Una vita per una vita

Serie: L'imperatore dei Mari


La Sacerdotessa invocava a gran voce Xaxura, chiedeva di riportare al mondo quella povera anima innocente. Jark fremeva, Yoni piangeva, Cassari era sempre più rapita da quella donna.

Il figlio di Jark, Oxxuxo e Xaxe fecero il loro invisibile ingresso nella tenda, si guardarono intorno. Il ragazzo lasciò le mani dei suoi accompagnatori e si accoccolò vicino la madre. Oxxuxo osservava con pietà la Sacerdotessa, Xaxe, invece, vide Zorak e la sua rabbia tornò, pronta a esplodere. Una strana luce le pervase il corpo, brillò per un attimo, come una corazza, le spuntò un ciondolo a forma di delfino sul collo, poi disse: «Smettetela. Non vi darà ascolto. Xaxura chissà dov’è in questo momento, di sicuro non qui.»

La religiosa si alzò e puntò il dito contro la nuova arrivata, fremeva per l’oltraggio dell’interruzione, provò a dire qualcosa ma Xaxe, con un gesto della mano, le fece aggrovigliare attorno alla bocca delle alghe.

Zorak la riconobbe. Fece dei passi insicuri verso di lei, poi mormorò: «Finalmente.»

«Non sarei così felice, se fossi in te.» Disse la dea.

«Adesso posso morire in pace, forse.» Controbatté Zorak.

«Continuerai a soffrire, per sempre. Per colpa tua quel ragazzo», la dea indicò un punto imprecisato in direzione di Yoni, comparve il fantasma del ragazzo, «ha perso la vita. Sprofondato nella mia grotta, voleva tornare dai suoi genitori. Il tragitto era troppo duro per le sue sole forze. Tu lo hai ucciso, obbligandomi, secoli fa a creare quel nascondiglio.»

Yoni, intontita, impiegò qualche attimo prima di realizzare che suo figlio era proprio lì, vicino a lei. Provò ad abbracciarlo, ma lo attraversò.

«Lasciatemi andare!» Urlò Jark.

Oxxuxo capì che era arrivato il suo momento, si materializzò. I nerboruti carcerieri tremarono dalla paura alla sola vista, allentarono la presa scappando via in preda alla paura. L’uomo raggiunse Yoni e il figlio: «Come stai? Riesci a sentirci? Dove sei?»

«Sono qui padre. Certo che vi sento. Sto bene, non ti preoccupare.»

Zorak fissava Xaxe, era ancora bellissima, per lei gli anni non erano passati, un sussulto lo spinse a toccarla. La dea intercettò il movimento, gli afferrò il polso attirandolo a sé, strinse l’altra mano attorno al collo e lo sollevò dal suolo. Gli occhi di Xaxe divennero completamente blu, al loro interno il mare era in tempesta. Il vecchio capo del villaggio provava a respirare a bocca aperta. Diventava sempre più viola.

Oxxuxo affiancò la sorella, poggiò una mano sul suo braccio e le fece allentare la presa. Zorak rovinò a terra, dolorante.

«Non ti impicciare, fratello.»

«Ho un’idea.»

«Non è il momento. Devo placare la mia sete di vendetta.»

«Questo vecchio», iniziò il dio del Sottosuolo demoniaco, «non merita la tua ira. Sarà punito, tormentato per l’eternità, me ne occuperò personalmente se vorrai, ma non ucciderlo.»

«Come potrai tormentarlo se resta in vita, spiegamelo.»

«Lo farò. Prima vorrei capire il motivo di tanto rancore.»

«È il solo responsabile della morte del ragazzo.»

«Bene. Perché, dunque, non scambiamo la sua vita con quella del ragazzo. Una vita per una vita. Porterò con me il vecchio e lascerò sulla terra il ragazzo.»

«Puoi farlo?»

«Certo. L’unico problema sarebbe l’immortalità. Tu hai condannato il vecchio alla vita eterna, quindi, questa, sarà trasmessa al ragazzino. Vivrà per sempre, non per soffrire, lui non ha nessun motivo di perseguitarti o desiderare che tu gli conceda il tuo tempo, tuttavia non potrà morire.»

I presenti osservavano la scena in silenzio. Jark si buttò ai piedi degli dèi: «Vi prego, riportatelo in vita, vi scongiuro.»

Oxxuxo lo afferrò per le spalle e lo sollevò da terra, lo portò all’altezza del suo volto e con lo sguardo più tetro che potesse sfoderare disse: «Tu. Misero. Ignobile. Non riesco a capire come abbia potuto avere un figlio così speciale. Il merito deve essere tutto di tua moglie. Il tuo seme è meschino, infido, inoperoso. Mi fai ribrezzo. Il vero colpevole della morte di tuo figlio sei tu, e la tua stupida fuga. Davvero credi di sfuggire a mio fratello? Xenxo ha deciso. Andargli contro significa solo una cosa: la perdita di tuo figlio. Te ne sei reso conto?»

«Non voglio perderlo.»

«Lo hai già perso», rispose asciutta Xaxe, «non permetterò che si scambi la vita di un nobile ragazzino con quella di questo viscido umano.»

«Vi supplico.» Piagnucolò Jark.

«Ci supplichi? Dovrei prendere la tua vita in cambio. Cosa ne pensi? Ami così tanto tuo figlio da sacrificare la tua vita?»

«Che senso avrebbe. Saremmo lo stesso separati.»

«Egoista. Schifoso.»

«Prendi me! Ma vi prego, mettiamo fine a questa storia!» Urlò Yoni.

«Dovresti prendere esempio da tua moglie.»

Il figlio di Jark si avvicinò al dio e disse: «Mettilo giù, ti prego.»

Oxxuxo lo accontentò.

«Padre. Adesso basta», disse il ragazzo, «tornate a casa. Non possiamo più fare nulla. Ti sono grato per il tuo impegno, il tuo amore, ma devi prenderti cura della mamma e della piccola Cassari, anche loro hanno bisogno del tuo amore, della tua protezione, basta fuggire. Affrontiamo la realtà per quello che è. Hai cercato di ottenere tutto quello che volevi, ma cosa ti ha portato?»

«Dolore.»

«Basta soffrire.» Il ragazzo sorrise.

Xaxe spostò lo sguardo verso Zorak, gli occhi tornarono blu e tempestosi: «Adesso a noi, lurido verme.»

«No, sorella. Calmati», Oxxuxo si frappose tra i due, «non ti ha insegnato niente quel cucciolo d’uomo?»

«Oggi non è il giorno della clemenza, oggi è il giorno del terrore, del caos, della rabbia, dell’ira vendicativa.»

«Dammi l’onore, sorella.»

«Di cosa?»

«Di essere lo strumento della tua vendetta.»

Xaxe guardò la famiglia di Jark, gli occhi tornarono verde smeraldo. Annuì.

Oxxuxo gonfiò il petto e infilzò con le acuminate unghia il torace del vecchio. Un liquido verde sgorgava dalla ferita avviluppandosi sull’avambraccio del dio del Sottosuolo. Zorak disse:«Avevi detto che non mi avresti ucciso.» Poi spirò. Oxxuxo, sorrise beffardo, si avvicinò alla giovane salma distesa a terra e intinse le labbra con il liquido. Il fantasma del figlio di Jark fu attirato fin dentro al corpo. Il ragazzo aprì gli occhi, tossì acqua, si piegò su un lato, i muscoli gli dolevano, era intorpidito. Yoni e Jark lo abbracciarono forte. Cassari gli saltò addosso tutta felice. Il ragazzo cercò di resistere ma il dolore era troppo forte, si lasciò cadere a terra.

Al posto del piccolo fantasma spuntò quello di Zorak. Xaxe lo fissò con un ghigno, finalmente avrebbe potuto riavere la sua insenatura.

Oxxuxo si abbassò vicino al ragazzo e disse: «Mi raccomando, cucciolo d’uomo, sii sempre l’artefice del tuo destino. Non farti condizionare», lanciò uno sguardo terribile a Jark, «fai quello che ritieni giusto. La scelta spetta a te.»

«Va bene, Oxxuxo. Lo farò. Grazie.»

«Non ringraziarmi. L’ho fatto con piacere. Ti verrò a trovare.» Rispose il dio afferrando Zorak. I due uscirono dalla tenda, salirono sul cocchio e sparirono in un punto luminoso nel cielo.

Xaxe liberò la Sacerdotessa, che lasciò la tenda ordinando agli abitanti del villaggio di abbandonare l’isola.

Jark era commosso, dispiaciuto: «Perdonami figliolo. Non volevo. Mi dispiace.»

Il ragazzo fece un cenno con la mano, era tutto in ordine, non servivano altre parole o scuse, l’importante adesso era che fossero tornati nuovamente insieme, poi disse: «Xaxe.»

La dea si voltò: «Dimmi, cucciolo d’uomo.» Rispose.

«Vogliamo tornare su Foresta. Puoi aiutarci?»

La dea ci pensò su qualche secondo, schioccò le dita ed elargì un sorriso.

Yoni e Cassari rassettarono velocemente le poche cose che possedevano, Jark buttò giù alcuni tronchi, li legò con della canapa dandogli una forma di zattera, il figlio lentamente riprendeva possesso del suo corpo, i movimenti diventavano più fluidi.

Raggiunsero la spiaggia. Jark buttò il legno in mare. Xaxe richiamò i suoi delfini, li legò alla zattera, fece salire la famiglia e si tuffò.

Il cielo iniziava a tingersi di rosa e il sole stava tramontando quando i delfini iniziarono a nuotare più veloce che mai.

Cassari e suo fratello sorridevano a ogni schizzo schiumoso che gli bagnava la faccia, Yoni li teneva stretti per la cintola, mentre Jark osservava la scena con il volto ombroso.

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