Un gioco da bambini (4/4) – Ho vinto io, Helen!
Serie: L'angoscia e l'ignoto
- Episodio 1: La mia casa è laggiù (1/4) – Sogno numero uno
- Episodio 2: La mia casa è laggiù (2/4) – Sogno numero due
- Episodio 3: La mia casa è laggiù (3/4) – Fuori dal sogno
- Episodio 4: La mia casa è laggiù (4/4) – La scelta
- Episodio 5: Inferno (1/2) – Luce e ombre
- Episodio 6: Inferno (2/2) – Occhi
- Episodio 7: La Signora di sopra (1/3)
- Episodio 8: La Signora di Sopra (2/3)
- Episodio 9: La Signora di Sopra (3/3)
- Episodio 10: Babau
- Episodio 1: Radici (1/2)
- Episodio 2: Radici (2/2)
- Episodio 3: Ketogenic (1/6) – L’impegno
- Episodio 4: Ketogenic (2/6) – Due semplici regole
- Episodio 5: Ketogenic (3/6) – Il terzo jolly
- Episodio 6: Ketogenic (4/6) – Un modo per perdere peso
- Episodio 7: Ketogenic (5/6) – Mangia!
- Episodio 8: Ketogenic (6/6) – Epilogo
- Episodio 9: Il Diavolo fa le pendole (1/2) – Dissonanze
- Episodio 10: Il Diavolo fa le pendole (2/2) – Oscillazioni
- Episodio 1: Il volto alla finestra
- Episodio 2: Urbex (1/3) – Lucy
- Episodio 3: Urbex (2/3) – Esplorazione
- Episodio 4: Urbex (3/3) – Chi sei?
- Episodio 5: Un gioco da bambini (1/4) – Gemelli
- Episodio 6: Un gioco da bambini (2/4) – Mosche
- Episodio 7: Un gioco da bambini (3/4) – Conta fino a cento
- Episodio 8: Un gioco da bambini (4/4) – Ho vinto io, Helen!
STAGIONE 1
STAGIONE 2
STAGIONE 3
«Robert?»
«Robert?»
Da un luogo distante nello spazio e nel tempo la voce di sua moglie ripeteva il suo nome come un mantra.
Perché non scendi qui invece di starnazzare?
Poi la sua mente escluse qualsiasi elemento che potesse disturbarlo. Afferrò con due dita il tessuto bianco.
Dio! Ti prego, no. Dio… fa che non sia così.
«Diiiiioooooo!» L’urlo esplose come se la pressione accumulata fosse ormai impossibile da contenere. I polpastrelli di pollice e indice lasciarono spazio all’intera mano destra che si chiuse a pugno sul telo. Il primo strattone non fu sufficiente a smuoverlo. Al secondo, il lenzuolo si alzò e ricadde a terra con un suono pesante di tessuto bagnato
«Roooobert!» Questa volta la voce di Maya fu talmente forte da superare le barriere che aveva alzato contro il mondo reale.
Lei era riversa a terra, come se fosse priva di ossa. Gli ci vollero alcuni secondi per comprendere il senso di quel mucchio di carne e altri tessuti organici. Le gambe e il corpo nudi fino alla vita, a parte un minuscolo slip che sembrava essere stato messo lì apposta per buona pace del censore, proseguivano con qualcosa che sembrava una felpa di un colore tra il rosso scuro e il marrone. Robert seguì la zip aperta fino al rigonfiamento del seno, alle spalle, al cappuccio adagiato a terra, intriso della stessa sostanza scura e oleosa, dello stesso colore. Oltre questo limite non vide più nulla. La sua mente formò l’immagine di un puzzle non completato.
Le ginocchia cedettero e Robert cadde in avanti. Tentò di frenare la caduta con le braccia protese ma le mani scivolarono sulla poltiglia densa. Il telefono che reggeva saldamente nella mano destra si frappose tra questa e il pavimento, lo schermo si frantumò nello schianto e le schegge gli ferirono il palmo. Il piccolo led, tuttavia, era ancora in funzione. Robert si spinse indietreggiando carponi fino alla porta e mentre si voltava per fuggire notò all’estremità del campo visivo il tassello mancante. Il vuoto della bocca spalancata, il nero della lingua e il rosso scuro dei denti, il grigio che spuntava dalle palpebre semichiuse, il groviglio fangoso di un gomitolo di capelli scuri. unica nota intonata in una cacofonia di elementi dissonanti. L’unico elemento che gli fece pensare che Helen, forse, era viva.
Adesso il quadro era completo. Corse verso la scala urlando frasi sconnesse. La voce di Maya continuava a ripetere il suo nome.
«Non scendere!» riuscì a dire tra le grida senza senso. «Ludwig! Helen! Dove cazzo sono?»
Si fermo ai piedi della scala. Appena lo vide Maya smise di urlare il suo nome e si portò le mani alla bocca.
«Dov’è Helen?» La voce era uno strillo tanto acuto che Robert sentì i suoi timpani emettere un tic che implorava pietà.
«Non è qui! È nascosta da qualche parte in casa. Dobbiamo trovarla e andarcene. Subito! Adesso!» Mise il piede sul primo gradino e subito si fermò, il terrore cristallizzato sul suo volto.
«Robert! Cosa c’è?»
Una seconda figura in controluce comparve dietro quella di Maya.
«Ludwig! Resta lì con la mamma. Non…»
Un grido di trionfo e una risata chioccia interruppero le sue parole.
«Ho vinto io! Abbiamo fatto un gioco nuovo, ho vinto! Helen, ho vinto io!»
La porta in cima alle scale si chiuse con violenza contro la schiena di Maya. La maniglia la colpì sul fianco sinistro lasciandola senza fiato. La donna fece un passo in avanti dimenticando che sotto il suo piede destro non avrebbe trovato il solido pavimento ma il primo di una serie di gradini in pietra, prologo di una scala lunga e ripida. Robert si slanciò sui gradini per frenare la caduta della moglie. I tonfi e i crack che provenivano dal corpo che rotolava sgraziato gli diedero la forza di accelerare la salita per intercettare la donna il più presto possibile. Era arrivato al sesto gradino quando era stato investito da cinquanta chili in discesa libera.
La porta in cima alla scala si aprì. Ludwig era ancora una silhouette contro la luce che proveniva dalla lampada dietro di lui. Robert immaginò il suo sorriso e la sua aria di vittoria. Ho vinto io, Helen.
«Prendi il telefono.» Robert sperava che il bambino lo ascoltasse. «Nove-uno-uno. Componi quel numero. Ti prego Ludwig.»
«Ma ho vinto, vero? Sono stato bravo!»
«Hai vinto, pulce.» Robert sentiva il sapore ferroso del sangue.
Il bambino armeggiò con il telefono e lo accostò all’orecchio.
Poi la sua figura si sdoppiò e Robert riconobbe Helen dietro di lui. Spalancò gli occhi per pulirli dal sangue e dalle lacrime che gli annebbiavano la vista. Farfugliò il nome della figlia, ma ciò che venne fuori dalla bocca non assomigliava per nulla a quanto ricordasse del suono che avrebbe dovuto udire. Dall’alto della scala gli giunse la voce della bambina.
«Sei sicuro di aver vinto tu, Ludwig?»
Helen sollevò le mani e spinse.
Serie: L'angoscia e l'ignoto
- Episodio 1: Il volto alla finestra
- Episodio 2: Urbex (1/3) – Lucy
- Episodio 3: Urbex (2/3) – Esplorazione
- Episodio 4: Urbex (3/3) – Chi sei?
- Episodio 5: Un gioco da bambini (1/4) – Gemelli
- Episodio 6: Un gioco da bambini (2/4) – Mosche
- Episodio 7: Un gioco da bambini (3/4) – Conta fino a cento
- Episodio 8: Un gioco da bambini (4/4) – Ho vinto io, Helen!
Caspita che finale crudo, devo dire che non me lo aspettavo così esplicito. Questi bambini erano delle vere pesti, molto più di quelli de Il giro di vite ahaha