Un mercoledì sera di routine

Serie: Monologhi in cerca di un film


Eravamo io, Franco e Elisa, la sua nuova fiamma, al Jolly bar. Il bar dei cinesi nuovo sotto casa di Franco.

Fin qua tutto regolare, no? È mercoledì sera e come ogni mercoledì sera da quando Dio li ha messi in terra io e Franco ci vediamo per un po’ di sana benzina alcolica. Non importa se hai qualcuno a cena , se c’è la Champions, un funerale o la cazzo di terza guerra mondiale. Se è mercoledì puoi stare sicura che io e Franco stiamo insieme in una bettola qualsiasi a tirarci su a vicenda… sai come è fatto lui, se non si sfoga esplode e se esplode poi è un casino.

Insomma, stava andando tutto da copione: amaro del capo e discorsi poco fondati, little talks come dicono gli americani.

Poi all’improvviso Franco si interrompe a metà discorso, il bicchiere in mano, fermo impietrito, Ovviamente io e Elisa ci giriamo per vedere cosa ha catturato così tanto l’attenzione di Franco e ci troviamo davanti una stanga in vestito da sera, converrà con me, signor agente, che una donna alta, bella, vestita Armani in un bar dei cinesi frequentato principalmente da noi zotici sia una visione insolita.

Ecco, rimaniamo a guardarla anche noi, e con noi tutto il bar.

Questa fa finta di niente e va da Lin, il cinese proprietario del bar. Ordina due bicchieri di vecchia Romagna e si siede al bancone. Franco fa spallucce, si sveglia, e riattacca col suo discorso del cazzo. A me le parole entrano da un orecchio ed escono dall’altro, guardo solo questa che butta giù vecchia come se fosse acqua col suo vestito lunghissimo, rosso porpora e che trangugiati i bicchieri ne ordina altri due. A un certo punto Franco si accorge che non lo ascolto. Colpa mia, non rispondo a una sua domanda. Lo sa, carattere di merda Franco.. Si alza in piedi rovesciando la sedia e sbiascica qualcosa sul fatto che dopo vent’anni che ci vediamo al mercoledì sera non lo posso ignorare per una sgualdrina, provo a tranquillizzarlo ma ha bevuto davvero troppo e inizia ad alzare le mani, sa meglio di me come vanno queste situazioni: dallo schiaffo al morto non ci passa poi più di qualche istante.

Però qua arriva il primo colpo di scena. Succede che ai cinesi il fatto che ci siano problemi nei loro bar proprio non piace, è una cosa che proprio non gli va giù e Lin, il piccolo Lin, quello che in quartiere tutti prendono un po’ in giro, il muso giallo che non farebbe del male a nessuno tira fuori un fucile da sotto il bancone.

Picture it

Un cazzo di cinese che punta a Franco un Winchester.

Ecco, lei lo conosce Franco, lo arresta una settimana sì e l’altra pure… se c’è un modo per tranquillizzarlo non è certamente puntargli la canna di un fucile sul muso e infatti franco sbrocca, smatta proprio. Si mette a urlare di tutto. Si avvicina al bancone agitandosi come un pazzo, sta strippando, sbatte un pugno sul bancone e dice al cinese che per quella sera è fortunato: È già stato arrestato mercoledì scorso e non ha voglia di fare un’altra notte in gabbia.

A questo punto Franco fa un errore da principiante e si presenta alla stanga. Questa lo guarda con un misto di disgusto e compassione… Ci credo cazzo! Ste signore a 5 stelle a noi falliti manco ci calcolano, figurati se uno si presenta con una galanteria che non farebbe colpo nemmeno su una suora di clausura!

Ovviamente nel frattempo Elisa si incazza… 

Cristo non ho più l’età per queste cose, magari quando avevamo 30 anni era ancora divertente, a 50 anni bisognerebbe darsi una calmata. Però sai com’è, ognuno ha le sue dipendenze: C’è chi si fa di cocaina il sabato sera, chi ha perso la casa alle slot, chi adora la messa della domenica mattina e poi c’è Franco, Franco si fa di gente, Adora il casino, le risse, l’odore rancido dei bar di periferia.

Sì sì ho capito, non ci perdiamo, come le dicevo Elisa sbrocca e le cose si fanno pese.

Elisa mi sembrava una a posto, una brava ragazza, da quando ci siamo seduti non ha quasi spiccicato parola. Ora invece in calabrese stretto si mette a dire che Franco questa la paga.

Realizzo che effettivamente per stare con Franco una tanto a posto non deve essere…

Elisa dal suo metro e 44 di pura cattiveria va al bancone, prende la bottiglia di vecchia e la spacca in testa a Franco che va giù diretto. Subito dopo si presenta lei alla stanga. Tra le due ci saranno 30cm a favore dell’una e 30kg a favore dell’altra.

Nel locale si può respirare la tensione, pure le slot stanno zitte, Lin è rimasto a bocca aperta col fucile in mano e lo stuzzicadenti al bordo della bocca sdentata.

Le due si fissano per 5 secondi che sembrano 5 minuti, è evidente che stia per succedere qualcosa di grosso, mi sento testimone di qualcosa di grande, capisce? Non proprio il solito mercoledì sera.

Di punto in bianco la stanga bacia Elisa che ricambia con slancio. Mi permetta, slancio in tutti i sensi dato che per arrivare a baciarla Elisa si deve quasi arrampicare sul bancone del bar.

Le slot a questo punto ricominciano ad andare, tutti tornano ai loro affari.

Io raccatto Franco, che è mezzo incosciente, e lo abbandono davanti al pronto soccorso, citofono e scappo.

Sono decisamente la voce più conosciuta dalla citofonista del mercoledì sera.

Serie: Monologhi in cerca di un film


Avete messo Mi Piace2 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

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Discussioni

  1. A parte qualche virgola fuori posto (e qualcuna che avrei aggiunto, e qualcuna che avrei tolto), il racconto scorre come l’Amaro del Capo e la Vecchia Romagna. Mi ricorda un’atmosfera più americana che italiana, per via di alcune espressioni. Un racconto che può essere di qualunque posto. Ok

    1. Ciao Daniela, sono d’accordo con te. La serie “monologhi” racchiuderá semplici monologhi che scrivo mentre aspetto il treno. Gli scritti saranno quindi spesso un po’ stereotipati e meno curati di un racconto di un’altra mia serie qualsiasi a cui dedico più tempo.

  2. Sembra uno dei soliti mercoledì sera tra il Protagonista e Franco invece…
    Ma siamo proprio sicuri che questa sera sia diversa dalle altre? O lo ” sbroccare” di Franco e la reazione di Elisa non sia altro che un immobile ripetizione di eventi conditi da diversi effetti collaterali? Un dubbio amletico, che attira il lettore durante la lettura, lo costringe a riflettere e lo porta a bramare un possibile proseguo di questa storia.Un racconto profondo che ci porta a pensare cosa sia normale e cosa sia una stupefacente novità.Come nelle commedie pirandelliane non si sa mai se quello che appare è come si mostra.Mi è piaciuto questo dilemma, e lo svolgersi degli eventi.

  3. La scena del bar di provincia dove succede un casino è forse un poco abusata.. e, a parere mio ma in fondo chi sono io?, quel bar mi ricorda un bar della periferia americana e non molto uno di quella italiana.
    Nonostante questo il ritmo della narrazione è quello giusto e ti cattura. Solo andrei piano con scene un pò troppo da film (una bottiglia di vecchia romagna spaccata in testa oltre al dispiacere ti manda dritta al creatore più che al pronto soccorso) che forse appesantiscono lo storia e chiedono al lettore di credere un pò troppo.
    Attendo comunque con piacere il continuo..
    Alla prossima.

    1. Ciao Raffaele, scrivo i monologhi mentre aspetto il treno. Sono decisamente stereotipati e, come dici, non troppo originali. Li considero più come un esercizio di scrittura che come un racconto vero e proprio

  4. La scena è descritta in un anonimo bar che si colora dei toni dei suoi frequentatori anche non abituali. Sembra una scena che per quanto colorita e carica sia orchestrata e contenuta dai personaggi pronti a puntarsi e a premere il grilletto. Così le maschere si sciolgono , vengono a galla rabbie e malumori, storie si intrecciano complici della stessa strada che li ha portati fino a li’. Non ho idea di come continuerà. Se ci sia un accordo tra le due donne , le donne da sempre oggetto di desiderio e di “consumo” in un bar di provincia ogni piega del vestito si nota