Un’odissea Spaziale

-Torre di controllo a cadetto Tommaso, puoi sentirmi?

Allunghi le braccia verso la radio, la afferri con tutta la forza che hai e te la porti vicino alla bocca.

-Ricevo forte e chiaro!

-Ricordati di assumere le proteine prima del lancio.

-Affermativo.

Per prima cosa ti metti l’elmetto in testa, chiudi i ganci ed attacchi il tubo per l’alimentazione. Premi di nuovo il pulsante rosso della radio.

-Mi ricevete?

-Sta iniziando il conto alla rovescia cadetto, autorizzi?

Sbracci leggermente verso la pulsantiera dei comandi, ne premi un paio, memore del breve ma pur molto efficace addestramento. Ti riaffretti a riallacciare i contatti con la torre di controllo.

-Affermativo!

Un rumore lontano ti gracchia nelle orecchie ovattate, dieci, il motore secondario si accende e romba potentissimo, nove, ti volti insieme alla tuta quasi come se fossi un robot che ha bisogno di un’oleata ai meccanismi principali, otto, ti aggrappi all’ultimo pasto liofilizzato che è rimasto in cabina e lo porti verso il tubo che va direttamente al casco, sette, ti godi quel sorso finale per la tua prima missione oltre i confini della terra, da domani ricomincerai finalmente a mangiare qualcosa di solido, sei, controlli ancora una volta le spie tutto sembra nella norma, cinque, ti guardi in uno specchietto di controllo e ti dai l’incoraggiamento con un pollice recto.

-Il motore è acceso da remoto. – ti comunicano.

Quattro, e i propulsori iniziano a scaldarti anche l’abitacolo.

Tre, non dimenticherai mai questa sensazione di trovarti come in forno, il sudore dentro il caso ti bagna gli zigomi, due, ti sembra che tutta la tua pelle pianga, il tremendo sentirsi imprigionati come in un vulcano, uno, anche l’alzarsi da terra ti causa un leggero movimento di stomaco.

Zero, ricacci via la sensazione di nausea, chiudi gli occhi ed inizi l’ascesa.

Inizia la missione del rientro verso casa.

-Controllo costante dei motori cadetto Tommaso.

-Regolare affermativo.

Il viaggio sarà molto lungo, quindi cerchi come puoi di rilassarti. Lasci che le palpebre si chiudano. Immagini per un attimo come sarà il tuo rientro a casa. Orde infernali di giornalisti che si ammassano contro i tuoi passi stanchi, ti chiedono quale sia la tua maglietta preferita, perché tu hai sempre avuto una maglietta preferita, quella con disegnato Ziggy Stardust tutta nera e viola. Gliela indichi, gli dici che è stata il tuo portafortuna per tutto il viaggio. Mentre gli scarponi pesanti calcano il suolo della terra, ti senti di aver fatto un passo immenso. Trovi ancora, nonostante gli anni passati dal primo uomo sulla luna, che lo spazio susciti un incredibile fascino su tutti. Su di te per primo. Un vuoto così totale ma ricolmo di un mistero meraviglioso.

-Cadetto Tommaso!

Ti riporta alla realtà il gracchiare scomposto della torre di controllo. Afferri la radio.

-Vi ricevo.

-Cadetto Tommaso! Rispondi!

-Vi ricevo.

C’era qualcosa che, chiaramente, non andava come avrebbe dovuto. Ti metti a spippolare con tutti i tasti che hai sulla plancia. Urli a squarciagola, quasi come se le onde potessero raggiungere la torre di controllo se non dalla radio attraverso il loro volume.

Niente.

Nessun contatto.

La base spaziale continua a parlarti ma senza ricevere un feedback da te. Chiudi gli occhi. Cerchi la calma senza ricordare dove l’hai lasciata. Respiri profondamente. Eri pronto anche al peggio. Anche alla perdita inevitabile del controllo sulla macchina.

Una musica pervade tutto l’abitacolo stretto che ti costringe. Sembra uno stupendo assolo di chitarra e sintetizzatore. Lasci che la tua testa balli. Poi afferri di nuovo la radio. Premi a fondo il pulsate. Anche se sai che non ti sentono vuoi comunque depositare il tuo lascito, più per te che per loro.

-Cadetto Tommaso a controllo a terra. Sto attraversando la porta dell’atmosfera, forse mi schianterò sul pianeta, forse non mi recupererete mai. Dite a mia moglie che l’ho amata moltissimo anche se lei ne è a conoscenza. I circuiti sono morti, ma anche dentro questa scatoletta di latta arrugginita non mi sento affatto solo, nemmeno costretto. Mi sento libero. Ho provato tutta la sequenza procedurale per il riavvio del sistema macchina, ma niente da fare. Rimarrà impressa dentro di me l’immagine bellissima della terra blu e grandissima, visti da quassù vi amo tutti.

Riprendi fiato mentre una lacrima ti solca le guance.

Una manina minuta e gracile ti picchietta la palla. Ti giri di scatto. È tuo figlio che ha alzato la coperta sotto la quale l’astronauta si sta per schiantare.

-Papà!

Lo guardi intensamente negli occhi.

-Ora posso fare io il cadetto spaziale?

Avete messo Mi Piace1 apprezzamentoPubblicato in Narrativa, Sci-Fi

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