Una vendetta piccola piccola

Gli sembravano delle aquile oscure. O degli avvoltoi. Calavano dal cielo in picchiata e poi dai corpi si staccavano degli involucri. Se quegli aeroplani riprendevano quota, gli involucri si schiantavano fra le case con rumori fragorosi e da lì si innalzavano nubi di fuoco e fumo mentre le abitazioni si rompevano neanche fossero case giocattolo.

«Mamma! Mamma!». Stava piangendo.

I londinesi fuggivano verso i rifugi antiaerei più vicini e le strade si riempivano di voci e sirene. I vigili del fuoco accorrevano per estinguere le fiamme e impedire che si estendessero e l’intera Londra fosse ridotta in cenere, la contraerea rilasciava spade infuocate e i caccia della RAF tentavano di contrastare le aquile oscure.

Lì, in quella strada, aveva giocato a pallone.

Lì aveva disegnato una campana per poi saltellarci sopra.

Lì si vedeva con i suoi amici.

La scuola era più un ammasso di macerie e sembrava il Colosseo che aveva visto nelle cartoline di sua zia.

Scesero le scale e la prima cosa che sentì fu un odore acidulo. Era il sudore di tanta gente che osservava con terrore il soffitto. E se uno di quegli involucri fosse riuscito a sfondarlo?

Si sedette sulle ginocchia di sua madre e lei diceva: «Spero gliela faccia vedere, lì in Africa settentrionale».

Gli veniva sempre in mente suo padre con i pantaloncini e l’elmetto che sparava con il fucile e ne uccideva cento in un sol colpo. Ma poi, si ricordò di una cosa. «Il libro! Ho dimenticato il libro!».

«Quale libro, Jamie?».

«Il vento tra i salici».

Sua madre lo guardò con severità. «Non ci badare».

Singhiozzò. Sopra ci aveva fatto dei bei disegni e poi si era affezionato alla Talpa.

La sequela di tuoni continuò per ore, poi un volto sporco di fuliggine comparve e si sgolò dicendo: «Tutto a posto. Uscite in ordine».

C’era un po’ più di serenità, ma poi tutti si chiesero che fine avesse fatto la propria abitazione.

Fuori c’era odore di polvere e pure un odore dolciastro di quello che, Jamie aveva scoperto, essere esplosivo.

La folla si sciolse fra le vie e con sua madre svoltò l’angolo.

Sua madre gemette, poi si gettò in ginocchio.

Dove prima c’era il loro condominio, ora restava in piedi un mozzicone di muro.

Lasciò la madre e corse fino ai detriti, ci si arrampicò sopra, ma non continuò ad avanzare perché erano più carboni ardenti che altro. Con la casa ridotta in quello stato, aveva perso tutto. Il vento tra i salici era di certo bruciato.

In cielo comparvero altre aquile oscure. Avevano le croci in evidenza ed erano degli odiosi uccellacci.

Provò la sensazione che la mente gli fosse compressa e fissò quegli aeroplani. Fece un gesto di stizza e uno di quelli perse il controllo come se spazzato via da quella manata.

L’aquila nera precipitò.

Rimase scioccato. Sì, capitava a volte che spostava libri e giocattoli con la forza del pensiero, ma mai fino a intervenire su un mezzo così pesante. Aveva provato con un’automobile, ma invano. Forse… Forse era tutto grazie alla rabbia che gli corrodeva l’animo. Non poteva ricostruire il condominio, né tanto meno recuperare Il vento tra i salici, ma si sarebbe vendicato in quel modo.

Nuove manate come se fosse un direttore d’orchestra e una dozzina di quelle aquile oscure ebbero le ali spezzate, le code tranciate e gli abitacoli si infransero in nebulose scarlatte. In fondo, fu divertente.

Dopo aver respinto l’attacco delle aquile oscure con le croci funebri, andò da sua madre. «Mamma, mamma, ho deciso».

«Che cosa, Jaime?». Non aveva smesso di piangere.

«Mi arruolo. Voglio combattere. Sono in grado di farlo».

«Ma che dici? Che vai dicendo?».

Jamie si offese. Forse lo stava credendo un pazzo. Decise di far vedere cosa sapeva fare: con un gesto fece spostare alcuni mattoni.

Sua madre lanciò un gemito acuto, impallidì, poi cadde in terra.

Jamie si spaventò. Era per caso…? No, era solo svenuta. Jamie odiò ancora di più le aquile oscure.

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