Un passo più vicini

Serie: Nascondino


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Cosimo è scomparso mentre giocava a nascondino con i suoi amici. Tutto il paese lo sta cercando, ma Nico, il ragazzo che era con lui la sera della sparizione, è convinto di sapere dove trovare qualche risposta.

Il mese di giugno lo aveva immaginato in modo diverso. Aveva riempito i suoi giorni con la convinzione di trascorrere un’estate tranquilla, ma divertente. Poi sarebbe arrivato agosto e il paese si sarebbe riempito. Gli emigranti tornavano a casa e i turisti amavano le località di montagna per i mesi più caldi. Roberta stava trascorrendo i giorni con un groppo in gola continuo e l’estate che aveva sognato era svanita in un soffio.
Mancavano pochi minuti all’appuntamento che si erano dati la sera precedente. Nico la preoccupava più di tutti, perché sapeva non stava agendo solo per la preoccupazione della scomparsa di Cosimo, ma anche per senso di colpa.
«A cosa stai pensando?» Ivan interruppe i suoi pensieri. Tolse il dito dalla bocca e vide che era rimasto attaccato un pezzo di unghia.
«A Nico. E se avesse ragione?» riportò l’unghia in bocca con l’intenzione di staccare il pezzo penzolante. Ivan le rispose con un’alzata di spalle vedendo Nico e Filippo avvicinarsi.
«Siete pronti?» chiese loro Filippo. Si guardarono e annuirono incamminandosi verso la casa dove era stato visto l’ultima volta Cosimo.

Erano le dieci del mattino e il maresciallo Costa aveva già la camicia chiazzata di sudore, aveva un fazzoletto tra le mani con cui si asciugava il sudore dalla fronte che ricompariva pochi secondi dopo averlo tolto.
«Senta, maresciallo, io eseguo i suoi ordini, ma le voglio solo dire che qui in paese tutti tendono a fare un po’ quello che dice l’avvocato Ferretti. Io fossi in lei li lascerei stare come hanno detto.»
La torre si era appena guadagnato l’ennesimo sguardo torvo del maresciallo. «E io non le ho chiesto un parere. Adesso lei va dai Ferretti e li convoca in caserma. Punto. O ha paura?»
«No no. Che paura. Io volevo solo avvertirla.» Si mise in testa il berretto che stringeva tra le mani e tirò su la cintura dei pantaloni. «Senta, maresciallo, ma non è meglio se telefoniamo?»
Il maresciallo alzò gli occhi al cielo. Non ne poteva più di sentirsi dire come comportarsi con la famiglia Ferretti. Il loro figlio era scomparso ed era suo dovere cercare di riportarlo a casa il prima possibile. «La torre esegua subito gli ordini!» urlò alzandosi in piedi indicando con la mano la porta del suo ufficio.
«Eseguo subito, maresciallo.» La torre lasciò l’ufficio di corsa.
«La torre, la porta!» tuonò ancora il maresciallo. Tornò indietro per chiuderla e uscì. Non era il caso di far arrabbiare ancora di più il suo superiore. Una volta al volante, si fece il segno della croce e sfilò dalla camicia il crocifisso che aveva appeso alla collana, lo baciò e lo rimise al suo posto.

La signora Ferretti seguiva suo marito con la vestaglia che svolazzava mentre cercava di farlo ragionare.
«Ma dove vai? Fermati, ti prego.» L’avvocato Ferretti aveva la barba di qualche giorno e due occhiaie scure. Il suo volto era sgualcito e i suoi vestiti non erano impeccabili come sempre.
«Vado a risolvere una volta per tutte questa storia. Tu non vuoi che si risolva, vero? Non vuoi che nostro figlio torni a casa?»
«Certo che voglio che Cosimo torni a casa. Ma tu non sei lucido, non dormi da giorni. Lasciamo che ci pensino le autorità. Chiamiamo il maresciallo Costa.»
Le afferrò il braccio con cui lo teneva arpionato a sé e glielo lasciò cadere lungo il fianco. «No, Assunta. Devo risolverlo da solo.»
La donna si sfilò la vestaglia e la lasciò cadere sul pavimento. «Allora aspettami, vengo con te.»
«Non se ne parla proprio. Vado da solo, tu rimani qui.» Si avvicinò alla porta e fece per aprire. Ma un secondo dopo suonò il campanello. Si guardarono in faccia, la signora Ferretti si rimise la vestaglia e insieme aprirono la porta.

«Sono le dieci e mezzo, chi vuoi che ci veda? Qui non ci passa nessuno. E poi voi che ci state a fare di guardia?» Nico aveva infilato una mano dentro la finestra per aprirla e poterci passare.
«Va bene, ma ti prego torna in fretta» Roberta lo osservava con le sopracciglia aggrottate e gli occhi che sembravano ancora più grandi del solito.
«Facciamo così, se ci metto più tempo del previsto, torno qui a dirvi che sto bene, ok?»
I tre ragazzi annuirono all’unisono prima di vedere il loro amico sparire di nuovo nella casa abbandonata.

La torre stringeva il berretto tra le mani con le spalle scese. «Maresciallo le dico che in casa non c’era nessuno. Ho suonato diverse volte, ma non mi hanno aperto.»
«Ma cosa stai dicendo?» urlò. «Gli avevo detto di non muoversi di casa. Non rispondono al telefono e non sono a casa. Cosa stanno combinando?»
Il maresciallo Costa sospirò e con un gesto della mano congedò il carabiniere che aveva appena riportato solo cattive notizie.
Fissava le pale del ventilatore che si muovevano veloci mentre le sue dita presero a tamburellare sul legno della scrivania.

Roberta si stava affacciando con la testa nella finestra attraverso la quale era sparito Nico.
«Non è che se controlli ogni minuto risolvi qualcosa!» Ivan era seduto di fronte a lei riparato dal sole dalle case soprastanti.

La ragazza lo guardò di traverso senza neanche rispondere. Dei rumori provenienti dall’interno interruppe il silenzio che era calato tra di loro.
«Ragazzi, c’è una stanza che non avevo visto ieri sera. Vado a vedere!» Sparì velocemente come era comparso.
I ragazzi all’esterno si guardavano senza proferire parola. Ognuno di loro aveva sul volto tirato la speranza di riuscire a trovare qualcosa, qualsiasi cosa a cui appigliarsi per continuare a essere certi che il loro amico sarebbe ritornato presto.
Filippo aveva preso il posto di Roberta e si affacciava per captare qualsiasi suono. La ragazza si torturava le mani alzando lo sguardo ogni volta che Filippo tirava fuori la testa. Ivan giocherellava con i fili d’erba che nascevano a ridosso del muro della casa a cui era appoggiato.
«Ragazzi aiutatemi a uscire. Muovetevi!» Nico urlò.
Appena fu fuori tirò dalla tasca un foglio di carta ripiegato. Guardò i suoi amici. «Lo sapevo, ho sempre avuto ragione. Cosimo è stato qui!» Spiegò il foglio e gli occhi dei suoi amici si sbarrarono. Aveva ragione Nico, aveva sempre avuto ragione.
Era il volantino di un incontro di pugilato che Cosimo voleva chiedere come regalo di compleanno. Lo portava sempre in tasca perché non voleva che i suoi lo vedessero. Ogni giorno lo mostrava loro con la speranza di riuscire a vedere il suo sogno realizzato, anche se sapeva che sarebbe rimasto solo tale.
«E adesso? E questo cosa vuol dire? Cosimo sta bene?» la voce di Roberta li svegliò dal torpore in cui erano piombati.
«Adesso lo portiamo alla caserma dei carabinieri!» Filippo lasciò il volantino nelle mani di Nico che lo ripiegò con cura. Guardò i suoi amici e sorrise, era un passo più vicini a Cosimo.

Serie: Nascondino


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