Te-le-racconto-sintesi di relazioni antropiche 

Ore 10.30

-Dove cazzo ho messo il cellulare –

Impreco contro la mia perenne distrazione e me la prendo col gatto che mi taglia il passo. Vago per le stanze, salgo le scale fino alla mansarda, poi mi ricordo che forse è in bagno e scendo al piano di sotto.

Il cellulare continua a squillare e io inizio a sentire le voci, anzi no la musica. Mi vedo già al rogo, la nouvelle Jeanne D’Arc. Io sento la musica, anzi per la precisione una chitarra.

-Porca puttana ma non ho messo nessun cd stamattina, figuriamoci, a malapena sono riuscita ad imbucare in bocca la tazzina del caffè! –

Però la chitarra dei Metallica la sento davvero. Sono proprio una cogliona ho giusto cambiato stanotte la suoneria del cellulare. Ed è in tasca.

-Certo una visita neurologica mica mi starebbe male! –

Per prendere in tutta fretta il telefonino dalla tasca inciampo sull’ultimo gradino.

-Cristo è lui-

Sul display il suo nome si illumina come le luminarie a Natale. Il dolore alla caviglia è insopprimibile, ma devo appellarmi all’Opera Omnia della filosofia Zen per non piangere di dolore.

-Prima o poi distruggerò quel gradino!-

Rispondo al mio pizzico di chitarra preferito, rimandando al mittente il fiatone.

-Ciao sono io, disturbo?-

Dice lui con quella voce resa più roca dal fumo, (machemmifregaame) io sono già zucchero di cannella sul fuoco.

-Scherzi, no… dimmi… Ah si gli appunti sono pronti… certo ci vediamo oggi pomeriggio (Yeahhhhh) –

Ore 17.00

Sono in ritardo. Il Tom Tom aveva perso il segnale e io mi ero persa a cercare parcheggio. Ma ce l’ho fatta. Cinque minuti di ritardo non sono poi molti.

-Appena lo vedo gli salto al collo giuro!-

Eccolo, lo scorgo in lontananza.

-Cristo quanto è figo!-

E, ovviamente, il tacco mi si conficca dentro una grata apparsa dal nulla da sopra l’asfalto, mi levo dalla scarpa e sfilo con fatica l’incriminata calzatura, mentre sollevo la mano in segno di saluto. Anche lui mi ha vista, (che situazione imbarazzante), ma mi riparo dietro un passante e finalmente ritrovo la posizione da homo sapiens.

Dritta come un fusto percorro gli ultimi metri, ma l’auricolare mi si attorciglia al collo e per cercare di sciogliermi da questa improbabile gogna mi finiscono a terra gli occhiali acquistati da Tiffany del valore di, no è meglio non dirlo per non rischiare rapine da “lettori fiscali”.

-Merda-

In genere questa parolina anti-sfiga, funziona.

E finalmente sono da lui, salivazione azzerata, polmoni in iperventilazione, tachicardia in rialzo.

Lui mi invita a sedermi, ma prima mi stringe la mano e mi bacia sulle guance.

-Ora precipito- sulla sedia, però.

Iniziamo a parlare del piano di lavoro, e ovviamente ho gli appunti sul tablet. Si apre la stagione di caccia dentro la mia borsa.

Una cameriera si avvicina al tavolo e prende l’ordinazione lui le parla con confidenza, e io con un colpo da maestro, (della sfiga, però) col gomito urto il posacenere che cade frantumandosi.

-Adesso le guarderà anche il culo mentre si china a raccogliere i cocci, i miei di cocci non se li filerà mai, è questa la verità-

Ore 18.00

Finalmente abbiamo sviscerato tutti i punti su cui dovrò lavorare per i prossimi giorni, non è venuto giù il gazebo e neanche il previsto temporale.

-Questa la chiamerei fortuna-

I nostri toni sono più rilassati, iniziamo a scherzare e io mi dimentico della mia perenne ansia. Le nostre dita sono appoggiate sul tavolo, si sfiorano, sento il loro calore penetrarmi da sopra il dorso della mano. I nostri volti sembrano avvicinarsi lentamente.

-Sta per dirmi qualcosa di… (si di quel genere, tipo come sei bella oggi), lo sento-

Ma proprio in quell’istante passa la banda musicale del paese. Lui apre la bocca, la richiude. Tace.

Ore 19.00

Il nostro appuntamento termina qui, lui mi stringe la mano, mi bacia sulle guance e io mi riavvio alla macchina. Il mio umore è sotto i…

-Nooo, il tacco si rompe –

E la banda non suona più mentre salgo in macchina.

Ore 19.30

Alla fine inizia a piovere a dirotto, come da previsioni, e proprio al portone di casa. Che cogliona ho lasciato l’ombrello in macchina, e riapro la stagione della caccia per cercare le chiavi dentro la borsa.

Entro dentro la mia casetta, l’unico riparo che sento appartenermi davvero, che non giudica la pozza d’acqua che gli lascio all’entrata, che non ironizza sul mio tacco rotto e il mio cuore in pezzi. E poi c’è Milagros il mio gatto magico, con lui mi acciambello sul letto cercando un po’ di calore, mentre il naso già mi annuncia l’arrivo di un ospite (non direi desiderato) con tre starnuti di fila e Milagros salta giù dal letto con un balzo.

Ore 19.45

Il cellulare squilla, ma non ho voglia di interrompere la dolce melodia della chitarra dei Metallica, preferisco la musica alle chiacchiere. .

Ore 20.00

Guardo l’ora sul cellulare e per prudenza guardo chi era al telefono.

-Cazzo, no!-

Era lui. Richiamo. Irragiungibile.

-Anche il gestore telefonico lo ha capito! –

Pubblicato in Narrativa

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