Un barattolo di vetro
Serie: Le storie di ieri
- Episodio 1: Le rose si regalano dopo un tradimento
- Episodio 2: L’uomo che non amava il mare
- Episodio 3: Mia Luna
- Episodio 4: Il Vuoto
- Episodio 5: Le scale
- Episodio 6: La pioggia di ieri
- Episodio 7: Un barattolo di vetro
STAGIONE 1
Un tempo ero un’onda. Dannazione, che bella onda ero! Giocosa, libera, imprevedibile. Non appartenevo a nessuno al mondo. Nemmeno all’oceano.
Lui si limitava a sospirare piano mentre mi allontanavo, spianando le sue rughe con le pinne dei delfini che gli nuotavano accanto.
«La vita ti insegnerà », mi sibilavano dietro i gabbiani, scrollando disgustati gli spruzzi dalle ali bianche.
Io ridevo e correvo lontano, dietro a un branco di pesci che avevo salvato.
Un tempo ero un’onda che cercava di diventare pioggia. Pensate sia impossibile? Bisogna prendere più rincorsa possibile e schiantarsi con tutta la forza contro lo scoglio più vicino.
È un po’ spiacevole, ma lo spettacolo ne vale la pena. Tu sei tu. Un’infinità di piccole onde che sonnecchiano in un milione di gocce scintillanti al sole. A vecchio scoglio, con mia grandissima sorpresa, questo divertimento piaceva.
Un tempo ero un’onda. Un po’ sazia di libertà , dopo aver solcato in ogni direzione l’infinita distesa d’acqua.
Qual è il mio scopo?
Pensieri strani per un’onda, non è vero?
Immersa nella malinconia, contavo i granelli di sabbia su una spiaggia deserta. Li rimettevo al loro posto. Il loro caos è impeccabile. Ma questa è un’altra storia. La storia della sabbia.
Un giorno vidi un ragazzo. E lui vide me.
Me.
Mi sarà sembrato, pensai allora, e mi affrettai ad allontanarmi dalla riva. Il giorno dopo tornai al solito posto, fingendo di essere occupata con un mosaico di conchiglie. Dopo un’ora sentii il rumore di passi furtivi. Era seduto a qualche metro da me e mi guardava.
Ci vedevamo ogni sera. La distanza diminuiva. La fiducia cresceva. Io continuavo a giocare con la sabbia, lui continuava a guardarmi.
In una tranquilla sera d’ottobre toccai la sua mano.
Non con l’acqua salata.
Con l’anima.
E l’anima di un’onda è densa. È come un nodo dentro lo stomaco quando hai molta paura. Come un groppo in gola quando sorridi mentre il cuore si spezza in mille pezzi.
L’anima di un’onda è pesante.
Come una pietra.
Il ragazzo ritrasse la mano e scappò. Per la prima volta provai vergogna di me stessa.
E diventai più piccola.
Per una settimana tornai sulla spiaggia, ma lui continuava a stare in disparte e a guardarmi.
Con disapprovazione.
Dopo un mese di me era rimasto ben poco. Una modesta pozzanghera che riempiva l’impronta poco profonda lasciata da un corridore mattutino. Il cielo si rifletteva in me con stupore, i gabbiani avevano smesso di prendermi in giro e l’oceano…
Lui era occupato con altre cose.
E il ragazzo arrivò. Con un barattolo di vetro tra le mani. Raccolse ciò che restava di me e lo strinse forte al petto.
«Adesso sei mia.»
«Sei mia.»
Quelle parole mi scaldarono per poco.
Sapete qual era la cosa più terribile?
La morte quotidiana sul davanzale.
Quando il sole scaldava così tanto la mia prigione che mi trasformavo in vapore. E la mia anima rimaneva giù, come una patina bianca di sale. Al calare della notte scendevo lungo le pareti di vetro e restavo immobile, in attesa dell’alba successiva.
«Scusami», mi diceva il sole.
Ma non era colpa sua se era il sole. Faceva soltanto il suo lavoro.
E il ragazzo si vantava di me con i suoi amici solo di tanto in tanto.
«Questa è un’onda. È mia.»
E tutti insieme ridevano della mia anima distesa sul fondo.
Un giorno il vento inciampò nel mio davanzale. Non credendo ai propri occhi, chiese:
«Ehi, onda, sei tu?»
«Sì.»
«Che cosa è successo? Perché sei così… piccola?»
«Non sono piccola. Ho le dimensioni della mia casa.»
«Ma questa non è casa tua. È uno sporco barattolo di vetro.»
«No, questa è casa mia» ripetei ostinatamente.
«Come vuoi» borbottò il vento e volò via.
Il giorno dopo tornò e, dondolandosi sfacciatamente sulle tende, mi raccontò delle sue avventure.
«Ti ricordi il vecchio scoglio.? Ha chiesto di te. Non c’è più nessuno a grattare le sue pietre, le fanno malissimo.»
Gli chiesi di salutarlo da parte mia.
Dopo un mese di nostre conversazioni, il vento disse:
«Sai, questo è il mio ultimo giorno qui. Tornerò tra un anno. Resisterai?»
Voltandomi, guardai verso il fondo della stanza.
«No» sussurrai in risposta.
«Posso aiutarti, ma farà male» disse il vento, facendosi serio.
«Più male di adesso?»
«No.»
Con un movimento leggero fece cadere il pesante barattolo di vetro sul selciato di pietra.
Il vetro, frantumato in mille pezzi, scintillava come diamanti.
«E adesso?» chiesi al vento.
«Fidati del sole» rispose.
«Scusami» disse il sole e mi toccò con le sue mani.
Sentivo la mia anima evaporare lentamente tra le sue braccia.
Non ricordo cosa accadde dopo. Quanto tempo trascorsi sospesa nell’aria. Quanto di me persi lungo il cammino. Quanto…
Non importa.
In un milione di piccole gocce, la mia anima cadeva giù, tra le braccia dell’oceano. Lui le raccoglieva una dopo l’altra.
All’alba un branco di piccoli delfini cominciò a farmi il solletico sui fianchi.
«Ehi, onda, basta dormire.»
Passò un anno.
Tornai sulla riva e vidi il ragazzo.
Lui vide me.
Presi la rincorsa e mi schiantai con tutta la forza contro il vecchio scoglio.
Il ragazzo impallidì e scappò dalla spiaggia, stringendo tra le mani un nuovo barattolo di vetro.
Serie: Le storie di ieri
- Episodio 1: Le rose si regalano dopo un tradimento
- Episodio 2: L’uomo che non amava il mare
- Episodio 3: Mia Luna
- Episodio 4: Il Vuoto
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