Uno strano umido calore

L’aria è pesante.

 Odio queste maledette zanzare e questo dannato spray non serve a nulla. Spero solo che non mi regalino qualche malattia in questo buco di culo di mondo, sarebbe quanto mai ridicolo morire, chessò, di febbre gialla, dopo aver passato tutto questo inferno.

Vento?

No.. Elicotteri. Sono arrivati, è finita finalmente, si torna a casa.

“Figli di puttana è arrivato il caro Caronte a portarvi via dall’inferno, salite per la traversata verso le migliori puttane della città!”

Negro maledetto, chissà se gli vengono o se le prepara?

“Ciao mio negro preferito, ti assicuro che più che il loro bel culo sono ben felice di veder il tuo schifoso grugno sovraesposto.”

L’idiota mi risponde con il solito sorriso, lo stesso sorriso visto prima di ogni ritorno a casa.

Ma uno strano umido calore mi distrae dal nostro ormai usuale siparietto. 

Viene da dentro il petto, come se dell’acqua calda stesse sgorgando direttamente dal mio cuore, le gambe non mi reggono, peso davvero così tanto?

“Cazzo …. cazzo ….. cazzo!”

Che diavolo urli negro?

“Doveva essere pulito questo posto di merda! Uomo ferito! Ripeto: uomo ferito! Preparate subito i soccorsi in pista! Cazzo Doc curalo invece di guardare!”

Chi diavolo è questo pivello tremante?

Che diavolo fai? Sono solo un po’ stanco, passerà tutto con un sonnellino.

Cristo! Che cazzo ho al petto! Perché la mia mano è piena di sangue?

Sento freddo.

“Negro, di’ a Melissa che la amo.  Temo che io non potrò farlo.

” Non dire cazzate amico, la rivedrai, ma certo che la rivedrai.”

Sta mentendo, che carino.

“Dove vado non è posto per un angelo come lei, mai più la rivedrò. Troppe colpe ho sulle spalle,ora vado a bruciare. Dille che l’amo.”

La busta vuota giace sul tavolo.

Le lacrime le segnano il volto.

La fredda lama del tagliacarte la mantiene nella realtà.

Mai più lo vedrà, mai più le sue braccia cingeranno il suo collo, mai più le sue labbra saranno scaldate dalle sue.

Mai più né in questa vita, né nell’altra.

“Mamma! Cosa è successo, perché piangi?”

Biondo, non più alto di un metro, con due occhi che riflettono l’azzurro del cielo, unico posto che possa competere ad un simile angioletto.

“Vieni qui mio ormai unico amore.”

Lo abbraccia, è caldo, così fragile e puro.

Infinitamente più puro del padre e della madre.

“Mamma, perché sono il tuo unico amore?”

“Perché sei il mio bambino”

Un sorrisetto tra il furbo e l’imbarazzato si disegna sul piccolo volto ” Lo so! Ma di solito dici che sono uno dei tuoi due amori, perché uno è papà.”

Lo stringe forte, le lacrime calde scendono sul suo viso sino a bagnare i biondi capelli.

Sulla sua guancia la bionda morbidezza, nella mano il duro acciaio del tagliacarte, sulla mano il caldo umido del sangue.

La gola dei bambini è così tenera.

Il suo pianto diviene più forte.

Così alto è il prezzo di quel biglietto.

Il sole è da poco sorto, grazie alla sua luce delinea il profilo di Melissa appesa all’albero antistante casa.

Un biglietto giace sulla verde erba

“Uno dove si merita, una dove vuole e l’ultimo, il più innocente, dove gli compete. Scusate.”

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