Traccia di sangue

Serie: Il sangue del mito


Hope e Samuel avanzarono lungo i corridoi della centrale. I due cadaveri stavano venendo analizzati dalla dottoressa Clarissa Feni. Raggiunsero l’ufficio del commissario. Mark Tures era un uomo di circa cinquanta anni, capelli neri corti e statura robusta, barba crespa ed occhi neri come il carbone. Accanto al commissario vi era un ragazzo di circa venticinque anni.

Mark: Vi presento Dan Koter, psichiatra del centro di salute mentale della nostra città.

Hope scrutò il ragazzo, era magrolino e trasandato, aveva occhi azzurri, capelli biondo cenere e pelle bianchissima. Vide Mark passarle accanto e chiudere la porta per evitare interruzioni.

Mark: Vi ho chiamati per un motivo ben preciso.

Dan: Tre anni fa ho avuto un paziente di nome Chris Gels. Un ragazzo di diciotto anni molto particolare, aveva un’ossessione per gli antichi miti, passava le giornate a scriverne. Utilizzava il proprio sangue.

Samuel: Pensate possa essere lui?

Dan: No. L’anno scorso si è tolto la vita impiccandosi. Tuttavia alcuni pazienti avevano un’incredibile ammirazione per Chris. Dicevano che fosse un genio, che utilizzasse il sangue per divenire lui stesso uno dei propri scritti, dicevano che per comprendere realmente un mito occorresse averlo dinanzi in carne ed ossa.

Un rumore di passi interruppe lo psichiatra e la dottoressa Clarissa Feni entrò nella Stan. Era alta con un fisico slanciato, capelli lunghi biondi ed occhi celesti.

Clarissa: Signori ho trovato qualcosa di interessante. Delle gocce di sangue sulle scene del crimine. Abbiamo una corrispondenza: Chris Gels.

Hope: Dobbiamo parlare con i pazienti che nutrivano ammirazione per Chris – disse rivolgendosi allo psichiatra.

Dan: Non escono dall’istituto da anni, tuttavia hanno visite molto regolari, potrebbero aver parlato di Chris con qualcuno.

Hope: Dobbiamo capire anche come sia finito il sangue di Chris sulle scene del crimine.

Dan: Chris è stato cremato subito dopo la morte.

Samuel: Ciò vuol dire che qualcuno ha il suo sangue da tre anni.

Hope: Dobbiamo parlare con la pompa funebre che si occupò della cremazione e con i pazienti del suo istituto.

Mark: Indagate anche sulle vite personali delle vittime, non diamo per scontato che si tratti di un serial killer, potrebbe trattarsi di un depistaggio. Oltretutto dobbiamo comprendere come abbia trovato le vittime.

Dan: Allora, l’individuo che stiamo cercando è estremamente meticoloso, ha il disturbo ossessivo compulsivo ed un enorme egocentrismo, pensa di essere più furbo di noi, non sottovalutate niente.

Samuel e Hope giunsero alle pompe funebri assieme all’agente Miranda Lesi, una giovane ragazza di statura media appena entrata nel corpo di polizia, aveva capelli neri legati in una coda di cavallo. Il direttore gli indicò il ragazzo che si occupò della salma di Chris. Un giovane di nome Arthur.

Hope: Lei si è occupato della salma di Chris Gels…

Arthur: Agghiacciante. – disse interrompendola – L’unica effrazione in cinque anni che lavoro qua.

Miranda: Effrazione?

Arthur: Si, trovai un’uomo intento a far qualcosa alla salma, appena mi vide fuggì. Il cadavere era intatto dunque decidemmo di fare una normale denuncia per effrazione.

Con loro grande stupore scoprirono che avessero tenuto da parte i nastri della videocamera di sicurezza.

Samuel: Io lo conosco. – disse fissando meglio l’uomo nei nastri – È un ladruncolo, mi è capitato spesso di arrestarlo.

Hope: Crimini violenti? Oppure solo piccoli furti?

Samuel: Solo piccoli furti, nulla di grave. So dove abita.

I tre raggiunsero l’abitazione, una piccola casetta in periferia. Bussarono ed un giovane ragazzo apri la porta. Si chiamava Mike ed accettò in maniera stranamente tranquilla di farli entrare senza mandato.

Mike: Comprendo perché siete venuti da me. – disse dopo aver sentito la spiegazione di Miranda – Ma vi assicuro che non è come pensate.

Il ragazzo si avvicinò ad una libreria e prese dei libri, tra le pagine vi erano decine di foto che ritraevano cadaveri.

Mike: Sono necrofilo. Mesi fa sono stato beccato in un obitorio mentre…

Miranda: Capiamo. – lo interruppe per non sentire la descrizione.

Mike: Da allora sono seguito da uno psicologo, ho tenuto solo qualche foto per placare gli impulsi.

Hope le fissò negli occhi, aveva uno sguardo vitreo di astinenza.

Mike: Però ho qualcosa da dirvi. Aveva due piccoli tagli nelle gengive, sembravano ricuciti da poco. Se vi state chiedendo come faccio a saperlo…

Miranda: Tranquillo, lo immaginiamo. – disse interrompendolo nuovamente apposta.

Hope lo osservò, il ragazzo distoglieva lo sguardo da loro per osservare le foto e mordersi le labbra. Comprese che fosse quella la sua dipendenza. Non poteva essere lui, a malapena si contiene con delle foto, figuriamoci con un uomo appena ucciso. Almeno che non stesse fingendo apposta, d’altronde Hope sapeva benissimo che fosse palese che lo stesse fissando.

Fine secondo episodio.

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Discussioni

    1. Nasce dalla mia passione di guardare serie tv crime sui serial killer
      Li trovo interessanti dal punto di vista psicologico…il che è divertente perché ho un’assurda fobia per il sangue xd