
Take Five
Serie: Cancello automatizzato
- Episodio 1: Fido e il Maresciallo
- Episodio 2: L’ingegnere
- Episodio 3: Un Maggiolino tutto matto
- Episodio 4: NO! NON LÌ!
- Episodio 5: Primo incontro ravvicinato
- Episodio 6: Concorso barzelletta
- Episodio 7: Take Five
- Episodio 8: Porco uomo!
- Episodio 9: ENAC LA ITNETTA
- Episodio 10: La soluzione finale
STAGIONE 1
M. DA VINCI. Era il nome sul campanello stampato con la Dymo. «Che dici Fido, suono?»
«Bau! Bau! Bauuu!» Il vocabolario di Fido era per natura molto limitato, però si faceva capire.
«Ho capito! Ho capito: suono.»
La strada era sempre la stessa. Un’anonima strada di periferia. La villetta dell’ingegnere, Michelangelo per l’anagrafe, era la terza di un gruppo di villette a schiera, la preferita da Fido, forse per quel cancello automatizzato scorrevole colore verde smeraldo, prediletto per le sue brevi soste. Quel cancello automatizzato era diventato il suo WC personale, se n’era accorto il Maresciallo, se n’era accorto con grande disappunto anche Michelangelo.
Fortunato suonò due volte, come facevano i postini di una volta, attese qualche secondo e poi riprovò con altri due squilli; non ottenendo alcuna risposta si attaccò al campanello tenendolo premuto con insistenza, mentre Fido era intento ad annusare una ruota del Maggiolino posteggiato proprio davanti al cancello, sul passo carrabile.
«Ma chi è che suona cosi?» Era l’ingegnere, infastidito per quello scampanellio irritante, indisponente, irriverente. Il postino è già passato, pensò, non aspetto pacchi, non ho ordinato niente da tempo. Accostate le tende col semplice schiocco delle dita – ecco un pregio della casa domotica – rimase basito: era il solito rompiballe, il Maresciallo Fortunato cane munito.
«Porco cane! Adesso cosa vuole? Maledetta la volta che gli ho dato un passaggio!»
«Dai Michelangelo, apri, ti ho visto dietro la finestra, non nasconderti.»
«Ah è lei, cosa vuole?»
«Se mi fai entrare…»
«Solo cinque minuti perché avrei da fare. Il portoncino è guasto, le apro il cancello automatizzato a fianco.»
Fortunato si relazionava come se tra di loro ci fosse sempre stato un rapporto di amicizia, al contrario dell’ingegnere che voleva mantenere le distanze e mal digeriva quel “tu” troppo amichevole.
Devo liberarmene al più presto, non ho tempo da perdere in inutili chiacchiere, ENAC mi aspetta, pensò l’ingegnere, mentre Fortunato e Fido stavano aspettando di entrare nella villetta. Il cancello automatizzato si aprì con la solita lentezza, i due oltrepassarono la soglia che delimitava la proprietà privata e salirono la rampa di scale. Ad attenderli c’era l’ingegnere, il suo atteggiamento, per niente amichevole, non faceva ben sperare.
«Buongiorno Maresciallo Fortunato, vedo che non ha letto il cartello.»
«Quale cartello?» Rispose il Maresciallo, visibilmente sorpreso.
«Quello grande scritto in rosso, bene in evidenza sul cancello automatizzato che intima: ATTENZIONE – VIETATO L’ACCESSO AI CANI ad esclusione dei cani per non vedenti. Lei, mi sembra, ci vede, forse non benissimo, però un cartello così grande non passa inosservato.»
«Fido, l’ingegnere Da Vinci non ti vuole.» Il primo commento del Maresciallo. Poi, rivolgendosi all’ingegnere con fare amichevole: «Dai Michelangelo, siamo in Italia, fai un’eccezione per questa volta, una regola senza la sua eccezione che regola è? È un diktat alla tedesca: ACHTUNG! HUNDE SIND VERBOTEN! Siamo a Roma, non in una birreria di Monaco di Baviera.»
«Maresciallo mi ascolti, in questa casa i cani non sono graditi, lo leghi al cancello automatizzato, così alla bisogna un eventuale bisogno Fido lo potrà soddisfare in loco, il mio cancello è non è il suo WC preferito?»
«Ma come parli, loco (pazzo) sarai tu!» Rispose Fortunato particolarmente su di giri, come il motore del Maggiolino quando la lancetta è nella zona rossa del contagiri.
«I cani una volta non condividevano la casa dei loro padroni» ribattè l’ingegnere, «la cuccia veniva sempre sistemata all’esterno, erano prevalentemente cani da guardia, non erano dei peluche da compagnia da coccolare, da accarezzare, da viziare, da—»
«Allora il tuo è un no categorico» ribattè il Maresciallo con fare stizzito.
Fido non capiva il perché di quella pausa forzata, iniziò così a girare nervosamente attorno ai piedi del suo padrone.
«Stai buono!» Lo richiamò Fortunato.
«A cuccia, dai!»
Fortunato scese le scale trascinando il povero Fido; a malincuore lo legò al cancello, come suggerito dall’ingegnere.
«Bene Maresciallo, si accomodi pure nella mia modesta dimora.»
Fatti due passi all’interno della villetta Fortunato sgranò gli occhi, l’arredamento minimalista cozzava col caos sistemico dell’appartamento in cui viveva, un appartamento senza tante pretese il suo, ma con tanti mobili e mobiletti, soprammobili e orpelli trash sistemati alla rinfusa in ogni dove – dove c’era ancora un angolo libero – dei quali non riusciva a liberarsene ma che avrebbe voluto volentieri gettare nel vater, water per gli anglofoni. Forse per questo particolare il suo appartamento ricordava tanto la casa museo dal vate al Vittoriale. Passato lo stupore proseguì verso il grande salone che, illuminato dai caldi raggi del sole, appariva meno freddo, nonostante la chiara impronta minimalista.
«Contento? Ho lasciato il povero Fido fuori. Caro ingegnere, anzi, Michelangelo, devi superare lo shock, i cani non sono solo delle belve da evitare, prima o poi Fido ti farà cambiare idea, rimuovere quel trauma giovanile non sarà un’impresa impossibile, non dirmi che non ti fidi di Fido.»
«I cani sono imprevedibili, la notizia di quel bambino lasciato da solo in casa e sbranato dal pitbull che il padre aveva lasciato libero mi ha sconvolto.»
«Ma che c’entra! Si è trattato di omessa custodia, un bambino piccolo non dovrebbe mai essere lasciato da solo con un cane, specie se di una razza particolarmente aggressiva o semplicemente di grossa taglia.»
«D’accordo, ma adesso cambiamo argomento, qual è il motivo della sua visita?»
«Ecco, mi spiego. Passavo di qua casualmente (!!) e mi sono chiesto: perché non invito Michelangelo a fare due passi? Un po’ di compagnia ci farebbe piacere, io e Fido ne saremmo felici, che ne dici?»
«La ringrazio Maresciallo ma adesso sono impegnato, sto lavorando ad un progetto da quasi un anno.»
«Una breve pausa ti farà bene, vieni dai, la giornata è ancora lunga anche se corta, vista la stagione.»
«Non posso, non insista.»
«Insisto! Consideralo un ordine!»
«Se proprio insiste…»
«Fido sarà contentissimo, faremo due passi in tre e quattro chiacchiere in allegria: batti cinque! Take five! Come Brubeck nel suo famoso brano al ritmo di 5/4.»
«Mitico Dave! Il suo quartetto è stato la colonna sonora della mia gioventù, quante volte ho strimpellato sul piano quel brano.»
L’ingegnere, come al solito, non seppe dire di no. Battere la sua mano destra con quella del Maresciallo non gli dispiacque affatto, i due avevano trovato un punto di contatto: la musica jazz.
Serie: Cancello automatizzato
- Episodio 1: Fido e il Maresciallo
- Episodio 2: L’ingegnere
- Episodio 3: Un Maggiolino tutto matto
- Episodio 4: NO! NON LÌ!
- Episodio 5: Primo incontro ravvicinato
- Episodio 6: Concorso barzelletta
- Episodio 7: Take Five
- Episodio 8: Porco uomo!
- Episodio 9: ENAC LA ITNETTA
- Episodio 10: La soluzione finale
Ma allora c’è speranza!!! Bella notizia Fabius, ma da te mi aspetto di tutto quindi terrò sotto controllo il mio ottimismo!
E fai bene perché tutto può succedere, niente è scontato.
Sono veramente felice di leggere certi librick, su Edizioni Open!
Anche i miei libriCK? Grazie mille Kenji.
Certo, anche i tuoi