Un’insolita prigione

Fissavo il pavimento verde lucido. Poi, guardai fuori dalle sbarre della finestra interna: la guardia, con indosso un cappello di tempi lontani, appariva immobile come fosse stata una statua. Dovevo capire per quale strano motivo mi trovavo in quella situazione. Ricordavo solo una trattativa per l’acquisto di alcuni lotti di case in località piazza Giulio Cesare. In seguito, mi ero spostato verso un edificio con una insegna su cui spiccavano il logo di una locomotiva a vapore e la scritta Stazione Nord. Ma nessun treno e nessun binario. I ricordi continuavano a essere frammentati. Avevo tanti soldi, tanti, ma poi deve essere successo qualcosa, tipo un imprevisto o non so cosa. I soldi avevano iniziato a diminuire e… Dannazione! Battei i pugni sul muro, rovistai a fondo nelle tasche, senza esito. Riprovai, e un dito mi segnalò che la tasca aveva un buco. Ecco, qualcosa era andato nella fodera. A fatica, tirai fuori una carta che mi avvisava di aver vinto un concorso di bellezza. Strano! La confusione mi pervadeva. Cercai di gridare: «Voglio uscire da questa prigione.» Ma dalla mia bocca non uscì niente.

***

Drin. La sveglia trilla imperterrita, e io allungo il braccio verso il comodino per spegnerla. L’orribile suono cessa, ma il mio gesto ha fatto cadere qualcosa. Mi sporgo dal letto, vedo la moquette inzuppata e una bottiglia ancora intatta con una etichetta che osanna un whisky invecchiato di dieci anni. L’odore putrido viene su a crearmi un senso di nausea. Nausea! Eppure, ieri sera, i vapori di questo liquido magico mi avevano creato differenti sensazioni. Ci metto tutto il mio impegno ad aprire completamente gli occhi. Sono le sette del mattino. Ordino alle mie gambe molli di alzarmi, sistemo alla meno peggio il guaio a terra, mi vesto e scendo giù.

La caffetteria dell’albergo ha appena aperto. Il barista mi porge un caffè e, con un sorriso compiaciuto, mi dice: «Buongiorno, Marco. Dormito male, eh? Comunque, complimenti ma anche peccato. È stato a un passo dalla finale.»

«Purtroppo, è andata così» rispondo con poca convinzione. Resisto alla tentazione di chiedergli un secondo caffè, per non dare l’opportunità di iniziare una conversazione che non riuscirei a reggere. Entro nel bagno più vicino, apro il rubinetto dell’acqua fredda e me la buttò in faccia. Va meglio!

Mi dirigo in sala ricevimenti.

In fondo, c’è un enorme tabellone con una scritta.

“Seconda edizione del torneo di Monopoli classico.

Finale primo e secondo posto: Luca vs Barbara – oggi ore 19:30.

Finale terzo e quarto posto: Marco vs Antonio – oggi ore 18:30.”

Mi giro e vado al tavolo da gioco. Ora è tutto chiaro. Fanculo l’alcol. Io e Luca eravamo in una situazione di parità, poi mi è capitata la casella Vai in prigione. Ero convinto di avere la carta Esci subito di prigione, ma mi sbagliavo e rimasi fermo un giro. Dopo qualche secondo, realizzo: è stato proprio quel maledetto giro che ha permesso al mio avversario di comprare il Parco della Vittoria. La mossa che ha rimesso in gioco tutto!

Corro in camera mia, mi ributto sul letto e rifletto sulle mosse della partita di ieri.

Il mio cellulare trilla, è Carla. “Ciao Marco, come sta andando il torneo?”

“Insomma. Oggi avrò la possibilità di arrivare terzo.”

“Bravo! Il terzo posto sarebbe comunque un ottimo piazzamento. Spero anche che la tua promessa di non eccedere con l’alcol sia stata mantenuta. Tvb.”

Sorrido e digito per risponderle: “Certamente. Ho bevuto moderatamente.” Sto per inviare, ma il mio dito si blocca a metà, come governato da una forza superiore. No, è solo la mia coscienza. Correggo il testo e scrivo: “Purtroppo, ci sono caduto di nuovo, ma voglio rialzarmi… Ci metterò ancora più impegno. Grazie per essermi vicina. Anche io tvb. Marco.”

Apro il mobile bar, raccolgo tutte le bottiglie di liquori, le svuoto nel lavabo e faccio scorrere un po’ di acqua. Le addebiteranno sul mio conto, ma mi sono tolto un peso. Mi spoglio ed entro nella doccia. Mi godo il getto dell’acqua che mi massaggia le spalle. Esco e mi insapono il viso per farmi la barba. Lo specchio è completamente appannato. Prendo l’asciugamano per pulirlo, ma l’umidità è troppa e l’unica soluzione è aprire la finestra. Ritorno allo specchio, porto il rasoio sul viso e fisso la mia immagine riflessa: il vapore, ora, ha creato una strana figura. Sembra la griglia iniziale per il gioco del tris, la osservo ancora e l’immagine mi riporta alla figura delle sbarre della finestra di una cella. La prigione. Sorrido e mi riaffiorano i ricordi di un sogno tragico, quanto buffo.

https://youtu.be/Cb7tn3L97pU

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