
Titoli di coda
Si dice che la prima volta serva tantissimo. Dentro di te lo sai perfettamente che, prima o poi, quel giorno arriverà, così come è stato per tutti gli altri. E a quel momento, come è giusto che sia, cerchi di arrivarci preparato. Per qualcuno è un chiodo fisso, altri la prendono con più leggerezza, che vada come deve andare. La cosa certa è che sia qualcosa di inevitabile, che ti trasporta, volente o nolente, in uno stato mentale più adulto di quello in cui ti ha trovato. Devi solo sperare di cavartela nel miglior modo possibile agli occhi di chi è lì con te, delle persone a cui lo racconterai. O forse nel meno peggio, che poi a pensarci bene è la stessa cosa.
A me è successo molto tardi rispetto a tutti i miei amici. Loro hanno sempre avuto molta più esperienza di me in queste cose, li ho sempre sentiti parlare con una punta di malcelata frustrazione di situazioni che per me erano quasi del tutto estranee. Non mi recrimino nulla, in parte la mia è stata una scelta di vita per la quale sono stato pronto ad affrontare le conseguenze che sapevo ne sarebbero derivate, ma in parte un certo andamento delle cose lo subisci e basta. Ma va bene così, è andata come doveva andare.
È solo che non volevo che succedesse così. Che poi a pensarci bene è un modo per dire che non volevo che succedesse affatto. Semplicemente non volevo diventare grande. Preferivo rimanere nel mio mondo dorato di fantasie, di pensieri, ragionamenti, sogni di vite perfette in cui tutto fila liscio, in cui non ci si deve prendere la responsabilità delle proprie azioni.
E sapete cos’è che mi ha fatto stare male dopo? La consapevolezza. Che non c’è via di ritorno. Che sai benissimo che avresti potuto comportarti in modo differente, te lo sei sempre raccontato, che tu saresti stato meglio di certi altri, e speri e chiudi gli occhi e li riapri e li richiudi e li riapri ancora cercando un modo per svegliarti, per portare indietro le lancette, lo capisci perfettamente che hai sbagliato, e in cosa hai sbagliato, e con tutto te stesso cerchi di tornare con la mente a quel momento per porre rimedio, per tirare un sospiro di sollievo profondo come il peso della colpa che ti senti riversare addosso e poter dire “Sì, ce l’ho fatta, ci sono riuscito, ci mancava un pelo ma ci sono riuscito”. Ma quel sospiro ti resta bloccato lì nel petto, e una parte di te, della tua innocenza è persa per sempre. E sai che è solo per causa tua.
Qualcuno mi diceva che avrebbe potuto far male. Io non ho provato dolore fisico, questo no.
Ma credetemi quando vi dico che ho sentito il mio orgoglio di piccolo uomo andare letteralmente in frantumi, perché è successo tutto nel modo più imbarazzante che potessi immaginare, esattamente quello che avrei voluto evitare con tutto me stesso, il modo più stupido, più coglione, quelle scene umilianti che a volte ti capita di vedere su uno schermo e pensi, speri, preghi che a te non debba succedere così.
E invece eccolo il momento, il buio tutto intorno, chi ti sta affianco che non ti dice niente ma quasi lo senti che sta pensando “non avere fretta, prenditi il tuo tempo, non buttare via il momento”.
Una luce, poi un’altra, infine un’altra ancora, mani esperte, corpi che sanno come muoversi che si piegano e scompaiono quasi in volo oltre la curva e tu che di colpo lo capisci, che non ti puoi più tenere, che stai perdendo il controllo. Per una frazione di secondo pensi quasi di avercela fatta e poi il mondo si capovolge in tutta la sua concretezza, le prospettive cambiano all’improvviso ed il cielo e la terra non sono più dove avrebbero dovuto essere.
È fatta, è successo. Ti guardi intorno e sì, sei tu quello lungo disteso per terra.
«Bobba, tutto bene?»
Quattro mani ti aiutano ad alzarti, le stesse che poi ti aiuteranno a tirare su la moto.
«Sì sì ragazzi, grazie, tutto a posto.»
Stupido, stupido, stupido cazzone che non sono altro.
E nonostante il fatto tu sia così coglione, si vede che la vita deve avere ancora in serbo per te qualche cosa da farti fare, perché ti rialzi e non hai un graffio, non un’escoriazione sulla giacca, non uno strappo ai pantaloni, nulla. Assolutamente nulla.
E la moto è praticamente intatta, neppure una riga. Gli specchietti un po’ da fissare ma le borse laterali l’hanno tenuta su al riparo dall’asfalto.
Quello che sembrava un danno dall’entità irreparabile si tramuterà semplicemente nel costo di una controllata dal meccanico lunedì prossimo, che non si sa mai.
E mentre osservi con gratitudine il graffio sulla borsa in pelle che si è sacrificata per te, che guarderai con affetto tutte le future innumerevoli volte in cui tirerai fuori la moto dal garage per tornare a farla ruggire su strada, ecco che come al cinema si riaccendono piano piano le luci e partono i titoli di coda:
“Un ringraziamento speciale a Nostro Signore Gesù Cristo, che è uno che non guarda al passato con rancore e che, quando può, una mano te la dà sempre”.
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Bello. Grande Roberto. Fino alla fine, il dubbio
Accidenti cos’hai ripescato! Gran serata quella, finita col botto. Grazie!
“altri la prendono con più leggerezza”
Mentendo, sapendo di mentire ….
Mi sa che hai ragione😂
Sono arrivata a 3/4 con la testa sempre più inclinata e gli occhi sempre più stretti, un po’ come quando dici al gatto “entra nel trasportino che ti porto a fare un giro” e lui inizia a guardarti di sottecchi per capire dove vuoi andare veramente a parare.
Purtroppo, ci sono anche queste prime volte, ma l’importante è uscirne senza troppi danni da veri Centauri! 😎
😂😂😂 lo conosco bene quello sguardo, il mio maschio ormai non lo frego più. Grazie per i tuoi messaggi Mary, tutti!
La malizia e i sottintesi non mi avevano convinto. Per quel poco che conosco di te, attraverso i tuoi racconti, immaginavo che questa tua prima volta, fosse totalmente diversa da quella classica che puó succedere lasciando accesa la luce, ma che di solito avviene a luci spente. Nonostante ció non sono riuscita a capire; ne ho pensate tante, ma nessuna delle ipotesi era quella giusta. Mi hai spiazzato di nuovo, anche stavolta, come per l’altro tuo racconto intitolato “L’abbraccio”.
Complimenti Roberto.
Sapere che ti ricordi di un mio vecchio racconto è un complimento bello al pari di sapere che hai apprezzato questo. Due in uno. Grazie Maria Luisa!
Sei stato bravissimo a portarci fino alle ultime righe senza svelare di quale ‘prima volta’ si trattasse. Pensavo che ognuno ha la sua, impressa sulla pelle, qualunque essa sia. Bravissimo Maestro
Ah, adoro i piani ben riusciti, ma questo lo sai già. Grazie Cristiana!!!
Ho passato tutto il tempo a cercare di capire questa “prima volta” che cosa potesse essere… ne ho pensate tante, ma la caduta in moto proprio non mi aveva sfiorata nemmeno da lontano.
Ottimo lavoro! 😀
Grazie ShanLan!
Ora che mi sono accertata che tu e Greta state bene, posso ben dire che non è che ti devi capottare ancora, per carità, mai più, e però, se da queste esperienze nascono poi questi gioiellini…scherzi a parte, quello che ti invidio (nel senso buono del termine) e che mi piace di te è proprio questa capacità che hai di trasformare anche le cose peggiori in qualcosa di bellissimo. Però adesso guida con prudenza, che la stagione della nebbia è ufficialmente iniziata. Mi raccomando ☺️
Carissima Dea, lungi da me la voglia di ripetere l’esperienza nello specifico, ma il tuo commento è la dimostrazione, come diceva De Andrè, che dal letame nascono i fiori. Grazie!
Cioè, non lo so mica se mi è uscita come volevo🤔. Però va beh, sono sicuro che hai capito😅
Te lo stavo scrivendo io, dal letame nascono i fiori, ma poi ho temuto non capissi, e non l’ho scritto…e invece questa è la dimostraziine che ci eravamo capiti gia 🤣
Giovanni Ribisi, l’attore che in “Salvate il soldato Ryan” interpreta l’infermiere, il personaggio più empatico
A me la prima volta ando’ peggio: escoriazioni lungo tutto l’avanbraccio sinistro 🙂 comunque si, condivido in pieno i titoli di coda.
Sai invece dove mi sono intrippato? Sulla foto, e pur esitando ce l’ho fatta. 😀 Lo vedevo spesso anche io!
Grazie Fra, ma devo essere molto sincero con te: la foto è presa a caso 😅
😀
I brividi. Ho avuto i brividi, a stento contenuti mentre leggevo avidamente una riga dopo l’altra, cercando di cogliere un segno, un accenno di sorriso, un’occhiata di sghimbescio, ad annunciare che sì, si trattava di una delle tue uscite a sorpresa. E nel frattempo cominciavo a temere che si trattasse di qualcosa di grave, di serio, di triste. E ho fatto con te i miei bilanci.
Brividi. Fino a quel finale, ancora una volta, a sorpresa. 👏
Grazie Giancarlo, è andata😅