Una piccola fanciulla quando Bosch dipinse Trittico della martire crocifissa

Serie: Le avventure di Gobleto


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Dopo alcune peregrinazioni ed essersi accorto della sua doppia personalità, Bosch incontra...

Vagava per le contrade fiamminghe, cercava di abituarsi all’idea di avere dentro di sé una doppia personalità, voleva accettare di essere il demone Gobleto oltre che il pittore Bosch, quello del “Trittico della martire crocifissa” che aveva dipinto per degli italiani.

Mentre camminava, udì una voce flebile persa tra gli alberi.

Non era di sua madre, non era del demonio di giorni prima, era diversa.

Quella voce gli aveva stuzzicato la curiosità, si avvicinò e vide che si trattava di una fanciulla, Bosch avrebbe potuto essere suo padre. La giovane età della ragazza lo colpì. «Perché piangi? Sei così bella».

«Ahimè, mio marito mi picchia».

«Perché mai lo fa?». Bosch sbarrò gli occhi, non ci credeva. Forse aveva davanti a sé una martire, e ciò lo rattristò.

«È un bruto, gode nel farmi del male».

Quando Bosch era stato bambino aveva incontrato un prepotente con le stesse abitudini. Pensò che forse non erano la stessa persona, sarebbe stata una strana coincidenza se lo fossero stati. Si ricordò che lui poteva intervenire, se era per quello. Gonfiò i muscoli. «Indicami dove si trova che gli faccio vedere cosa significa essere tanto malvagi».

La fanciulla lo guardò trasognata. Aveva il volto ricoperto di lividi là dove la chioma bionda le aveva poco prima nascosto la pelle. «Seguimi. Sarò contenta che tu gli faccia assaggiare lo stesso dolore che mi ha arrecato».

Bosch obbedì. Tempo un minuto furono davanti alla casa di un boscaiolo, la scure impiantata in un ceppo di legno era un’immagine significativa.

Prima che Bosch potesse dire o fare qualcosa, qualcuno spalancò la porta dall’interno. Un energumeno che sembrava il figlio di un orso gli si parò davanti. «Siglinde, dove ti sei cacciata!». La vide solo in quel momento: «Ah, eccoti. E lui? Chi è, il tuo amante?». Stava montando i pugni.

Bosch lo fronteggiò. «Non mi piace quel che fai alla tua donna. Non comportarti in questo modo, o per te saranno guai».

L’uomo accolse le parole con una crassa risata. «Siglinde, vuoi cambiare marito? Hai scelto questo ranocchio? La cosa mi offende». Scrocchiò le dita. «Penso che ora abbiate bisogno di una lezione».

Gobleto si impadronì di Bosch. «Hai finito di farle del male!». Si gettò sul marito di Siglinde, gli diede un pugno, due. Stava approfittando dell’effetto sorpresa, ma di lì a poco si sarebbe esaurito. Corse all’ascia da boscaiolo, si voltò dopo averla strappata dal ceppo e vide che l’orco impugnava un coltellaccio:

«Adesso la paghi» disse l’antagonista.

Gobleto non gli diede occasione per fargli del male e lanciò l’ascia colpendo l’orco in pieno petto.

L’uomo cadde, rantolò, cercò di togliersi l’arma dalla ferita ma le forze gli stavano venendo meno.

Gobleto gli fu addosso. Con un piede pigiò l’attrezzo perché penetrasse ancora di più nelle sue carni e, quando vide che era spirato, cacciò un urlo di gioia.

La fanciulla lo imitò.

Gobleto raccolse il coltellaccio e andò incontro alla piccola fanciulla che solo all’ultimo momento capì cosa intendeva fare.

Il volto gioioso si trasformò in una maschera di orrore.

Gobleto la pugnalò al cuore, dopo bevve il suo sangue.

Serie: Le avventure di Gobleto


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Discussioni

  1. Ahi, ahi, ahi. Mai fidarsi di uno sconosciuto, che promette di fare il giustiziere, rivelandosi capace di aggredire qualcuno a sangue freddo; essendo solo un demons assetato di sangue.
    L’ eterna ingenuita` delle giovani fanciulle di un’ atra epoca. E nella realta` di oggi? Peggio che andar per boschi: in questi giorni e non solo.