Una nuova alba

Serie: Nascondino


I ragazzi si ritrovarono nella piazzetta dove avevano iniziato a giocare a nascondino. Erano agitati da un vento gelido, nonostante fosse giugno. I loro visi allegri e spensierati erano stati sostituiti da facce trafelate per le corse. Ivan aveva preso la torcia e stavano tornando sugli stessi passi che avevano fatto lui e Nico più di un’ora prima. Filippo camminava per primo illuminando i tratti bui, arrivarono al porticato e la luce non diede loro nessuna risposta.

«L’avevo detto di non fare questo stupido gioco». Roberta aveva la voce tremante e le lacrime agli occhi. Nico si strinse nelle spalle, divenne pallido e non riusciva a spiccicare parola. Avrebbe voluto non portarlo con sé o non lasciarlo. «Andiamo a vedere se è tornato a casa» propose Ivan agli altri. Filippo scosse la testa. «Non possiamo. Cerchiamo ancora. Magari si è spostato». Nico si svegliò dalla trance in cui era precipitato «Ma che dici? Dobbiamo avvisare qualcuno. Ci ha sentito tutto il paese urlare il suo nome, vuoi dire che lui non ci ha sentiti?».

Per tutti era passata l’ora di tornare a casa, i genitori si stavano allarmando non vedendo i loro figli. La prima che si accorse che suo figlio non era nella testa fu Elena. Tornò al letto e scosse il marito. «Filippo non è tornato». L’uomo socchiuse gli occhi e guardò la moglie sbattendo più volte le palpebre. «Stai tranquilla. Da un momento all’altro ritorna». Si fidava di lui, era un ragazzo responsabile e non gli avrebbe fatto la ramanzina per dieci minuti di ritardo. Elena tornò a letto, ma non riusciva a dormire. Non sapere dove fosse Filippo e non saperlo dentro il letto la faceva girare e rigirare senza pace.

I fratelli di Roberta stavano camminando verso la piazzetta dove si radunava la comitiva di sua sorella. Sentirono il vociare agitato dei ragazzi e si avvicinarono, volevano sapere a cosa era dovuto quel parlottare fitto. La ragazza vide delle ombre familiari avvicinarsi e si buttò loro davanti con le lacrime che le rigavano il viso e le parole che non le uscivano di bocca. «Cosa le avete fatto?» ringhiò il più grande ai ragazzi dal viso cinereo.

«Non… mi hanno… fatto niente…» cercò di tranquillizzarli la sorella.

«Cosimo è sparito» la interruppe Filippo. I due fratelli si guardarono negli occhi. «Ma che state dicendo? Sarà in giro a farvi uno scherzo».

«No, lo abbiamo cercato per tutte le vie, in ogni angolo. Non c’è» Filippo stava perdendo la speranza come i suoi amici e si palesava sempre di più la pesante responsabilità di chiamare la madre di Cosimo. Gli venne un brivido gelido dietro il collo. Aveva paura anche solo di immaginare il casino in cui si sarebbero cacciati. I ragazzi più grandi sentendo puzza di guai imposero alla sorella di tornare a casa. A nulla valsero le sue proteste, voleva rimanere ad aiutare i suoi amici. Una persona non poteva sparire così. Un attimo prima c’è e, quello dopo non c’è nessun traccia.

«Dobbiamo andare a dirlo a un adulto» Ivan diede voce ai pensieri di tutti e tre.

«Non a casa mia, mia madre mi spella vivo» Nico spostò il peso da un piede a un altro.

«Va bene, andiamo a casa mia» Filippo sospirò, anche sua madre gli avrebbe fatto il pelo e contro pelo, ma ormai il danno era fatto. Qualcuno doveva intervenire e chiamare i Ferretti.

Sembravano tre spiriti dannati mentre camminavano per andare a casa di Filippo. Sentivano scorrere la paura sotto la pelle delle dita, lo sgomento per la sparizione dell’amico superava di gran lunga il limite a cui potevano far fronte. Non riuscivano a capacitarsi di come fosse successo. Erano sicuri di conoscere Cosimo come le loro tasche, lui non si sarebbe mosso di lì finché non lo avrebbero trovato, al massimo sarebbe uscito dal nascondiglio perché troppo spaventato.

Sotto casa Filippo vide la luce della cucina accesa. Sua madre era sveglia. Nessuno di loro aveva sospettato, una volta usciti di casa, che sarebbe stata la notte più lunga della loro vita. Elena sentì girare la chiave nella porta e si fiondò ad accogliere il figlio. Si bloccò di colpo quando li vide entrare con il volto bianco, i lineamenti tesi erano una richiesta muta di aiuto.

«Ragazzi cosa è successo?» allungò una mano per stringere quella di Filippo. Il ragazzo che aveva tenuto duro fino a quel momento si lasciò andare. Piccoli diamanti luccicanti nascevano dai suoi occhi.

«Cosimo è sparito, devi chiamare a casa sua». La donna si portò una mano al petto e strinse forte la sottile stoffa di cotone del suo pigiama. Trattenne il respiro e dovette ripetersi più volte nella mente le parole di suo figlio per capirne il vero significato.

I tre ragazzi raccontarono i fatti accaduti quella sera a Elena e Mario. La donna si premurò di riempirgli grossi bicchieri di acqua fresca. Mario si passò la grossa mano sulla barba ispida e prese un respiro profondo prima di avvicinarsi al telefono. Sfogliò l’agenda rossa nel mobile sotto l’apparecchio fino alla lettera f.

La signora Ferretti non aveva detto al marito che aveva dato il permesso a Cosimo di uscire. Non aveva chiuso occhio e aspettava con ansia di sentire che si chiudesse la porta della cucina. Era passata mezzanotte e di lui non c’era neanche l’ombra. Si morse le labbra e si promise che mai più gli avrebbe dato il permesso di uscire. Chi glielo faceva fare. Lei gli dava il dito e lui si prendeva tutta la mano. Nel silenzio della notte il telefono squillò. Il suo cuore divenne più forte di un tamburo. Si alzò dal letto per correre a rispondere, ma suo marito fu più veloce di lei. Alzò la cornetta guardando la moglie spaesato.

«Pronto» rispose con voce rauca.

«Pronto signor Ferretti mi dispiace disturbarla a quest’ora… ma…» Mario non aveva mai balbettato in vita sua. «Cosimo è scomparso».

«Che vuol dire scomparso?» urlò l’avvocato.

«È sparito, non si trova» semplificò l’uomo con gli occhi strizzati. Non c’era un modo giusto o sbagliato per dire a un padre che suo figlio era scomparso, Mario si sentì come se avesse appena commesso un crimine, uno dei più efferati.

Le mani del signor Ferretti divennero burro, il telefono gli sfuggì dalle mani. Sbatteva le palpebre ma non vedeva niente, le orecchie gli ronzavano e sentiva in sottofondo sua moglie piangere. Le si avvicinò e le poggiò le mani sulle spalle scuotendola con forza. «Perché lo hai fatto uscire? Perché?» le urlò a due centimetri dalla faccia. La donna si lasciò maneggiare come un pupazzo. Era colpa sua se suo figlio era sparito, solo colpa sua.

Nella piazza del paese Mario aveva radunato degli uomini e si stavano dividendo per fare delle ricerche coordinati dal maresciallo dei Carabinieri di Mortella. Nel portico dove si erano nascosti Cosimo e Nico avevano avuto la stessa strana sensazione dei ragazzi. Filippo, Ivan, Nico e Roberta erano a letto ognuno nella propria stanza, ma nessuno di loro aveva chiuso occhio. Una nuova alba stava illuminando Mortella con i suoi colori freddi e di Cosimo non c’era nessuna notizia.

Serie: Nascondino


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Discussioni

  1. Adesso ho paura, la storia si sta facendo angosciante e temo che la sparizione del ragazzo non sia stata causata da nulla di sovrannaturale. Speravo in una storia di fantasmi, ma la realtà è ben più crudele della fantasia. Da lettrice, spero che Cosimo possa fare ritorno a casa

    1. Non avevo pensato a un risvolto sovrannaturale della vicenda. Però pensandoci sarebbe stato bello!