Un gioco da bambini (3/4) – Conta fino a cento
Serie: L'angoscia e l'ignoto
- Episodio 1: La mia casa è laggiù (1/4) – Sogno numero uno
- Episodio 2: La mia casa è laggiù (2/4) – Sogno numero due
- Episodio 3: La mia casa è laggiù (3/4) – Fuori dal sogno
- Episodio 4: La mia casa è laggiù (4/4) – La scelta
- Episodio 5: Inferno (1/2) – Luce e ombre
- Episodio 6: Inferno (2/2) – Occhi
- Episodio 7: La Signora di sopra (1/3)
- Episodio 8: La Signora di Sopra (2/3)
- Episodio 9: La Signora di Sopra (3/3)
- Episodio 10: Babau
- Episodio 1: Radici (1/2)
- Episodio 2: Radici (2/2)
- Episodio 3: Ketogenic (1/6) – L’impegno
- Episodio 4: Ketogenic (2/6) – Due semplici regole
- Episodio 5: Ketogenic (3/6) – Il terzo jolly
- Episodio 6: Ketogenic (4/6) – Un modo per perdere peso
- Episodio 7: Ketogenic (5/6) – Mangia!
- Episodio 8: Ketogenic (6/6) – Epilogo
- Episodio 9: Il Diavolo fa le pendole (1/2) – Dissonanze
- Episodio 10: Il Diavolo fa le pendole (2/2) – Oscillazioni
- Episodio 1: Il volto alla finestra
- Episodio 2: Urbex (1/3) – Lucy
- Episodio 3: Urbex (2/3) – Esplorazione
- Episodio 4: Urbex (3/3) – Chi sei?
- Episodio 5: Un gioco da bambini (1/4) – Gemelli
- Episodio 6: Un gioco da bambini (2/4) – Mosche
- Episodio 7: Un gioco da bambini (3/4) – Conta fino a cento
STAGIONE 1
STAGIONE 2
STAGIONE 3
Tutte le luci della casa erano accese. Ogni finestra della facciata era illuminata, compresa quella ad arco del sottotetto e le due finestrelle che arieggiavano la cantina, protette da fitte reti metalliche per impedire l’ingresso a piccoli animali e insetti.
Ludwig era una silhouette sulla porta di ingresso aperta, il telefono ancora appoggiato all’orecchio sinistro.
«Sono andate via. Ho guardato dappertutto. In cantina no perché ho paura. Ma ho sentito qualcuno che piangeva. Ho acceso la luce, ma non sono sceso. Ho paura…»
Maya raggiunse il bambino e lo strinse in un abbraccio per calmarlo. Il telefono cadde a terra e Ludwig lo raccolse controllando che il vetro non si fosse rotto.
«Devo darlo a Helen. È suo. Non gliel’ho rubato. Me lo ha prestato lei. Si arrabbia se glielo rovino.»
Prima di scendere in cantina Robert fece un accurato sopralluogo sui due piani dell’abitazione. Ispezionò anche il sottotetto, ma anche qui nessun segno di Helen o di Dora. Ludwig era ancora fermo sulla porta di ingresso, ma si era voltato verso l’interno della casa, gli occhi fissi sulla porta della cantina.
«Ho aperto io la porta.» Il bambino sollevò il viso per incontrare gli occhi della mamma. «Ho acceso anche la luce e sono sceso per qualche gradino. Pochi, però. Ho chiamato Helen e Dora e non mi hanno risposto.»
Maya lo strinse a se ancora per un attimo poi lo accompagnò sul divano. «Rimani qui. Vado a vedere se riesco a trovare le due birbe!» Gli scompigliò i capelli con un sorriso che avrebbe dovuto tranquillizzarlo, ma che parve poco credibile anche a lei.
«Fai presto, mamma?»
«Conta fino a cento, se sei capace. Io tornerò prima che tu finisca.»
I vecchi tubi neon della cantina emettevano un ronzio costante. La luce aveva un aspetto malsano, un colore che tendeva al verdastro scorreggia, come aveva detto una volta a Ludwig quando erano scesi a prendere la cassetta degli attrezzi e lui aveva riso tanto da non riuscire a riprendere fiato. Erano anni che si era ripromesso di sostituirli con fari led più efficienti, che illuminassero tutti gli angoli dell’ampio locale interrato senza lasciare le zone d’ombra che spaventavano il bambino. Ma forse era meglio lasciarle così, un freno alla sfrenata intraprendenza di suo figlio che lo avrebbe tenuto lontano ancora per qualche tempo da quella zona della casa.
Non vide nulla di strano. Accese la torcia del telefono per controllare gli angoli meno illuminati. Niente oltre alle solite cataste di scatole di cartone e cassette di legno o di plastica piene degli oggetti e dei materiali più vari, qualcosa da mettere in ordine, ma la maggior parte da portare al centro di raccolta rifiuti.
«Robert!» Trasalì e si voltò di scatto verso la scala. In cima Maya era appoggiata allo stipite della porta, lo sguardo rivolto verso il basso, anche se da laggiù lui riusciva a vedere solo una sagoma circondata da un alone luminoso.
«Maya! Dio santo.» Si concesse un attimo di pausa per controllare il respiro. «Dov’è Ludwig?»
«Sul divano. Sono preoccupata anche per lui. Continua a pulire il telefono di Helen, e… secondo me sta parlando. Non al telefono, ma con il telefono.»
«Lascialo tranquillo. Controlla solo che resti là.»
«Ho fatto il giro di tutte le stanze. Non c’è nessuno, Robert! Laggiù?»
«Nessuno…» Smise di respirare. «Cazzo! Arrivo subito.»
Maya sentì un trapestio di passi che si allontanavano verso il fondo della cantina.
«Il locale tecnico!» La voce di Robert era appena udibile.
La porta tagliafuoco che isolava le caldaie dal resto della cantina era lontana dalla scala di accesso. Robert non aveva pensato subito a controllare anche quello spazio perché, a dirla tutta, non ricordava neppure che esistesse. Da anni il loro sistema di riscaldamento era affidato a stufe e a climatizzatori. Appoggiò la mano sulla maniglia e la ritrasse subito, come se l’escrescenza metallica della porta fosse rovente oppure attraversata da corrente elettrica. Puntò la torcia del telefono davanti a sé e questa volta abbassò con decisione la maniglia. Poi spinse con forza la pesante porta metallica.
L’aria salì prepotente dai polmoni. Robert visualizzò il percorso delle molecole di azoto e anidride carbonica che dagli alveoli risalivano verso i bronchi, confluendo all’imboccatura della trachea, pronte a esplodere dopo aver superato la laringe. Ma l’urlo gli morì in gola. Rimase fermo ad osservare qualcosa che non avrebbe dovuto essere lì, il fascio di luce del piccolo led sul retro del telefono che illuminava un telo bianco, un lenzuolo forse, anche se non capiva il motivo per cui un lenzuolo bianco si trovasse là sotto. Il telo non era adagiato a terra, ma creava una gobba che copriva qualcosa di ingombrante gettato lì con noncuranza. Un lato della stoffa era grondante di una sostanza scura. Nell’aria un odore indefinito di escrementi e ferro.
Robert avvertì qualcosa che non poteva semplicemente definirsi paura. Era un terrore strisciante che aggrediva i suoi muscoli rendendoli di una consistenza simile alla gelatina. Temeva di essersi pisciato nei pantaloni e si chiese come avrebbe potuto giustificare la macchia lungo le gambe con Maya e Ludwig, per non parlare di Helen e Dora quando le avrebbe trovate. Ma la sua sfuriata sarebbe stata talmente violenta che le due non avrebbero avuto il tempo di chiedersi nulla riguardo ai suoi pantaloni.
Il silenzio era una sottile membrana di cristallo. Ogni minimo rumore avrebbe potuto infrangerla. Robert smise di respirare. Accese la luce del piccolo vano e allungò la mano verso un angolo del lenzuolo.
Serie: L'angoscia e l'ignoto
- Episodio 1: Il volto alla finestra
- Episodio 2: Urbex (1/3) – Lucy
- Episodio 3: Urbex (2/3) – Esplorazione
- Episodio 4: Urbex (3/3) – Chi sei?
- Episodio 5: Un gioco da bambini (1/4) – Gemelli
- Episodio 6: Un gioco da bambini (2/4) – Mosche
- Episodio 7: Un gioco da bambini (3/4) – Conta fino a cento
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