Treno fantasma 

Perchè sono su questo Treno? Era surreale viaggiare in quelle condizioni climatiche, per raggiungere quella vetta immersa nella nebbia. Il sole offuscato piano piano andava calando come per congedarsi dalla sua dama notturna. Il freddo insolito si stava insinuando tra le mie membra e raggelava anche la mia anima irrequieta. Era questo quello che volevo? Era una mia volontà raggiungere il punto di quella vetta che mi avrebbe presentato alla sua amica Morte? Le mie volonta si annullavano mentre il Treno, inesorabile, mi portava al patibolo.

Come disperato cercavo intorno a me visi amici, ma anche l’ambiente poco rassicurante mi era ostile. Il buio, fuori, incombeva senza pietà e inghiottiva la fievole luce del Treno. La nebbia premeva sui finestrini e sembrava che bussasse malevola, intenta a ricordarmi che la morte di lì a poco mi avrebbe portato via.

Cigolano le rotaie, la locomotiva sembra un vecchio mulo stanco, che non vede l’ora di accasciarsi a terra stremato.

No! Non voglio arrivare.

Non voglio consegnarmi alla morte come un condannato!

Vivere! Questo voglio!

Le lacrime scendono e fanno quasi male. Perchè sono qui, non c’è perdono per i miei peccati?

Dio risparmiami tutto questo, sono pentito e chiedo perdono.

Sento che nessuno mi può aiutare. Come Caronte, il Treno mi porta davanti alla resa dei conti.

Non posso scappare.

Sento di essere quasi arrivato. Le luci tremolano. Il vetro del finestrino si appanna per il mio respiro affannoso. Il sudore, freddo, scende lentamente facendomi rabbrividire.

Lo sento.

Lui sta arrivando!

Il Treno lentamente si ferma, sbuffa. In fondo al vagone si apre la porta, rossa, come l’inferno. Lui entra piano come la nebbia, creatura pallida e senza vita. La pelle del viso, diafana e malaticcia, è squarciata da due occhi rossi e vacui, le labbra aperte in un ghigno mostruoso. Le mani lunghe e pronte ad afferrare, avide di prendere la vita altrui. Mi invita a seguirlo nel buio li fuori. Mi sento privo di volontà, privo di emozioni; svuotato da tutte le paure umani che mi attanagliavano fino a qualche istante prima.

Percorro il corridoio come un cadavere e dietro di me tutto sembra logorarsi e marcire. Lo percepisco, tutto appassisce. Esco fuori.

Il nulla più totale. Il buio ingoia avido tutto intorno a me e proprio da questa oscurità riechieggia una risata agghiacciante.

Cosa sei?

Cosa vuoi da me!

Dall’oscurità un sibilo bestiale esce fuori:

< Dammi la tua anima!>.

Dita afffilati come bisturi penetrano il mio petto. 

Come un pupazzo precipito nel vuoto.

In lontananza il Treno fischia felice.

Il suo lavoro di morte è finito.

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Discussioni

    1. Dove di preciso mi sono persa? Si anch’io sento di aver rotto qualcosa in questo racconto, ho seguito più la fresenesia del momento… mi piacerebbe capire dove posso migliorare. ? Grazie per il tuo commento.

    2. Io proverei a rivedere il finale. Comunque è solo la mia opinione; il racconto funziona anche così!

    1. Correggerò immediatamente! So che devo migliorarmi davvero tanto ma apprezzo la tua critica. Grazie