Tornado Sei

Serie: L'imperatore dei Mari


Il sole era tramontato da un pezzo e la brezza marina rinfrescava l’aria. Yoni si premurò di far indossare delle pellicce ai figli, poi ne porse una a sua marito. Jark non la indossò. Non aveva detto una parola per tutto il viaggio, era perso nei suoi pensieri, solo lui sapeva cosa stesse succedendo nei meandri della sua mente. Yoni si sedette al suo fianco, gli carezzo l’irsuta mano. L’uomo la guardò per un breve istante. La donna si sforzò di sorridere, poi tornò dai figli.

La zattera tremò, finalmente erano approdati sulla spiaggia. La calma e la serenità colmarono il cuore di Yoni di gioia, anche Cassari era felice. Jark era taciturno, si lasciò prendere la mano dal figlio, che gli poggiò la testa sul braccio.

«Noi andiamo. Questo non è un addio. Sono sicuro che ci incontreremo di nuovo, una volta o l’altra.» Disse Xaxe.

«Grazie di tutto.» Rispose il ragazzo agitando la mano in un saluto.

Dolf si esibì in una capriola, Cassari e suo fratello sorrisero, poi la famiglia iniziò a camminare lungo le vie buie del villaggio. Non incontrarono nessuno, tutto taceva, la luna decrescente era in parte coperta da nuvole, che attenuavano il bagliore.

Disserrate le porte, finalmente erano nuovamente a casa. Sembrava che fossero passati anni. Jark accese le candele appese alle pareti, spostò distrattamente le cassette in legno che aveva buttato alla rinfusa e si lasciò cadere sulla sedia, con i gomiti appoggiati sul tavolo e la faccia tra le mani.

Yoni mise i figli a letto, diede loro un bacio ciascuno e aspettò pazientemente, solo come una madre sa fare, che si addormentassero; tornata nella sala principale dell’abitazione afferrò una sedia dalla corta spalliera e si accomodò vicino al marito.

«Non riesco ancora a capire.» Esordì all’improvviso Jark.

«Cosa?»

«Dove ho sbagliato. Frequento le celebrazioni ogni giorno, tutte le settimane dono una cospicua parte del nostro ricavato, prego quotidianamente.»

«Non fartene una colpa, Jark. Non sei tu il problema. Gli Dèi sono indaffarati. Non esistiamo solo noi.»

«Indaffarati, dici. Due, ben due Dèi si sono mossi per salvare nostro figlio, nessuno dei due era la nostra Dea. Una cosa veramente inaccettabile.»

«Circostanze, Jark.»

«No, no, Yoni. Non provare a calmarmi, rassicurarmi o qualsiasi altra cosa tu stia cercando di fare. Non è così che si comporta una Dea.»

«Jark, ti supplico. Non farti guidare nuovamente dall’istinto.» Disse Yoni abbracciandolo.

«Non ci penso proprio. Non commetto lo stesso errore due volte di fila, Yoni. Mi conosci. Questa volta non c’entra nulla l’istinto. Ho riflettuto per tutto il viaggio. Sono coscienzioso della mia prossima mossa.»

«Quale sarebbe? Vuoi condividerla con me?»

«Non voglio più seguire nessun Dio. In fondo, forse, i Forgiatori hanno ragione. Hai sentito cos’ha detto il Dio del Sottosuolo?»

«Sì.»

«Non mi farò soggiogare. Non di nuovo. Voglio essere anche io l’artefice del mio destino.» Concluse l’uomo lanciando uno sguardo verso la camera dei figli.

«Cosa significa, Jark?»

«Domani sveglierò il ragazzo di buon ora, lo porterò sulla spiaggia, gli parlerò, gli spiegherò le ragioni, gli dirò la decisione che ho preso e lo lascerò libero, libero di scegliere. Avevi ragione, Yoni. Ormai non è più un bambino, è un piccolo uomo. È riuscito ad aggraziarsi due Dèi, così giovane, io invece non ho mai ricevuto nemmeno uno straccio di risposta.»

«Hai ragione. È maturato ancora di più negli ultimi giorni, ne sono sicura. Nella tenda ti ha parlato come un adulto, sono stata orgogliosa di lui, ma ho anche avuto tanta paura di non poterlo più rivedere.»

«Sì, ho avuto paura anch’io.»

«Io sento freddo, che ne pensi di metterci a letto e riscaldarci?» Chiese Yoni abbandonandosi in un bacio.

Jark le sorrise.

La mattina successiva, l’uomo fece esattamente come aveva detto; suo figlio adesso lo guardava, non disse nulla, semplicemente lo abbracciò.

Da una finestrella del fortino sul faraglione, uno degli Incappucciati stava osservando la spiaggia. Il figlio di Jark lo intravide e gli fece un segno. Passarono pochi minuti e due membri della confraternita scesero le scale attorno alla roccia, raggiunsero la loro barca a remi e si avviarono verso la spiaggia.

Il ragazzo li accolse aiutandoli a scendere e a fissare la piccola imbarcazione a un palo. Gli uomini tolsero il cappuccio: uno indossava la maschera in legno, il secondo una maschera in pietra lavica. Il figlio di Jark li guardava incuriosito, poi disse: «Abbiamo deciso, non mi sottrarrò al volere di Xenxo, diventerò uno dei vostri.»

«Questa notizia ci riempie di gioia, hai fatto la scelta giusta.» Disse Uno da sotto la maschera legnosa.

«Non te ne pentirai.» Aggiunse il secondo.

Uno gli tese un fagotto. Il ragazzo glielo strappò di mano entusiasta, lo aprì: era una maschera intarsiata nel legno.

«Dovrai raggiungere il faraglione a nuoto, salire fino in cima, indossare la maschera e suonare la campana.»

Il giovane annuì, attese che gli uomini avessero preso il largo e tornò a casa accompagnato dal padre.

Yoni accettò la decisione del figlio. In onore della sua imminente partenza gli preparò un pranzo con i fiocchi: capretto alla brace, pane fritto, uova speziate. Jark gli permise di assaggiare, per la prima volta in vita sua, un sorso di latte viola, una bevanda inebriante estratta dalla spremitura di un albero dai fiori e le bacche color glicine. Gli piacque molto.

Finito di mangiare, il ragazzo preparò una piccola borsa di pelle con qualche vestito, abbracciò Cassari raccomandandosi di comportarsi bene, si fece baciare da Yoni sulla fronte e s’incamminò verso la spiaggia, accompagnato da Jark.

Quella passeggiata lasciava un gusto acre, sgradevole. Jark rallentava il passo, non aveva fretta di salutare suo figlio. Tuttavia il percorso non durò molto. I due si abbracciarono.

«Ci vediamo presto, padre.»

Jark non disse nulla, si asciugò la punta di una lacrima che stava uscendo dall’occhio.

Il ragazzo tolse gli zoccoli di legno, li adagiò nel suo bagaglio, strinse la cinghia ed entrò in acqua.

Il mare era molto freddo, impiegò qualche secondo per abituarsi alla temperatura, infine si tuffò. Jark lo seguì con lo sguardo per tutto l’arco delle bracciate, lo vide salire rapido i grossi gradoni fino all’ultimo. Il ragazzo, raggiunta la cima ricoperta di muschio, cercò un punto abbastanza solido per non perdere l’equilibrio, si voltò verso la spiaggia e salutò il padre.

Frugò nella borsa, prese il fagotto, lo aprì e indossò la maschera. Qualche passo più avanti vide la campana, la suonò energicamente.

La porta si aprì. I cinque uomini, nascosti dietro le loro maschere, gli fecero cenno di entrare, lo accompagnarono presso la loro sala delle riunioni e lo fecero sedere su uno sgabello già preparato al centro della stanza.

I cinque Incappucciati si schierarono a semi cerchio difronte a lui; Uno fece un paio di passi in avanti, stringeva tra le mani un ventaglio, lo smosse spostando l’aria: «Benvenuto nella confraternita degli Incappucciati», iniziò, «da oggi tu sarai un dominatore dei tornado, un custode delle Isole, verrai istruito a dovere e alla fine del tuo addestramento sarai in grado di controllare a pieno i poteri necessari per portare a termine la tua missione di guerriero protettore delle Isole, assegnatati da Xenxo. Hai abbandonato la tua famiglia e accolto la nostra. Adesso sei un Incappucciato, il sesto, per questo lascerai il tuo nome alle spalle, da oggi tu sarai Tornado Sei.»

In un angolo della stanza, invisibile a occhio umano, Xenxo osservava soddisfatto quell’investitura, ancora una volta il suo volere era stato soddisfatto, la confraternita delle Isole, adesso, era al completo; attraversò le mura del fortino, guardò il cielo e con un balzò deciso si diresse verso il Padiglione degli dèi, posto al centro del Giardino Celeste.

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