Ultima Psicoanalisi 

Quanto è banale pensare che alla fine, per ascoltare i problemi altrui, vengo pagata ottanta euro a seduta. La mia laurea incorniciata e appesa sopra la mia testa, sembra rassicurare chi, davanti a me, sfoga le sue paure e i suoi traumi. Rassicura anche me, del resto, che per raggiungere questo titolo di studio, per poco non mi tagliavo le vene per lo stress.

Mi fisso inebetita le dita posate sul taccuino aperto e pronto ad essere riempito. Emozioni contorti si fanno strada nel mio petto, silenziose ma prorompenti. Dopo vent’anni di attività l’unica cosa che vorrei è scappare via, come un’adolescente presa da una ribellione verde e acerba. Ma dove voglio andare. Il Tempo delle impulsività sono passate. Ora solo pacatezza e ragionevolezza.

Oggi ho quattro sedute. Quattro ore, se tutto va bene, di mal di testa. Penso che basti questo taccuino usato per metà. Sarò sintetica.

Quando ero giovane mi entusiasmava aiutare gli altri ed ora? Chi sarebbe così gentile da aiutarmi? Aiutare la mia vita a rimettersi in carreggiata, dopo un matrimonio fallito e un tumore scoperto poco tempo fa?

È stata la notizia del tumore a portare il mio matrimonio al capolinea. Ne sono fermamente convinta. Forse pretendevo comprensione da un uomo incapace di provare empatia verso i casi umani. È stato spaventoso ritrovarmi sola a dover combattere questo male, non ero preparata. Non sono forte.

No, mia cara dottoressa, sorridi e sì salvezza per chi te lo chiede, sì consiglio per chi si fa domande e sì tesoro per chi ha perso tutto; anche se tu stai perdendo te stessa.

La stanza è luminosa nonostante dia su un cortile interno. Ariosa come piaceva a lei, le tende sono state un’idea ragionata. No come la mia vita.

Curioso come sia luogo comune pensare che l’esistenza di una psicoterapeuta sia perfetta. Scelte giuste al momento giusto, discernimento della cosa giusta da quella sbagliata. Relazioni stabili e duraturi. Autocontrollo.

Ma non è così! Siamo tormentati da crisi esistenziali e siamo vittime delle nostre emozioni. Come io in questo momento.

Mi alzo dalla mia scrivania; prendo i fazzolettini e l’acqua, non sai mai di preciso quando arrivano le lacrime. Mi sistemo i capelli ricci e ribelli e asciugo le mie lacrime. Sorrido davanti alla finestra del mio studio che sembra invitarmi a spiccare il volo.

Eravamo tanto felici quando presi in affitto questo appartamento per farci il mio studio. Arredarlo è stato divertente insieme all’uomo che mi aveva promesso di starmi vicino nella salute e nella malattia. Poi cos’è successo.

Il mio riflesso alla finesta che mi guarda lo sa.

Tra dieci minuti verrà il primo paziente, devo distendere il mio viso, sfoggiare un sorriso rassicurante e comprensivo. E se non ci riuscissi? Se ad un tratto sono io a scoppiare a piangere?

Ahahahahahahahahahahahaha

Impossibile! Ho un buon auto controllo. O almeno credo…

Suona il campanello. Mi aggiusto la giacca e vado alla porta. Apro con cautela.

Sorrido affabile. Ma tutto intorno a me comincia a ruotare. Perchè sto crollando proprio adesso?

Poi buio.

No amica mia, è il tuo corpo che sta crollando insieme alla tua vita, che un secondo prima, ti sembrava irrecuperabile.

Sorridi, forse Dio adesso ti ascolterà. 

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Discussioni

  1. Il bilico tra aiutare se stessi e gli altri è sempre molto labile e altrettanto spesso una figura come noi (in senso generale) sempre pronta ad aiutare non è altrettanto facile da trovare… chi rimane quando quello da aiutare è chi solitamente sempre aiuta?
    Racconto con molti spunti, brava!

    1. Esattamente quello che penso anch’io. Ma la cosa più importante è chi ci aiuta molto spesso vive drammi che non immaginiamo. Grazie per il commento ?