Super Goddigher

Sono le venti di sera. Sto rientrando dallo studio. Le luci artificiali illuminano il corso pedonale. L’aria briosamente fresca dell’incipiente primavere si spalma sulle mie guance. Una sensazione di ancestrale benessere mi pervade. Estraggo il cellulare per leggere le notizie di cronaca locale.  Una attira la mia attenzione. Proviene dalla provincia. Parla del decesso di un uomo in un incidente stradale. L’articolo riporta brevemente i suoi trascorsi da calciatore semiprofessionista. Si chiamava Marco Goddigher, oggi agente di commercio e ieri storico portiere dell’ Atletico Brizzano, squadra dilettantistica dell’omonimo paese. 

La mente si inabissa nell’oceano dei ricordi ed, in un attimo, vola ad un’altra vita. Come si chiamava quella ragazza? Sabina mi pare. La conobbi, per caso, durante una serata discotecara alla Voliera, rinomato locale notturno dell’epoca, oggi riciclato a costosissima casa di riposo per anziani. Sabina proveniva da un paese della provincia di cui allora ignoravo l’esistenza, ovvero Brizzano. Passammo la serata a parlare della vita di Brizzano, un pittoresco borgo incastonato nelle colline e circondato da aree boschive. Emerse che Sabina era tifosissima della squadra di calcio locale, l’Atletico Brizzano,  rinomata per la propria tifoseria, esigua ma particolarmente appassionata. Il gruppo  era costituito dai ragazzi della zona i quali, probabilmente agevolati dalla distanza chilometrica con le principali città della regione, preferivano trascorrere le loro domeniche pomeriggio sui gradoni del “Cetri”, pittoresco campo sportivo ubicato nel mezzo di un terreno boschivo dove l’Atletico Brizzano disputava le partite casalinghe, piuttosto che imbarcarsi in interminabili viaggi verso i centri più grandi. Ebbene, per cercare di ingraziarmi Sabina, iniziai a seguire le partite dell’Atletico Brizzano. Ovviamente venni accolto con iniziale diffidenza dallo scalcagnato manipoli di tifosi locali, sia per la mia provenienza cittadina, sia perché, come da copione del più dozzinale dei fotoromanzi anni ottanta, Sabina era l’amore non corrisposto di Milko, un disagiato locale che aveva trovato la propria gratificazione sociale nel ruolo di responsabile del tifo organizzato. Tuttavia, col tempo, l’atmosfera si distese. Le domeniche si dipanavano rumorose e colorite, terminando regolarmente con abbondanti  giri di bevute al Botrillo Bar, il pub del paese. L’Atletico Brizzano, sportivamente parlando, riusciva ad essere addirittura penoso, nonostante il livello semi amatoriale della categoria. Tra gli eroi locali spiccava il portiere, un ragazzo della zona con le gote perennemente rosse, i capelli biondi lisci a caschetto e lo sguardo perennemente in cagnesco. Si chiamava Goddigher, ed era l’idolo dei tifosi per le sue uscite estemporanee a kamikaze, con ginocchio insensatamente sempre estroflesso nel deliberato tentativo di infrangere lo sterno di qualche malcapitato avversario che si trovasse, anche casualmente, in area di rigore, la sua postura perennemente inarcata a scarabeo stercorario anche quando l’azione si dipanava nella metà campo avversaria, ed il suo stile goffo ed impacciato nelle parate, rigorosamente con i piedi. In sintesi, la tifoseria, forse indentificandosi nella pietosa inadeguatezza di Goddigher, o forse idolatrando il suo patetico tentativo di camuffare la propria ignobile fragilità con una spavalderia assolutamente illogica,  lo adorava al punto di avere creato un coro solo per lui che recitava “Super Goddigher”.  Ovviamente, come ogni esperienza della mia gioventù, anche la meteoritica storia con Sabina naufragò miseramente dopo pochi mesi in modo naturale, senza lasciare code o strascichi, e con essa anche la mia frequentazione delle partite dell’Atletico Brizzano. Per farla breve, una domenica, senza fornire spiegazioni, smisi di recarmi al “Cetri” e nessuno venne a cercarmi per chiedere il motivo. Anzi, alcuni mesi dopo, io e Sabina ci incontrammo casualmente alla Voliera salutandoci con reciproca indifferenza, come se niente fosse mai accaduto. Con gli anni “Super Goddigher” divenne un’immagine sbiadita stipata nel fondale del baule dei ricordi. 

Guardo nuovamente il cellulare. Clicco il link relativo alla notizia. Compare un articolo on line e, sotto di esso, una carrellata di commenti. Inizio a scorrere fino a quando non ne incrocio uno di tale Sabi1976. Recita “Ti ricordo con affetto. Ciao Super Goddigher”. Clicco sull’icona e mi appare il suo profilo social. La riconosco. E’ Sabina. Si è trasferita in città e si è sposata con un ingegnere. Nella foto del profilo era con il marito e con i figli. Se l’avessi incontrata per la strada non l’avrei mai riconosciuta, così come forse non avrei mai riconosciuto Marco Goddigher. Per me era è, e sempre sarà, Super Goddigher.

Avete messo Mi Piace2 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. Mi piace come il tuo racconto funzioni per contrasto. Parte tranquillo, quasi leggero, e poi si riempie di memoria e nostalgia. La parte su Brizzano è ricca e concreta e mostra molto bene l’ambiente e i personaggi, soprattutto Goddigher, che resta impresso.
    Il finale è semplice ma efficace e con poco, riporta tutto al presente. Alla fine mi ha lasciato una sensazione malinconica.

    1. Buonasera Cristiana.
      Ti ringrazio per la disamina come sempre puntuale ed analitica.
      Credo che la malinconia derivi dal fatto che nel vissuto di ognuno di noi, specie quelli più maturi, esista almeno un Super Poddigher, riportato alla memoria da una notizia tragica relativa