prontamente sminuiva e razionalizzava. Posso immaginarmela, Ele, in quella situazione, dato che anche durante i nostri bivacchi è sempre sul chi va là e coglie rumori che le inducono sinistri pensieri di oscure minacce. E’ molto portata per questo e ciò, in un primo momento, mi rendeva piuttosto scettico riguardo ai suoi racconti, facendomi bollare il tutto come auto suggestione.

Ma la questione si faceva, poi, oggettivamente piuttosto strana. Raccontava che una sera, mentre dormivano, avevano sentito un frastuono nella stanza adiacente; lei ovviamente si era allarmata, ma Favie l’aveva rassicurata ipotizzando che fossero scivolate a terra le sedie pieghevoli poggiate contro il muro. Il mattino dopo, però, svegliandosi, aveva trovato le sedie aperte e sistemate al centro della stanza. I due avevano fatto vari tentativi per provare a dimostrare a se stessi, rassicurandosi, che le sedie potevano anche essersi aperte da sole scivolando dal muro su cui erano appoggiate, ahimè, non riuscendoci. In un’occasione successiva, Ele era da sola a casa e aveva sentito qualcosa impattare contro la porta del bagno. Accorsa, aveva trovato la sua scatola dei trucchi lì per terra e, sulla porta, traccia di un impatto della scatola stessa, come se qualcuno o qualcosa ce l’avesse scagliata contro. Rientrando a casa, Favie l’aveva trovata sconvolta e terrorizzata e aveva provato a rassicurarla spiegandole che, forse, la lavatrice in azione, vibrando, aveva fatto andare la scatola contro la porta. Spiegazione che effettivamente non reggeva gran che. Ma il culmine è stato raggiunto una notte in cui i due, svegliati da rumori un po’ più forti del solito e sedutisi allarmati al bordo del letto, hanno sentito distintamente, ad un certo punto, qualcuno correre in modo deciso verso di loro tanto che, al momento del potenziale impatto, si sono buttati all’indietro sul letto, sentendo un rumore come di tende che scorrono e, rannicchiandosi sotto le coperte, sono rimasti lì a piangere e tremare fino al mattino. In seguito, entro poco tempo, si sono trasferiti in un’altra casa, salvo poi scoprire, parlando con i parenti, che molti anni prima, i nonni di Ele avevano abitato nella stessa casa, in un periodo che ricordano come nefasto, poichè il loro figlio, zio di Ele, si era gravemente ammalato e i nonni stessi entravano spesso in conflitto tra loro in modo cruento.

Io non sapevo che pensare (e non lo so tuttora). Prendo spesso in giro Ele per la sua attitudine a cogliere rumori sinistri e potenziali minacce ovunque, però il fatto che in seguito Favie, che non sembra essere altrettanto superstizioso e impressionabile, abbia confermato la veridicità del racconto ammettendo di essersi, anch’egli, spaventato seriamente può voler dire che, o lei era riuscita a suggestionare anche lui o davvero in quella casa era successo qualcosa di strano. Ma ciò che lascerà perplesso il lettore, a questo punto, è il fatto che anch’io avessi da raccontarle una storia di fantasmi che mi vedeva come una specie di testimone dei fatti. Dico una specie perchè all’epoca dei fatti ero molto piccolo e buona parte degli eventi mi sono stati raccontati dai miei familiari. Mentre mia sorella, come Ele, è piuttosto propensa a credere alle spiegazioni di tipo sovrannaturale, mio padre è, per sua natura, molto scettico, ateo e materialista, ma nonostante ciò è convinto che nel palazzo dei miei nonni materni, in via Ceresole a Torino, nel quartiere di Barriera di Milano, ci fosse “qualcosa”, “un’energia” che andavo oltre lo spiegabile. Mia madre si è sempre limitata a confermare quanto raccontatomi da mio padre, ma non ha mai espresso un’opinione al riguardo.

Io ricordo che mia nonna gridava contro una misteriosa presenza, urlando animatamente di uscire dalla sua casa, ma nella mia testolina l’avevo bollata come un po’ tocca e avevo risolto la pratica in questo modo. Ogni tanto, quando gridava un po’ più forte, alzavo la testa dai miei giochi e la osservavo incuriosito e un po’ allarmato per poi, quando si calmava, tornare ad occuparmi delle mie faccende. Non ricordo di aver mai visto, sentito, nè percepito in nessun modo qualcosa di strano anche perchè, fifone com’ero, ne sarei stato terrorizzato.

Sono talmente tanti gli espisodi narratimi che ho difficoltà ha dare loro un ordine. Dunque, vediamo…una volta il lampadario è caduto sul tavolo e mio padre si è recato dai nonni per porre rimedio, accorgendosi così che il filo non era logorato, ma tranciato di netto. Un’altra volta, la piccola cucina di mattonelle ha preso misteriosamente fuoco. Una volta, invece, era capitata una cosa buffa. Mia nonna aveva “sbattuto fuori” la presenza, urlandole dietro. Aveva aperto la porta di casa, richiudendola poi con veemenza e poco dopo, si era sentito il citofono suonare; a quel punto io, con candore, avevo detto:

-Nonna, sarà quello che hai sbattuto fuori che vuole tornare.-

Al che tutti erano scoppiati a ridere. Io ovviamente non ricordo nulla di tutto ciò. Mia nonna, in quegli anni si è ammalata e, a poco a poco, ha perso prima l’uso delle gambe e poi anche delle braccia. La cosa curiosa è che, una volta sistematasi in casa di riposo, sono del tutto cessate le sue allucinazioni e i suoi deliri. Mio nonno, da quando lei era ricoverata, veniva spesso a stare a casa nostra. Un giorno, mentre non c’era nessuno in casa dei miei nonni, una nostra conoscente che abitava di fronte alla loro casa, ha chiamato mio padre, allarmata, dicendo che veniva giù dal balcone dei nonni un’ingente quantità di acqua, al che lui e mio nonno si sono precipitati sul posto. Effettivamente c’era un’enorme pozza d’acqua sotto i balconi, ma non ne scendeva più. Una volta saliti, hanno potuto appurare che il balcone di casa era asciutto, come anche quello del piano sottostante. Rimaneva, dunque, solo il piano di sopra. Si sono recati dall’inquilina che, aprendo loro la porta, si è dimostrata essere anche lei in preda a malessere e deliri e solo grazie ad un vicino che sapeva come prenderla, ha permesso loro di entrare e verificare che la casa ed il balcone erano perfettamente asciutti. Dunque, rimaneva un mistero l’origine di quella pozza d’acqua formatasi sotto i balconi e si aggiungeva un altro elemento: oltre a mia nonna e alla signora del primo piano (che era risaputo essere anche lei spesso in preda a urla deliranti, poichè la si sentiva per tutto il palazzo), pure questa signora dell’ultimo piano aveva delle turbe. Questo fatto era veramente curioso, a livello statistico. Oltre a ciò, c’è da segnalare che alcuni anni dopo, quando io avevo circa 17 anni, un dentista aveva affittato i locali del pian terreno e aveva speso ingenti somme per fare i lavori di messa a punto dello studio dentistico con annessi impianti idrici e di riscaldamento, dove tra l’altro io stesso avevo lavorato, poichè in quel periodo facevo da assistente ad un serramentista. Beh, tal dentista, dopo averci investito tempo e denari, aveva misteriosamente deciso di abbandonare il progetto e il palazzo.

Insomma, le stranezze abbondavano. Gli elettrodomestici si guastavano sempre a casa di mia nonna e mio padre doveva ripararli di frequente. Il mio cane una volta si è svegliato di soprassalto, guaendo e correndo verso di noi, in cucina, abbaiando contro le stanze da letto, in cui poco prima stava dormendo. Mio nonno, una volta, è arrivato da noi con un occhio storto, dicendo che, nella notte, aveva sentito un colpo in testa ed i medici stessi non sono riusciti a spiegare bene cosa gli fosse successo. Infine, ciliegina sulla torta, una coppia di sposini, amici dei miei genitori, cercando una casa a buon mercato, hanno deciso di andare a vivere nell’appartamento dei miei nonni, che ormai erano entrambi in casa di riposo. Poco tempo dopo, i miei li hanno incontrati per caso e hanno chiesto loro come si trovassero.

-Bene!- Aveva risposto, sorridente, la novella sposa- Soltanto…abbiamo un pupazzo a forma di clown, con il carillon,…spesso, la notte, si mette a suonare da solo…-

Serie: Rifugi
  • Episodio 1: Storie di fantasmi
  • Episodio 2: Helter Skelter
  • Episodio 3: Evocazioni e rievocazioni
  • Episodio 4: Il bosco delle larve impiccate
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    Responses

    1. Massimiliano, bella storia, adatta anche a questa stagione. Mi piace il modo in cui innesti questo filone, in modo delicato e verosimile, all’interno del tuo gruppo dei “mediamente organizzati”. Più del paranormale è il sospetto del paranormale a prendere forma ed è su questa linea sottile che il tuo LibriCK guadagna spessore. Seguirò con piacere questa tua terza serie