Strana rosa

Era un arlecchino, ma gli parve strano: era la maschera bergamasca quella e la città era Venezia.

Aveva voglia di vedere una vera maschera veneziana, qualcosa tipo con il becco e il tricorno oltre che un mantello color carbone.

La gente gli lanciava i coriandoli. «Perché non sei travestito?» gli urlava.

«Sono un giornalista, io». Non si presentava, però. A chi poteva importare che lui era Patrizio, giovane reporter di un sito online che si occupava di costume e società? Era solo un giovane praticante giornalista sottopagato e sgridato da tutti, ma amava quel lavoro perché poteva scoprire sempre cose nuove.

Si avviò fra i canali e i ponti del capoluogo veneto. Sentiva l’umidità, vedeva i gabbiani. Tutto sommato non era male Venezia, solo un po’ troppo fredda per i suoi gusti.

Si affrettò perché il vaporetto lo attendeva a Punta Sabbioni e una volta in albergo si sarebbe messo al lavoro al PC. Non sapeva ancora bene quale titolo dare all’articolo di minimo trecento parole.

Raggiunse il molo e vide le gondole che beccheggiavano. Rimase perplesso al vedere una rosa appoggiata sulla panca di una delle gondole. Era il ricordo di una notte di amore? O si trattava di un souvenir dimenticato da qualche turista smemorato? O anche, una rosa di plastica lasciata lì da qualcuno a cui non interessava il romanticismo?

Volle farle una foto.

«Ehi, che vuoi?».

La rosa si alzò. Era l’estremità di una proboscide.

«Ma… ma…».

«Vuoi fare una foto al mio costume? Allora pagami».

Patrizio sbuffò. «Marco Della Vedova, tu qui? Ma perché non pensi al lavoro!».

«Ho voluto divertirmi un po’, io. Non è che penso solo al lavoro, io».

«Sì, ma che razza di costume è?». Lui voleva vedere una tipica maschera veneziana, e invece aveva visto un arlecchino e ora quel costume bizzarro.

«Non vedi? È un aspirapolvere travestito da rosa».

«Un uomo travestito da aspirapolvere travestito da rosa? Allora la rosa non è una proboscide, ma la canna».

«Eh, sì».

«Curioso». Gli scattò una foto.

«Sì, ma almeno pagami».

«Ma non ci penso neppure!» rise. «Con quel che prendo di stipendio…».

«Perché, quanto guadagni?».

«Duecento euro».

«Al giorno?».

«No…».

«Alla settimana?».

«No. Al mese». Si vergognava un po’.

«Ma… ma è pochissimo! Vieni a lavorare nella mia azienda, fai l’agente di commercio invece che il giornalista sottopagato!».

«No. È che mi piace fare il giornalista». Prima che Marco Della Vedova potesse protestare, Patrizio andò via. Aveva già in mente il titolo dell’articolo.

“Il carnevale della strana rosa”.

Avete messo Mi Piace3 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. Racconto alla Murakami, come Kafka sulla spiaggia, di cui ancora non ho afferrato il senso del libro, ma era il surreale che ti spingeva a leggere, come quei gatti e tutto il contesto…E questo racconto ancora non riesco a figurarmi un aspirapolvere travestito da rosa 🙂

  2. Che fantasia, Kenji! Complimenti! Un travestimento nel travestimento… aspirapolvere, proboscide, rosa. Cavoli, notevole! Vedo però in tutto questo una triste realtà: lo sfruttamento in alcuni settori. Il fatto che siano mal pagati. E lì non ci piove! Alla prossima.

  3. Ciao Kenji, l’uomo travestito da aspirapolvere travestito da rosa mi incuriosisce parecchio. Mi unisco al coro, i tuoi racconti surreali prendono sempre una piega inaspettata 😀

  4. “Era un arlecchino, ma gli parve strano: era la maschera bergamasca quella e la città era Venezia.”
    Ehi ciao! 😀
    Compaesano, abbiamo avuto un’idea simile 🙂
    PS: Bravo per aver sottolineato l’origine bergamasca di Arlecchino! 🙂

  5. La strana rosa e lo strano scrittore direi! Certo che la fantasia non ti manca è! Il nostro sottopagato giornalista non sarà riuscito a vedere un costume in stile veneziano, ma ne ha trovato uno più strambo e surreale, come il tuo lab. Grazie Kenji alla prossima