Truce e il drago sputafuoco

Passo pesante, la clava che strisciava a terra, Truce non aveva un gran desiderio di impegnarsi.

Sbuffò con la sua unica bocca, guardò con il suo unico occhio, vide arrivare un avversario.

Un drago sputafuoco. Che fosse un drago era ovvio, sputafuoco era il nome della razza, il suo cuore molto pregevole, piĂą una sorta di pietra preziosa organica che altro.

Lui, un ciclope che viveva come le capre e che qualcuno l’avrebbe definito “imbarbarito”, si preparò ad affrontare il rettile.

Lo vuole lui, pensò.

Fra ciclopi e draghi sputafuoco non era mai corso buon sangue, semmai l’avevano sempre sparso.

Con la clava chiodata, fece per dare il benvenuto al mostro.

Il drago, cogliendo il suo movimento, deviò all’ultimo istante e con la coda gli diede una sferzata in faccia.

Truce gemette per il dolore, tenne stretta la clava, si ordinò di non coprirsi la faccia dove era stato colpito.

Subito dopo, si girò per affrontare il drago, il quale fece quel che era più ovvio.

Sputò fuoco.

Una fiammata quasi abbrustolì Truce, e lui si accoccolò per evitare di morire a causa di ustioni troppo gravi.

Nell’attimo seguente, adesso che il drago gli si era fatto vicino, troppo vicino, Truce spiccò un salto e quasi abbatté la clava addosso all’avversario.

Non lo colpì.

Il drago aveva evitato il colpo, il cranio in cima a un collo molto lungo, e fu il corpo ad abbattersi contro Truce.

E Truce si lasciò sfuggire un gemito, cadde all’indietro, mantenne la clava stretta fra le dita e rimbalzò il cranio sulla pietra.

Rimase un po’ intontito.

Non poteva permettersi di restare in quelle condizioni, non adesso che il drago stava per azzannarlo a un polpaccio.

Truce gli assestò un calcio, si mise in piedi, mulinò la clava e il drago, sorpreso dalla sua reazione, si lasciò ferire al collo da uno dei denti dell’arma.

Perse sangue.

Truce strinse i denti della sua unica bocca, socchiuse il suo unico occhio, e in preda alla rabbia menò un colpo, due, tre… Le mazzate ferirono la belva, gli spezzarono le ossa finché, davanti a Truce, non rimase che un mucchio di ossa rotte, carne dilaniata, squame rovinate.

Ho vinto, esultò dentro di sé Truce.

Posò a terra la clava, l’unico attimo in cui poteva, e raccolse dai resti del drago quel che più di tutto gli interessava.

Il cuore, appunto.

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