Un insegnamento di mia madre.

È un insegnamento di mia madre: una delle cose più belle e difficili che abbia mai compreso, una delle più semplici. Perché le grandi cose non hanno bisogno di paroloni o grandi esempi, non hanno bisogno di essere scritte su pagine sacre o recitate in pantomime coreografiche. La loro imponenza ed inconfutabile realtà schiaccia ogni altra cosa con il peso della verità che mia madre mi conferì, spiegandomi l’amore.
Sedette al tavolo e recitando quelle che probabilmente furono le parole che più incisero il mio cuore tra tutte quelle che scivolarono tra le sue labbra disse: voler bene a qualcuno, Luca, vuol dire volere il suo bene. Questa frase, semplice, assoluta, poi il silenzio. Il bene di qualcuno, senza guadagni ne tornaconti.

Molte volte ho desiderato di non aver appreso questa lezione perché sicuramente avrei sofferto meno. Io ho amato. Ho amato e sono stato amato. Ma perché, mi chiedo, mentre tutti urlando e gridano incitandomi di lasciar perdere, dimenticare, superare e lasciare indietro, perché dovrei smettere di amare. Non è certo capitato per caso, l’amore dista dal caso nella maniera più assoluta, io lo scelsi, e perché mai dovrei cambiare la mia decisione? Perché mai dovrei rinnegarlo, abiurarlo e fingere di non amare qualcuno. Essere innamorati è certamente piacevole, l’amore giunge ad ogni apice ed il rapporto diviene pregno di complicità, ma questo finisce, ed è finito. Quindi ora che non c’è più complicità, ora che non dà più gioia, ora che più non mi conviene, perché mai dovrei farmi scivolare chi scelsi di amare? Nulla è cambiato in lei e nulla è cambiato in me, siamo ancora le persone che scegliemmo di amare, è solo il noi ad essere cambiato. Amerò in silenzio.

Come potrei mai scegliere di amare qualcuno in futuro, che si tratti di una donna, di un amico o un fratello, come potrei farlo sapendo che un giorno, quando ciò non mi converrà più distruggerò tutte le promesse, tutte le convinzioni, tutto ciò in cui credevo e che fino a poco prima era vivido e forte, come potrei amare sapendo di poter perdere e sapendo che quando perderò quell’amore non avrà più importanza. Chi ho scelto di amare e perduto è ancora lì, sono ancora le stesse persone. Se sapessi di essermi sbagliato e di aver visto qualcuno che non esisteva decorandolo della mia fantasia allora smetterei subito di amare, ma fino ad allora, continuerò a volere il loro bene, per quanto questo possa tormentarmi e per quanto possa distruggermi. Se non fossi più in grado di soffrire per chi ho scelto di amare, se non accettassi più di piangere mentre mi nascondo pur di non rinunciare al bene incondizionato che provo allora preferirei non amare.

Non so con chi sto parlando, chi sta leggendo, forse tu non rientri nel “voi” in cui sarò costretto ad includerti ma sappi che io non amo come amate voi, non voglio bene come lo volete voi, non resto solo come lo fate voi, non piango come piangete voi, non soffro come soffrite voi, non mi dispero, non urlo, non grido e non mi strappo la carne come lo fate voi. Spero che tu sia una persona calma, una di quelle che apprezza i silenzi, spero che tu sia felice o che lo sia stato, e se non dovessi esserlo ti prego, non disperare, perché ho amato proprio come hai amato tu, ho voluto bene come lo hai voluto tu, sono rimasto solo proprio come te, non ho pianto le tue lacrime, ma ho pianto proprio come hai pianto tu, ho sofferto come hai sofferto tu, e se sei ciò che credo, che spero e che desidero, sappi che mi son disperato, ho urlato, ho gridato ed ho strappato le mie carni proprio per te.

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