
Una specie di addio
Serie: Planavamo a stento
- Episodio 1: L’incontro
- Episodio 2: L’inizio della frequentazione
- Episodio 3: La nascita dell’amicizia
- Episodio 4: L’aeroclub
- Episodio 5: Il volo
- Episodio 6: Il gruppo storico
- Episodio 7: Le ragazze
- Episodio 8: L’appuntamento
- Episodio 9: L’impatto con gli esami
- Episodio 10: Il primo esame
- Episodio 1: La bottiglia
- Episodio 2: Secondo tentativo
- Episodio 3: L’esame
- Episodio 4: L’Interrail-La partenza
- Episodio 5: Interrail-Il viaggio
- Episodio 6: Si ricomincia a studiare
- Episodio 7: Il piano
- Episodio 8: Un’audace incursione
- Episodio 9: Il colpo di mano
- Episodio 10: Effimera tranquillità
- Episodio 1: Nuove difficoltà
- Episodio 2: La sconfitta
- Episodio 3: Il colpo
- Episodio 4: La fuga
- Episodio 5: Una specie di addio
STAGIONE 1
STAGIONE 2
STAGIONE 3
La sera della partenza, mentre guardavamo la costa greca allontanarsi, eravamo sul ponte del traghetto con la luce calda che avvolgeva quegli attimi di una calma malinconica. Era ormai il periodo in cui ci si accorge distintamente che le giornate sono diventate più corte e l’allontanarsi dietro di noi della terra di quel paese in cui ci eravamo immersi in quelle settimane intense ci faceva provare una sensazione intrisa di soddisfazione per le sensazioni vissute e di nostalgia per un momento della nostra vita che stava terminando.
Ero seduto sulla panchina, accanto a me c’era Andrea che suonava qualche accordo con la chitarra e vicino a lui Luca che ogni tanto canticchiava seguendo la musica. Carlo era affacciato alla balaustra nei pressi della prua della nave e mi sembrava stranamente pensieroso, così mi alzai e mi avvicinai a lui guardando l’interminabile riflesso del sole che calava sul mare davanti a noi.
Il pensiero delle settimane di studio in cui avremmo potuto di nuovo condividere idee e pensieri mi dava una sensazione di allegria che faceva da antidoto alla malinconia della fine dell’estate. La grande emozione del colpo allo zoo fatto insieme aveva scacciato la paura uggiosa che la bocciatura di Carlo nell’ultimo esame ci potesse separare come il sole di una mattinata limpida dissolve la nebbia della notte.
Gli dissi: “Non devi preoccuparti per l’esame, appena torniamo ci mettiamo a fare gli esercizi insieme e così sicuramente lo passerai all’appello di metà settembre e poi cominciamo a preparare il prossimo esame”
“Dici?”, chiese lui poco convinto.
“Sì: dai che siamo ancora in tempo per rispettare il programma”.
Carlo guardava lontano appoggiato alla balaustra e mi ascoltava, ma sentivo che qualcosa non lo convinceva.
“Cosa ne pensi di questo piano?”, gli chiesi allora.
“Non so, Fede” mi rispose lui. “Ci ho pensato molto in queste settimane e credo di essere arrivato al punto in cui ho bisogno di un cambiamento drastico. Non so come spiegarlo, ma mi sento bloccato, mi sento incatenato. Mi sembra che tutto il mondo, tutte le persone intorno a me si muovano verso qualche direzione e che io invece continui a girare in una specie di circolo vizioso. Sono come quegli omini di neve che stanno dentro a quelle sfere di vetro e che pare che sembrano stare in un ambiente bello e confortevole, ma sono intrappolati lì dentro e possono solo guardare il mondo che scorre davanti a loro.”
Fece una pausa, come per raccogliere le parole in grado di esprimere quello che sentiva dentro e che sicuramente aveva covato a lungo e poi riprese: “Non ce la faccio più a continuare così. Sento dentro una forza che spinge, ma non riesco a liberarla e più vado avanti e più sento che vuole uscire.”
Si voltò un attimo verso di me, mi guardò fisso e poi disse rapidamente: “Ho deciso che devo partire, che devo trasferirmi a Pisa e finalmente iscrivermi a Ingegneria Aeronautica. Posso fare lì l’esame che non ho passato e poi credo che stare in quell’ambiente, insieme ad altri studenti che fanno quello che voglio fare io, mi possa far sentire più in corsa e finalmente sbloccarmi”.
Sentii un tuffo al cuore e pensai alla sua presenza costante e alle chiacchierate interminabili che facevamo insieme da anni ormai. Alle difficoltà dell’Università e alla forza che mi dava la nostra alleanza. All’euforia inebriante delle azioni pericolose che avevamo pianificato e realizzato insieme. Immaginai i mesi invernali, bui e pieni di studio senza il conforto della stanza di Carlo in cui potersi rifugiare e, avvolto nella luce calda del sole che stava calando davanti a noi, sentivo un grande grumo di tristezza e angoscia crescere dentro il petto. Sapevo che questo momento sarebbe arrivato prima o poi, ma nella mia solita indolenza nell’affrontare il futuro, continuavo ad abbandonami al presente sperando che quel momento sarebbe arrivato molto più avanti e che avremmo potuto fare insieme anche i tanti esami comuni che c’erano anche dopo il biennio.
Speravo che l’amicizia che ci legava avrebbe portato Carlo ad attendere fino all’ultimo prima di partire e che così questa separazione sarebbe stata una breve parentesi e poi quando fossimo laureati tutto avrebbe potuto cambiare. E invece mi rendevo conto che il flusso della vita ci avrebbe trascinato lontano l’uno dall’altro e avevo paura che presto tutti i nostri momenti insieme e il nostro legame sarebbero stati solo ricordi sbiaditi, lontani, presto dimenticati.
Lui si accorse del mio stato d’animo e si avvicinò a me, restando affacciato alla balaustra. Mi posò una mano sulla spalla e mi disse: “Dai, Fede, non preoccuparti, sicuramente continueremo a vederci: puoi venirmi a trovare a Pisa quando vuoi e poi ci scriveremo”.
“Be’, sì, certo, ma non sarà più la stessa cosa…”
“Lo so, ma le cose devono cambiare, non possono rimanere sempre cristallizzate in un momento fisso. Anche tu bisogna che ti scuoti e cominci a pensare ai programmi per il futuro. Hai tantissime capacità, ma è come se tenessi sempre il freno a mano tirato per paura di procedere in avanti”.
Io annuii, percependo il suo ottimismo e la sua convinzione, senza riuscire però a farmi coinvolgere.
Su una panchina erano seduti Andrea e Luca, il primo suonava qualche accordo con la chitarra guardando un gruppo di ragazze carine sedute poco più avanti che gli sorridevano. Lui mi guardò con un’aria di intesa, suggerendo con lo sguardo che forse quella sera avremmo avuto una piacevole compagnia e magari avremmo terminato quel viaggio con un’ultima grande serata. Per un attimo pensai che avevo tanti amici, li avevo prima di Carlo e li avrei avuti dopo, non sarei rimasto solo pensai.
Ma poi mi voltai verso la sottile linea blu dell’orizzonte, proprio nell’attimo in cui il sole cominciava a toccarla per immergersi, e mi sentii sommergere da una tristezza densa e appiccicosa che mi sembrava non avrebbe mai più cessato di farmi male.
Serie: Planavamo a stento
- Episodio 1: Nuove difficoltà
- Episodio 2: La sconfitta
- Episodio 3: Il colpo
- Episodio 4: La fuga
- Episodio 5: Una specie di addio
“in cui ci si accorge distintamente che le giornate sono diventate più corte”
Cioè questo periodo!
Comunque bella, questa serie
Grazie, sono contento che ti sia piaciuta. Come dicevo, il progetto è più ampio, ma questa prima parte mi sembrava che potesse essere letta anche da sola e per questo avevo pensato di pubblicarla.
Molto molto bello questo finale. Anche qui mi sono ritrovato molto e penso tu abbia ben descritto lo stato d’animo di entrambi, sia nella similitudine con il pupazzo di neve che con le emozioni di federico. Oggi è più facile mantenere i contatti e la distanza è meno sentita, in quegli anni era sicuramente diverso ma so cosa significa la partenza di un amico e mi sono ritrovato molto in federico. Doveva succedere prima o poi, le strade si dividono necessariamente per svariati motivi. Sono curioso di conoscere il seguito, come entrambi affronteranno le loro nuove vite e come si ritroveranno
Ciao Carlo, sono contento che apprezzi il finale: per me è stata la parte più difficile da scrivere, ci ho messo mesi perché non riuscivo a trovare il ritmo, le metafore e le espressioni per ottenere il tono che avevo in mente. Per quanto riguarda il seguito, nel mio progetto ci dovrebbero essere almeno altre tre parti, più brevi di questa, ognuna a distanza di anni in cui ci sono dei cambiamenti nel rapporto d’amicizia e anche dei contrasti. Al momento ho quasi finito la seconda parte e non so quanto ci vorrà per terminare tutto: anche se ultimamente ho molto accelerato per l’entusiasmo di aver raggiunto il traguardo di finire questa parte, comunque mi ci vuole molto per ogni singolo capitolo che viene fuori da una prima bozza e poi revisioni successive per arrivare a quello che mi sembra adatto. Una cosa che ho capito è che questi brani non vengono di getto, ma ci devo lavorare moltissimo. In ogni caso appena pronta pubblicherò la seconda parte in una nuova serie, visto che in questa ormai avrei poco spazio.