Un giorno in più

Quel giorno ero sulla spiaggia, intento a fissare il mare ma senza guardarlo davvero. Il vento mi scompigliava i capelli, arruffati e spettinati, mentre le mie dita continuavano a danzare nervosamente sulla foto di Giulia. Avevo preso una decisione, che ai miei occhi in quel momento sembrava perfettamente sensata. Fu allora che mi si avvicinò la ragazza: non la sentii arrivare, troppo immerso in cupi pensieri. Apparve e mi salutò, commentando qualcosa sulla bellezza delle onde.

Mi voltai. Era alta, con lunghi capelli biondi legati a formare una treccia che le cadeva sulla schiena. Indossava una tuta e scarpe da ginnastica. Mi colpì il suo sorriso, ampio e sincero, e il suo sguardo: mi guardava come se mi conoscesse. Un piccolo neo sulla guancia sinistra, proprio sotto lo zigomo, contribuiva a fornire un aspetto singolare al suo volto.  «Non farlo» disse sempre sorridendo. Era così evidente il mio intento, agli occhi degli sconosciuti? Dopo qualche istante le raccontai, non so neanch’io perché, della morte della mia fidanzata. Dei giorni passati a piangere, avvolto dal dolore più nero. Dell’intenzione di suicidarmi.

«Non farlo» ripeté. Non era spaventata, né preoccupata per me. Sembrava sapere cosa fosse giusto. «Vivi un giorno in più. Torna qui domani, e se avrai ancora intenzione di porre fine alla tua vita, potrai farlo.» Mi guardò fisso negli occhi, poi dalla tasca estrasse un piccolo oggetto: una conchiglia, e me la diede. Le chiesi cosa avesse di speciale, e mi rispose che suo padre gliel’aveva data quand’era piccola, proprio su quella spiaggia.

«Un portafortuna» mi fece l’occhiolino, per poi girarsi e andarsene.

Rimasi sulla spiaggia ancora un po’, poi decisi di tornare a casa. Il giorno seguente tornai dove avevo incontrato la ragazza: lei non c’era. Tenni la foto di Giulia in mano, assieme alla conchiglia. «Un giorno in più» mormorai. Feci lo stesso il giorno seguente, e il giorno dopo ancora.

Sono passati diversi anni da allora. L’altro giorno sono tornato su quella spiaggia con mia moglie Serena e mia figlia Paola, che correva felice su e giù e, ogni tanto, si fermava a giocare con la sabbia. D’un tratto mia moglie ha preso in braccio nostra figlia e le ha guardato il viso, sorridendo. «Amore, guarda: le è spuntato un piccolo neo. Diventerà bellissima come Marilyn!» ha detto, ridendo. Ho guardato Paola: era vero, un piccolo neo aveva fatto capolino sulla guancia sinistra. Proprio sotto lo zigomo.

Ho messo la mano in tasca: la conchiglia era lì, da quel giorno lontano la portavo sempre con me. L’ho data a mia figlia, mentre Serena mi ha chiesto: «Da dove viene, quella?»

«Da questa spiaggia» le ho risposto «è un portafortuna.»

Avete messo Mi Piace6 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. LibriCK molto intenso e toccante, ad essere messe in risalto sono le continue possibilità che la vita ci riserva, anche nei momenti più cupi, anche quando la speranza in un futuro possibile viene meno.

  2. Un racconto molto delicato, che affronta un tema difficile. Verissimo, un giorno in più può fare una differenza abissale: poggia base sulla speranza, dea che a volte sembra abbandonarci.

  3. E dopo tre racconti nei quali è la paura a dominare, ecco qua una breve storia di narrativa emozionante. Una sorpresa d’impatto che ho apprezzato, complimenti! 😀
    Se posso permettermi una domanda, in futuro hai intenzione di spaziare in diversi generi letterari? In caso sarebbe un piacere leggere i tuoi testi!

    1. Ti ringrazio, e sono contento ti sia piaciuto!
      Sì, assolutamente : sia da lettore che da scrittore mi piace spaziare.
      Se vorrai dedicare qualche minuto ai miei scritti mi farà piacere 🙂