
Tra le pieghe di un sorriso
La mia amica Ilaria è bellissima. Non è solo una questione di lineamenti: certo, ha quegli occhi grandi che sembrano racchiudere tutte le sfumature del cielo e un sorriso capace di illuminare anche una giornata grigia. Ma la sua bellezza va oltre. È nella voce, quando racconta pezzi di vita, anche quelli spezzati. È nelle sue lacrime che non scendono, ma si aggrappano con caparbietà alle palpebre, come se rifiutassero di cadere a terra. È nel modo in cui non si lascia piegare, nemmeno quando tutto avrebbe potuto ridurla in polvere.
«Lo sai che lui si arrabbiava anche se guardavo fuori dalla finestra?» Dice Ilaria, con un sorriso che sembra voler minimizzare tutto. Giocherella con il manico della sua borsa, le dita si muovono leggere, come se avessero un ritmo tutto loro. La voce è squillante, allegra, un raggio di sole che riesce a insinuarsi in un giorno nuvoloso, anche quando racconta qualcosa che fa male.
Siamo in macchina. Io guido, lei è seduta accanto a me. Il suo sguardo è fisso oltre il finestrino, perso tra gli alberi, i campi e le strade che si dissolvono all’orizzonte. Il paesaggio è sempre lo stesso, lo vediamo ogni sabato, eppure, con lei accanto, sembra ogni volta diverso, come se la sua presenza lo ridefinisse, lo rendesse nuovo.
Aspetto con impazienza la primavera, il momento in cui le distese ai bordi della tangenziale si accenderanno di un verde più vivo. Quel verde che ci serve, che potrebbe farci bene. Al cuore, soprattutto.
Ci accomuna la passione per il ballo e siamo iscritte allo stesso corso. Durante la settimana ci incrociamo alle lezioni nella piccola palestra vicino a casa, ma il sabato è speciale: è il nostro momento. Il tragitto in macchina ci avvicina, quasi a forza. La distanza tra di noi, già sottile, si riduce ancora di più, come un filo che diventa una cordicella tesa, forte, impossibile da spezzare.
«Diceva che cercavo qualcun altro, che non ero mai contenta» continua e la sua voce scende di un tono, ma non perde quella leggerezza che mi disarma.
Io stringo il volante un po’ più forte, i miei pensieri affollati dalla sua confessione. Ogni volta che Ilaria mi racconta un frammento del suo passato, è come se mi gettasse un pezzo di puzzle che non so ricomporre. Mi chiedo come abbia fatto a sopportare tanto. Mi chiedo come faccia, ora, a essere sempre così luminosa, come se il dolore fosse solo un vecchio album di fotografie da mettere via.
«E tu cosa facevi?» Le chiedo, quasi temendo la risposta.
Lei alza le spalle, con un gesto che sembra contenere tutto il peso del mondo. «Niente. Cosa vuoi fare, quando sei convinta che la colpa sia tua? Mi scusavo. Mi scusavo anche se non avevo fatto niente.»
Mi giro verso di lei per un istante, abbastanza per cogliere quel sorriso dolce e disarmante che non sembra avere nulla a che fare con ciò che sta raccontando. Come fa a essere così forte? Come fa a essere così bella?
«Ma adesso sei qui» le dico, cercando di farle sentire che capisco, anche se forse non posso davvero. «Hai trovato la forza di scappare, Ilaria. E guarda dove stai andando: a ballare, con me. Se questo non è un inno alla vita, non so cosa lo sia.»
Lei ride, e la sua risata riempie l’abitacolo come una melodia. È sincera, piena, contagiosa. «Un inno alla vita con queste scarpe che ci massacrano i piedi?»
Ridiamo insieme, e per un attimo il peso delle sue parole si fa più leggero. Ma dentro di me rimane. Rimangono le immagini di ciò che ha vissuto, quelle che non ha mai raccontato nei dettagli, ma che si intuiscono nei suoi silenzi, nei suoi sguardi lontani. Rimane il senso di ammirazione che provo per lei, la forza e il coraggio di ricostruire se stessa, un pezzo alla volta, come un’opera d’arte unica.
La strada davanti a noi si snoda, rettilinea e infinita, come un filo teso tra il passato e il futuro. Il sole entra di taglio attraverso il parabrezza, scaldandoci il viso con un tepore gentile, quasi a voler lenire le ferite invisibili che portiamo dentro.
Guardo Ilaria ancora una volta, osservando ogni dettaglio del suo profilo, il modo in cui la luce gioca con i suoi capelli, l’ombra leggera delle sue ciglia sul viso. Penso che ogni donna dovrebbe conoscere questa forza che abbiamo dentro, questa capacità di ricostruirci anche quando tutto sembra crollare.
Ogni donna, come lei, merita di ballare, di sorridere, di vivere senza paura. E capisco che la sua ostinazione nel ballo non è solo un passatempo, non è solo un modo per riempire il sabato pomeriggio. È molto di più. È un atto di ribellione, un atto d’amore verso se stessa e verso la vita.
Ilaria si volta verso di me, interrompendo i miei pensieri. «Raccontami una storia, come sai fare tu. Una delle tue, che mi piacciono tanto, cantastorie vagabonda» mi dice, i suoi occhi grandi e limpidi che mi cercano. «Il sabato è nostro, ed è fatto per ascoltare le tue storie.»
Per un momento, non so cosa dire. La guardo, e nei suoi occhi vedo qualcosa che mi fa venire voglia di abbracciarla, di proteggerla, di essere la sua roccia, anche solo per oggi. Poi mi prendo un attimo per pensare e scelgo la storia più bella da raccontare.
La sua.
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Che magnifico racconto! Un’altra perla da aggiungere alla tua splendida collana di perle d’autore. Per la verità non so che valore possa avere una perla donata da un pirla. Perdonalo Cristiana, parla col cuore, se non vorrai aggiungerla potrai sempre porla in un cassetto. Così parlò Fabius P. Sulle sue parole si potrebbe comporre un poema sinfonico. Per la miseria! Ci mancherebbe solo questo! Grazie Cristiana per la pazienza, per la disponibilità, per la comprensione, un commento così è incommentabile, lo comprendo. Brava! Brava! Brava! Fai tutto con le parole, sembri un usignolo. Sei brava come Mina.
Pirla non è l’aggettivo giusto. Menestrello? Giullare? Cantastorie? Sono anche i tuoi commenti che rendono più belli i miei racconti. Grazie di cuore per il paragone, che non merito. Un abbraccio
Purtroppo il racconto di Ilaria è comune a molte donne, mi colpisce la leggerezza con cui affronti la tematica, facendo trasparire il lato solare della persona. Mi trasmette una dolcezza quasi materna. Bello.
Cara Susanna, ti confesso che Ilaria è proprio così, solare e bellissima. Io credo che riuscire a condividere esperienze di questo tipo sia di grande aiuto, come togliersi un macigno dall’anima. Io però, credo anche di essere fortunata perché mi è stata data la possibilità di mettermi in ascolto.
Se avessi evidenziato tutte le frasi e i passaggi che mi sono sembrati notevoli, avrei invaso la sezione di commenti. Quindi mi limito a dire che ho adorato la metafora del dolore passato come un album di vecchie fotografie.
Un racconto che si svolge nel giro di una mezz’ora, immagino, il tempo necessario per raggiungere la palestra. Eppure dice molto di più.
Bravissima!
Credo che il dolore sia alla portata della mano. Il nostro e di chi ci sta attorno. Credo che faccia parte di noi. Forse, va semplicemente accettato? Io non lo so. La violenza ci indigna, eppure è sempre accanto. La possiamo combattere o scacciare? Credo di no, Però, ci possiamo stringere, magari in un abbraccio e il dolore, per qualche istante, se ne sta fuori. Grazie Nicola.
“quando racconta pezzi di vita, anche quelli spezzati”
Bellissima frase
Grazie Nicola. Credo che ogni pezzo ne faccia parte, anche se spesso è difficile ricomporre.
Una fotografia leggermente sfumata.. pochi dialoghi, sinceri e un quasi timorosi nell’affetto cercato.
Non c’entra niente, ma mi è venuto in mente l’incontro del Piccolo Principe con la volpe: la necessità di essere amici, nella sincerità e oltre le difficoltà.
Invece centra e ti ringrazio per questa immagine bellissima che mi hai regalato. L’amicizia e l’amore sono forse sentimenti così simili da arrivare spesso a fondersi. E per fortuna. Grazie Furio 🙂
Forse il silenzio è un posto come un altro dove aspettare. Dove attendere che qualcuno vada oltre le parole non dette, oltre le espressioni celare, oltre il passato nascosto dentro. Mi piace molto questo tuo scrivere delicato e intenso. Dai tuoi racconti ci si lascia aggiustare un po’. È un talento notevole.
Grazie Mattia perché il tuo è un commento che scalda il cuore. Ci vuole sempre delicatezza, a mio parere, quando si affronta il tema della violenza. Quella violenza che spesso scivola inesorabilmente nell’amore e viceversa. Quella linea così sottile di demarcazione fra il bisogno di sentirsi amati e l’accettazione muta del subire. Succede soprattutto quando si è bambini o quando sei una donna. In realtà, però, questo ‘confondersi’ capita anche agli uomini. In generale, capita a chi ha tanto bisogno di essere amato e, appunto, si confonde. Quando ti senti così, non sai più scegliere, non sai più cosa c’è ‘oltre’ e allora decidi di rimanere in quel ‘luogo’ dove credi che ci sia tutto ciò di cui hai bisogno. A volte, qualcuno, riesce ad aprire gli occhi e, magari, ha semplicemente bisogno una mano tesa. Credo che, come già ho fatto, non smetterò mai di trattare questo tema, perché serve soprattutto a me. Grazie Mattia, di cuore.
Ciao Cristiana! Avrei voluto caricare il video di Ligabue “Le donne lo sanno”, solo per quella frase sul fatto che “vogliono ballare un po’ di più”, ma credo che non si possano caricare video nei commenti😊 Detto ciò, in questa storia c’è la doppia natura dei sentimenti, quella doppia natura che sai raccontare così bene (come ogni altra cosa! Uffa! Ti odio!😤) Qui ti soffermi sull’amicizia, sul fondamentale bisogno di rispettare gli spazi, i silenzi, le sofferenze altrui, e questo distacco millimetrico e calibrato che si crea tra due persone è più vivo, più magnetico della totale e incondizionata aderenza. Un concetto non troppo diverso dall’amore uomo/donna (secondo me), e credo che, in qualche modo, l’esperienza sentimentale di Ilaria sia proprio una dimostrazione di ciò che accade quando si eccede in uno dei due estremi: un rapporto basato sulla gelosia e sulla possessività. Un rapporto appiccicoso. Ecco cosa intendo quando dico che, in poche righe, sei riuscita a illustrare magnificamente la doppia natura dei sentimenti.👏🏻
Ciao Nicholas, facciamo prima di tutto che è come se quel video tu l’avessi caricato:)
Mi piace molto quando ti soffermi sul concetto della doppia natura dei sentimenti perché oramai, l’avete capito, che ho quella visione, spesso inaccettabile, del fatto che amore e amore malato forse non si distinguano perfettamente. Credo che ciò sia dovuto al bisogno che certe persone, magari fragili o forse semplicemente confuse, hanno di essere e sentirsi amate. Quel credere di trovare all’interno di un rapporto doloroso per se stessi, l’amore di cui hanno bisogno. È discutibile, lo so, ma come facciamo noi a giudicare? Grazie Nicholas per il tuo bellissimo commento. Un abbraccio.
Sono d’accordo al 100%, Cristiana. E poi un po’ sai come scrivo: forse io sono ancora più convinto che i sentimenti siano quell’aberrazione tutta umana capace di dare un sapore alla vita, proprio perché stanno sul filo tra la meraviglia e il mostruoso😊
È proprio per questo che mi piace tanto leggerti 👏👏👏
Troppo gentile, Cristiana🙏🏻😊
“l’ombra leggera delle sue ciglia sul viso”
Ecco, per me questa frase è molto bella, ha quella descrizione poetica semplice e potente 👏 👏 👏 👏 👏 👏 👏 👏 👏 👏 👏
Grazie 🙂
Mi chiedo perché mi sia sfuggito questo racconto, meno male che mi è apparso là in alto dove state voi. C’è qualcosa di intenso e bello nel modo in cui hai raccontato Ilaria. Non è solo la sua storia, è la storia di ogni donna che trova la forza di riprendersi la propria vita.
Complimenti per lo stile descrittivo e poetico che apprezzo sempre tanto.
Grazie Giuseppe. Non c’è mai fretta per una lettura. Siamo tutti qui, scrittori e lettori 🙂
Vorrei che fosse percepita come una storia universale e di violenza ‘trasversale’. Il mio caso specifico, mi ha portata a scrivere di due donne. Ma lo sappiamo bene che quel pericolo è dietro l’angolo per tutti.
Troppe volte le persone a noi più care hanno passato -o stanno passando- momenti tanto terribili da piegarle e talvolta spezzarle. Momenti tanto bui da offuscare ogni luce facendo perdere loro l’orientamento.
Al giorno d’oggi le persone trovano conforto nelle parole preimpostate di un’intelligenza artificiale, nell’esteriorità e nell’avere. Siamo diventati ciechi e sordi dinnanzi a ciò che trasmette uno sguardo o una risata; un pezzo di vita e di storia di chi ci sta regalando un momento tanto prezioso. Freddi e distanti, anche dinnanzi alle sofferenze altrui. Abbiamo dimenticato la vera bellezza: la complicità, la libertà di essere fragili dinnanzi a qualcun altro e la purezza d’animo.
Stiamo dimenticando di essere umani, prima che persone.
Eppure qualcuno si distingue ancora dalla massa, come un girasole in un campo di lavanda: qualcuno che sa volere bene, ma bene veramente.
Io ho avuto la fortuna di conoscerti dal vivo, cara Cristiana, quindi il calore e la dolcezza che si percepisce da questo racconto so che è reale. Ilaria è fortunata ad averti come amica. ❤️🔥
Cara Mary, grazie perché le tue parole sono dolcissime ma, al tempo stesso, dimostrano quella grande saggezza che tu hai dentro. L’immagine di un girasole in un campo di lavanda mi colpisce molto, il giallo in così tanto viole. Bellissima come te. Grazie di cuore.
Che bello, Cristiana! Ho letto diverse tue storie dedicate ad amanti, ma questa è la prima volta che leggo un tuo racconto sull’amicizia. Mi è piaciuta l’atmosfera del viaggio in macchina, quasi un confessionale. Mi hai fatto tornare in mente certi viaggi in macchina, con alcuni colleghi. Ci raccontavamo le nostre vite e quei momenti erano terapeutici per me. Bellissimo, complimenti 🙂
Sai Arianna che il termine terapeutico mi piace tantissimo? Perché raccontarsi, non fa bene solamente a chi lo fa, ma anche a chi ascolta e riceve. Grazie per il tuo bellissimo commento 🙂
Bello! Proprio bello! Un racconto che scivola via per quanto è delicato e ben scritto e nel farlo racconta due bellissime Donne! Brava Brava Brava!
Grazie Piergiorgio 🙂
Potevano essere anche due uomini, o un uomo e una donna. Credo che l’amicizia e la condivisione siano trasversali. In questo caso mi è venuta così perché ci ho messo il mio.
Intenso, emozionante, delicato.
Un frammento di una vita narrato con tatto e sentimento.
Davvero molto bello!
Certi frammenti di vita sono talmente intimi che a volte ci si chiede se possano essere messi su carta. Poi, quando la risposta è ‘si’, allora ti accorgi che sono situazioni talmente universali che abbracciano tutti. Grazie Giuseppe.
Un bel racconto Cristiana, come sempre, bello come il mare di cui hai parlato. Complimenti come sempre!!
P.S: scusami per il commento a due giorni dalla pubblicazione!!
La musica e quella terra sono un omaggio proprio alla mia bellissima amica. I commenti non sono mai ‘in ritardo’ perché una lettura è libera, va prima sentita e poi fatta. Io stessa sono la regina dei ritardi e mi devo fare perdonare 1000 volte. Grazie Alfredo.
Volevo scrivere due parole sul senso di colpa, ma il commento di Giancarlo è più che esauriente. Mi sposto quindi sul lato gioioso di Ilaria: ci sono persone cosi’, fortunatamente. Anche se rotte non perdono mai il sorriso e sono un toccasana per chi le ha vicine.
Pensa che bello se la vita fosse davvero una domenica al mare 🙂
Grazie Francesco per aver letto il mio racconto o spezzone di vita. Sai, in realtà non volevo trasmettere l’oppressione del senso di colpa e nemmeno immaginare di buttare un macigno sulle teste degli ‘uomini’, per intenderci. Innanzitutto volevo parlare di bellezza e amicizia, sempre trasversale a genere e intendere che i ‘mostri’, ancora una volta non hanno genere. Questo racconto è così semplicemente perché la vita è questo che mi regala in questo momento.
Continuo ad apprezzarti!
Grazie Kenji, davvero. Per la tua lettura e per il commento.
“come se il dolore fosse solo un vecchio album di fotografie da mettere via.”
Immagine molto forte e molto vera!!! 👏 👏 👏
Grazie Alberto. Purtroppo non lo è, però spesso ci adattiamo e lasciamo che sia così.
La bellezza di una persona che non si fa schiacciare dalla sofferenza, non smette di sorridere e amare la vita brilla in un modo diverso e ha lo stesso sapore della primavera.
Parli di amicizia vera, credo che sia uno degli appigli più forti a cui aggrapparsi in mezzo alla tempesta e una forma di affetto di cui non si può fare a meno.
Molto belle anche le descrizioni dell’ambiente in questa storia, non sono solo una cornice.
Brava Cristiana!
Grazie Melania. La vita va amata sempre, anche se è difficile e le persone, quelle giuste, diventano una mano che si tende per sorreggerci. L’ambiente ci aiuta, il verde che arriva è la metafora del cambiamento.
Un amore infangato, sottratto con odio, inganno e brutalità….le mani colpevoli di chi ti sta accanto, di chi ti dovrebbe proteggere con un caldo abbraccio….cosa si spezza nel cuore e nella mente di un uomo per portarlo ad abusare di una donna?……è una domanda che indigna e che ci trova sempre impreparati, ma che bisogna continuare a porsi…..
Tutta la tua opera tocca con dolcezza e straziante intensità le corde più profonde dell’animo umano e fa riflettere sulla definizione di amore e viene naturale chiedersi che cosa sia davvero l’amore….perchè quello che appare amore si tramuta in delirio….una battaglia antica e sempre attuale contro uomini incapaci di ricambiare….amore che viene confuso con il possesso, l’altra persona che viene considerata un bisogno….
Una tematica delicatissima che tu hai affrontato con tatto ed eleganza e grande maestria perchè non imponi le tue emozioni, ma lasci che il tuo lettore s’indigni o si commuova e viva liberamente le proprie….le tue opere sono una verità nello stesso tempo accessibile e nascosta….e che si può comprendere solo con l’amore…….
Grazie Migeè, un commento confortante e che scende nella profondità della tematica, senza risparmiare nulla. Affrontare il difficile con leggerezza è quello che cerco sempre di fare. Non mi piace giudicare, esprimere opinioni. Certi temi possono essere così personali che toccare quelle corde in un certo modo, può fare male.
Grazie a te per le tue opere che sanno raffigurare l’essenza dei desideri….e rivelano i segreti nascosti delle anime….
Ero indeciso se lasciare un commento o no su questo racconto. Ogni parola lasciata, scritta, detta non riuscirebbe a valorizzare l’amore intrinseco che può nascere tra due donne soprattutto (lo si trova anche fra due uomini a dir il vero) quando le ferite della vita solcano l’anima per inciderla di dolore e insicurezza. Ilaria, donna bellissima, io me ne sono fatta un’immagine ben precisa che non ti dico, e questo racconto lo associo a questa mia figura di donna bella come il sole e forte come la roccia. L’ho disegnata nella mia mente così come me l’hai fatta arrivare tu con la tua bravura, lei, col sorriso luminoso che riesce, pur con la rassegnazione a sopportare l’insopportabile, lei, nella sua bellissima disposizione all’amicizia pura riesce a vivere, ballando con le scarpe strette. Pura poesia. Cristiana mi stupisci sempre di più. E ti ringrazio per aver creato questa donna nei mie pensieri, ed è veramente bella come poche. Grazie
Grazie a te Nino, per questo commento che fa della ‘bellezza’ il centro di tutto. E mai si parla di bellezza puramente fisica, si tratta piuttosto di un concetto che va oltre. Quella bellezza che trovi nelle persone speciali.
La bellezza fisica, anche se è i il primo approccio con cui ci relazioniamo con gli altri, ed è una virtù, un valore agguato per carità, ma come giustamente hai detto tu quella vera è la bellezza che cresce e non sfiorisce. Purtroppo tanti sono illusi su questo punto.
Hai davvero ragione.
Comunque non volevo portarla sull’inesorabile avanzare dell’età. No, le belle restano tali sempre, soprattutto se per natura sono come te😂🤗
Grazie ☺️
Mi hai fatto venire i lacrimoni, Cristiana. Di quelli buoni però, che fanno bene all’anima, che ti fanno sentire che il mondo è un posto buono e no, anche quando tutto sembra urlare il contrario, non sei mai sola. Una cosa, fra tutte, è spiccata, ed è un dono raro: la complicità tra donne. La sensibilità rara di capirci, senza giudicarci, il tesoro di essere noi stesse e regalarci all’altra.
È un mondo strano, questo. Troppo spesso maschio. Ci istiga alla competizione, al giudizio, all’invidia e alla gelosia. Perdonami, ora esagero: è un mondo che sa il nostro potere di donne, lo teme, e fa di tuttto per metterci contro. E in molte, purtroppo, ci cascano. E invece di sostenersi a vicenda si fanno la guerra, e cadono vittime di meccanismi che le vogliono sbagliate, ma sono sbagliati loro. Ma tu e Ilaria no. Andate a ballare nonostante le scarpe che spaccano i piedi. Rivendicando il diritto di amare, di essere vive, di essere donne e voi stesse nonostante certi uomini, nonostante i loro limiti. Passare il dolore, sorriderne con un’amica. Non riesco a immaginare fortuna più grande. ❤️
Grazie Irene, di cuore. Hai ragione tu quando parli di ‘sensibilità’ rara del non giudicare, del capirsi e del volersi bene, così tanto, che si sente dentro anche senza il bisogno di usare le parole. Sembra difficile, ma quando poi ti riesce, sai che grandioso traguardo?
“Niente. Cosa vuoi fare, quando sei convinta che la colpa sia tua? Mi scusavo. Mi scusavo anche se non avevo fatto niente.»”
Qui sono racchiusi il coraggio, la forza, il dolore della guarigione. È la parte più difficile. Ma se la passi, se riesci a dirlo con il sorriso di chi ce l’ha fatta, allora sei davvero sopravvissuta, e finalmente libera.
Guarire dal dolore spesso è più difficile e ‘doloroso’ del dolore stesso. Poi, ce la si fa… 🙂
“Penso che ogni donna dovrebbe conoscere questa forza che abbiamo dentro, questa capacità di ricostruirci anche quando tutto sembra crollare.”
Grazie Cristiana. Un abbraccio.
“Niente. Cosa vuoi fare, quando sei convinta che la colpa sia tua?”
E mi chiedo chi insinua in così tante donne, sin da piccole, questa disistima.
La disistima spesso è radicata in culture così forti da contenerla in maniera intrinseca. Così che arriviamo ad averla cucita addosso senza nemmeno rendercene conto. Ne parli spesso tu stessa nelle tue storie di donne e di terra. Parli anche di quella rinascita cui tutti possiamo ispirare, l’hai fatto benissimo nel tuo romanzo. Questi cono gli esempi che arrivi a voler imitare quando riesci finalmente ad aprire gli occhi.
*sono
Noi ragazze diversamente giovani, figlie di padri padroni, in una terra bella e aspra, abbiamo imparato a sopravvivere e a salvarci da certi danni subiti. Ogni tanto, peró, qualche ferita si riapre e sanguina.
La terra, in effetti, è bella aspra un po’ ovunque…Grazie cara 🙂
“Mi chiedo come abbia fatto a sopportare tanto.”
Una domanda che mi pongo anch’io.
Quanto mi piacciono questi scorci di anime maltrattate, ma fatte di quel materiale che ha la caratteristica di riprendere la struttura originaria una volta scaldato… materiali a memoria di forma si chiamano. Queste anime sono belle, sono resistenti, fanno una luce simile a quegli affari che attirano i moscerini e le zanzare per fulminarli. Queste persone sono degli attrattori irresistibili, almeno per me e sono rare da trovare! In tutti questi anni ne ho incontrate solo due con un anima fatta di acciaio austenitico e a tutt’oggi sono le mie migliori amiche! ♥
Il tuo racconto è un abbraccio dato con quel calore che rinsalda tutta l’intelaiatura dell’anima e Ilaria, sono sicuro, che lo sta assaporando con quel suo sorriso bellissimo e sincero.
Grazie Emiliano per queste parole così belle. Non dire ‘solo due’ perché due è un gran numero quando abbiamo la fortuna di incontrare persone così. L’abbraccio va dato, sempre, ma a volte scalda più di altre.
Un racconto che svela la nudità dell’anima, dove il dolore e la bellezza si mescolano come l’odore del vino e della pelle sudata. Ilaria non è solo una donna che attraversa la vita; è un fiume in piena, incatenata dalla sofferenza ma incapace di non bruciare ogni angolo che tocca. La sua bellezza non è quella che ti aspetteresti, è una bellezza viscerale, che ti entra nelle ossa, che ti scuote le viscere. Ogni parola che pronuncia è una confidenza sussurrata tra le lenzuola di una notte insonne, ogni sorriso è una freccia scagliata contro la realtà.
Il ballo è il suo atto di ribellione, l’unico posto dove può essere se stessa senza scusarsi. La protagonista, accecata dalla forza di Ilaria, si trova a specchiarsi nel suo dolore, nella sua ricerca di significato, come un uomo che si perde nel corpo di una donna senza sapere cosa cercare, se non forse una qualche risposta. Ma in fondo a tutto, c’è la consapevolezza che la vita non ha mai smesso di essere una guerra vinta giorno per giorno, tra una risata e un passo di danza, tra un amore bruciato e un’altra ferita che non smette mai di sanguinare.
Hai ragione Daniele, la vita è una guerra che dobbiamo cercare di vincere. È dura e difficile, ma è anche piena di opportunità. E come dici tu, spesso il ballo o l’arte in generale, sono atti di ribellione e libertà. Grazie.
Racconto impeccabile di una rinascita. Del tentativo di riappropriarsi di una vita messa da parte per…? Non voglio farne una questione di genere, potresti aver messo due uomini in macchina e il risultato non sarebbe cambiato, è l’amore che è frainteso, soprattutto quello per se stessi. Spesso facciamo pagare all’altro le nostre insicurezze, siamo vili ma, finché non si arriva alla violenza, è una situazione fin troppo accettata e, sicuramente, è ora di rifiutarla. Brava come sempre Cristiana.
Hai perfettamente ragione Giuseppe quando dici che non ne dobbiamo mai fare una questione di genere. La violenza non lo è e nemmeno la sofferenza o anche l’amicizia, l’amore, il riscatto. Tutti possiamo subire e tutti possiamo trovare la forza di uscirne. Grazie di cuore.
Per me che ho avuto il privilegio di venire dalle tue parti e conoscere i tuoi posti immaginare questo tragitto è stato come risvegliare quel desiderio di primavera che, appena arriva l’autunno, metto da parte, quasi non ci credessi che possa tornare di nuovo, tanto è distante. Ma poi guido per strada o pedalo lungo il fiume e mi imbatto una roba verde, strana, che spunta da un pezzo di legno grigio che sembra morto e secco, e mi accorgo che è un germoglio, e che la vita sgomita di nuovo per farsi bella ai miei occhi.
Grazie per avermi regalato il primo di quest’anno.
Mi piace pensare che la vita faccia per sé, che vada esattamente come lei decide di andare. Per qualcuno in un modo, per altri in un altro. Però ciascuno la sua se la deve tenere stretta perché è quella che abbiamo e l’immagine del germoglio diventa metafora di speranza. Grazie Roberto.
C’è un meccanismo, nell’essere umano, uomo o donna, che forse si instaura nell’infanzia, si radica e cresce come cresce la persona, insinuandosi nella sua psiche, a fondo. Un meccanismo storto, deviante, ma non per questo meno naturale. Un meccanismo che confonde protezione con coercizione, con costruzione, con violenza e dipendenza. Una persona si sente protetta da chi è forte, volitivo e deciso. Chi decide anche per gli altri. Sempre. E finisce per esserne completamente soggiogata. E dal giogo si passa alla violenza, e talvolta alla morte.
Un difetto femminile? No. Un difetto umano. Cos’è successo in Europa e nel mondo ottantacinque anni fa? Dove ha portato milioni di esseri umani, che prima hanno cercato la forza e la decisione, e poi ne sono stati trascinati in guerrra, una guerra mondiale?
Pensiamoci, prima di affidarci a chi ha i muscoli e ci promette protezione a scapito della libertà.
Scusa Cristiana. Non sto sminuendo la tragedia di questa donna, che racconti in modo tanto bello da far piangere. Non sto parlando di “ben’altro”. E non sto certo dicendo che se la sia cercata. Dico, semplicemente, che non è colpa sua. Abbiamo questo istinto, che dovremmo rifuggire. Sempre. E la colpa, certamente, è di chi sfrutta questo istinto per sopraffarci. E farci sentire che la colpa è stata nostra. Che ce la siamo cercata. Sì.
Caro Giancarlo, un commento chirurgico e apprezzatissimo. La tua razionalità controllata e domata che cozza contro le pulsioni del cuore. Si sente, sai? Come fosse una sorta di combattimento dove non ci sono vincitori o vinti, bensì una giusta e ponderata analisi dei fatti. Dici benissimo, tu, quando specifichi che non stiamo parlando di uomini o donne, ma di persone. E dici altrettanto bene quando tenti di analizzare quel maledetto istinto che ci porta a piegarci pur di sentirci amati. E poi, il senso di colpa…Grazie, davvero, per le tue parole al mio testo. Non sai quanto.