Ulisse e Partenope
Serie: Partenope
- Episodio 1: Filicchio e la Sirena
- Episodio 2: Ulisse e Partenope
STAGIONE 1
«Tra te e Ulisse?» chiese per essere sicuro di aver inteso bene.
«Sì, proprio chillu là!» confermò, alterata.
«Calmati e dimmi di questo fatto indigesto.»
«Premetto che io digerisco tutto, anche l’impepata di cozze insieme alla mozzarella, al salame e al pan fritto. Ma Ulisse no, non si toglie dallo stomaco, proprio no!» sbottò con una smorfia di disgusto.
«Ti capisco. Ah, se ti capisco! A me, se mangio pesante, viene un enorme mal di testa.»
«Quando mangi?»
«Sì, solo quando esagero, però.»
«Veramente, io parlavo degli effetti prodotti sullo stomaco dall’antipatia che nutro per Ulisse, non di quelli del cibo!» chiarì la bella ondina.
«Anch’io.»
«Perché, Ulisse non piace nemmeno a te?»
«No, è che quando uno mi è antipatico, oltre a rimanere sullo stomaco, mi fa venire il mal di testa…»
«Ci devo credere?»
«Sono fatto così: somatizzo. Capisci?» precisò, tossendo imbarazzato.
«Diciamo che ti sei impappinato tra il senso letterale e quello figurato della digestione.»
«Ma parlami, ti prego, di questa tua insofferenza verso Ulisse» si affrettò a chiedere Filicchio per spostare l’attenzione da sé.
La Sirena guardò verso il lontano orizzonte e, solo dopo un paio di respiri profondi, tornò con gli occhi a dove stava con il corpo, per riprendere a parlare: «Come ben saprai si racconta che, quando Ulisse passò nei miei paraggi, io avrei cercato di sedurlo con il mio canto.
Non riuscendovi, addolorata e affranta per il suo rifiuto, mi sarei gettata dalla roccia più alta, tra quelle più vicine alla mia delusione. Dopodiché, le correnti del mare mi avrebbero portata in questo golfo, dove mi sarei arenata».
«Infatti, si dice che il tuo corpo diede forma alla città di Napoli; cioè ‘a capa toja addeventaje la collina di Capodimonte e la tua coda la collina di Posillipo» chiosò Filicchio.
Partenope rimase in silenzio: era così adirata da avere il fiato corto.
«Non ti affannare ca nun te fa bene, cara mia sirenetta.»
«È che più ci penso e più mi viene rabbia.»
«E tu non ci pensare.»
«Ma se non ci penso come faccio a raccontare?»
«Parla veloce allora, così il pensiero ti corre appresso e tu gli fai lo sgambetto.»
«Ma te pare ca ‘o penziero tene ‘e cosce?»
«Dicevo in senso figurato.»
«Ma te pare ca ‘o pensiero non corre più veloce delle parole?»
«Dicevo per dire.»
«Ma te pare ca ‘o penziero se fa fa’ fesso?»
«Aggio ditto ‘na scemità, scusami» ammise, sopraffatto.
«Figurati, era tanto per dire» conchiuse lei, bagnandosi il viso con una manata di mare attinto dall’onda che si intratteneva tra gli scogli, prima di domandare stizzita:
«Ma pare a te ca io songo una pietra, come la collina di Capodimonte o quella di Posillipo?»
«Non credo proprio!» rispose prontamente Filicchio, guardandola con ammirazione.
«Ma toccami, toccami pure, per avere conferma che sono fatta di pelle morbida, formosa e soda!»
Filicchio, si sentì obbligato a farlo. Beninteso, non è che gli dispiacesse; al contrario, ne aveva persino desiderio.
«I capelli, li hai toccati, la faccia e il collo pure. Ti basta o vuoi andare avanti?» lo stoppò, quando lui, preso dal piacere, stava scendendo più in basso.
«Scusa, mi sono perso nella verifica!» trasalì, accaldato e con i capelli dritti.
«Me ne sono accorta: se non ti fermavo, mi entravi in casa senza permesso!»
«Meno male che mi hai dato lo sfratto preventivo, salvandomi dalla perdizione.»
«Ma torniamo a noi.»
«Sì, non facciamo quelli che se ne vanno.»
«Ti dicevo di Ulisse… La verità?…La verità è che stavo bella bella nel mio mondo liquido, quando arrivò Ulisse con la sua nave. Io canticchiavo, certo, non per sedurlo, ma per i fatti miei.
«Ehilà, bambolina, come canti bene!» mi sentii dire. Fu allora che mi accorsi della sua presenza e lo guardai, attentamente: nun era l’ommo affascinante ca si dice. Ne ho conosciuti, in vita mia, di quelli che ti fanno cantare anche se non ne hai voglia! Ma lui no, non era quel tipo: se io avessi dovuto cantare per lui, avrei persino stonato. Accussì, non risposi al suo approccio e cominciai ad allontanarmi. Ma chillu là, abbagliato dalla mia bellezza, si tuffò in mare, con esuberante e sfacciata concupiscenza. Io nuotavo? E lui nuotava dietro di me! A dire il vero, nuotava pure male – altro che prode marinaio! – . Ad una certa onda, mi fermai, non vedendolo più. Pensai che avesse compreso che a fare il galletto con me non ne avrebbe ricavato un becco secco; pensai che fosse tornato indietro, che fosse salito sulla nave, insomma, che fosse andato via, per cui mi rilassai tranquilla tranquilla.
Quando quell’energumeno mi uscì davanti con un balzo, cingendomi tra le sue possenti braccia per farmi sua!»
«Ti voleva fare prigioniera?»
«No, mi voleva fare e basta!»
«Che uomo senza ritegno costui che nulla avea di gentili costumi, ma solo modi grossolani da gran cafone maleducato!» commentò Filicchio, ostentando fierezza per quel suo dire.
«Bravo, avimmo fatto ‘e na cosa seria ‘na barzelletta!» evidenziò con disappunto la Sirena.
«Scusa, non volevo, ma il poeta che c’è in me ha avuto il sopravvento!»
«Di’ al poeta che hai dentro che se ne stia quieto, se vuole essere sicuro di non sbattere contro un muro!»
«Oh! Scrivi anche tu?» esclamò meravigliato.
«No, dove vivo non c’è penna che possa scrivere né carta asciutta su cui l’inchiostro possa attecchire.»
«Sarrà pecché staje in un ambiente umido…»
«Sarrà pecché ‘o mare è bagnato? Ma dove ero rimasta con il racconto?»
«A Ulisse allupato.»
«Ah, sì. Lui mi stringeva a sé con veemenza…»
«Povera te!»
«Povero lui, quando gli sferrai ‘na capata ‘nfaccia, ma ‘na capata accussì forte che gli cambiai i connotati!»
«Ecco perché Penelope non lo riconobbe, quando lui tornò a Itaca!»
«Certamente!»
«E poi che succedette?»
«Che, liberata della sua presa, mi allontanai svelta svelta.»
«E lui?»
«Lui, tenendosi la mano sul naso, mi gridò che, se mi avesse presa, mi avrebbe spaccata tutta.»
«In senso erotico?»
«No, praticamente a mazzate.»
«Alla faccia dell’uomo dalla morale alta: avrebbe picchiato ‘na femmena!»
«Sarà stato un eroe, magari in battaglia, ma da civile era prepotente e scustumato.»
«Pensa te: per Omero era un uomo virtuoso!»
«Non lo conosceva bene.»
«Tu dici?»
«Certo: ‘o pover’ommo era cecato!»
«E già!…E poi?»
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- Episodio 2: Ulisse e Partenope
Se Ulisse era brutto, figuriamoci i suoi compagni, che Circe buttò nel porcile. Ma anche i proci non dovevano scherzare, in fatto di bruttezza; altrimenti Ulisse, al suo ritorno, si sarebbe ritrovato come Totò in Letto a tre piazze. Tornando al tuo spassosissimo racconto, mi sa che Partenope ci sta provando con Filicchio. Bravissimo, Ardoval!