Uomo di carta

Nubi minacciose adornavano un cielo plumbeo. Il Sole, rintanato sotto quella grigia coperta, preferì distogliere lo sguardo dalle sciocche faccende dell’uomo.

In fondo ad un’ anonima via di un’ altrettanto anonima città, un ragazzo osservava oltre la finestra di un’anonima stanza.

Di chi si trattava? Risulterei ripetitivo se vi dicessi che si trattava di un ragazzo anonimo? Probabilmente sì, ma sarebbe la verità. Carlo Anselmi era parte della massa, una delle tante persone che incrociamo ogni giorno, alla fermata del tram, nella metropolitana, oppure quando facciamo la spesa nel supermercato sotto casa. Uno dei volti che una volta visti, finiscono in un angolo remoto del nostro cervello, tra le cose che non vale la pena ricordare.

Se ne stava con la schiena appoggiata alla testata del letto, stringendo un romanzo tra le mani. La pioggia tamburellava incessante sui vetri e lui non faceva altro che osservarla. Bella la pioggia, vero?

“Questa storia è una merda”, pensò scagliando il libro lontano da sé.

<Tutto bene, gioia?> Dal piano inferiore giungeva lo sferragliare di stoviglie.

Non va bene un ca… <Bene mamma, tutto ok>.

Da quando il padre era venuto a mancare le cose non erano state facili e la convivenza con la madre si stava rivelando più ostica del previsto, nonostante tutta la buona volontà.

Bella la pioggia,vero?

Sicuramente meglio di questo stupido libro.

Aveva cominciato a leggere – Vita di un assassino come tanti -, un romanzo di oltre mille pagine, solo quattro giorni prima ed era stato amore a prima vista. Mr Greep, il protagonista, gli era sembrato un vero duro, di quelli che non si fermano davanti a nulla e soprattutto a nessuno, invece…

<Maledizione, maledizione, maledizione!>

…invece alla fine si era rivelato per ciò che era in realtà: un uomo di carta, incapace di trascendere la dimensione bidimensionale delle pagine che lo descrivevano.

<Gioia! Scendi a mangiare qualcosa?>

Mangiare?! In mille pagine di romanzo, quante volte aveva letto di mr Greep che mangiava qualcosa?

Mr Greep fuggiva da un’ imboscata. Mr Greep faceva fuori il dottor Prust servendosi di un semplice chiodo. Mr Greep fregava milioni di dollari a boss mafiosi. Mr Greep…

Maledetto mr Greep!

Mille pagine! Mille fottute pagine per scoprire che alla fine veniva ucciso dal suo stesso figlio, un marmocchio di sedici anni. Mille pagine! Quattro giorni della vita di Carlo Anselmi buttati nel cesso. Maledetto mr Greep!

All’esterno la pioggia si era trasformata in un vero e proprio acquazzone. Carlo si alzò dal letto, osservò il libro finito in un angolo, e meditò se andare a raccoglierlo. In fondo non era poi male come storia, ma quel finale? Un ragazzetto con il moccio al naso che fa saltare le cervella di una volpe come mr Greep non si può assolutamente accettare.

Un attimo prima di agguantare il pesante libro, ecco che la madre lo anticipa; non si era nemmeno accorto del suo arrivo.

<Finale di merda, vero gioia?>

Carlo avrebbe voluto risponderle affermativamente, condividere la sua delusione con lei, fare mille altre cose…

Una macchia rossastra cominciò ad allargarsi sul petto del ragazzo. Provò dolore, lo provò eccome, ma fu lo stupore il sentimento dominante.

<Ma m ma>. Avrebbe voluto aggiungere altro, ma gli mancò la forza.

<Questo è un finale decisamente migliore. Non lo credi anche tu, gioia?> Dalla canna della piccola pistola nelle mani della donna usciva un sottilissimo filo di fumo solitario.

La mamma aveva ragione: era un ottimo finale.

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Commenti

  1. Giacomo Mario Ricchitelli

    Il racconto non mi era particolarmente piaciuto fino al colpo di scena finale, davvero inaspettato quindi efficacissimo. D’altro canto pare messo un po’ lì a casaccio, sarebbe bastato poco, qualche riferimento alla vita di famiglia oltre alla difficile convivenza e alla morte del padre, per renderlo più credibile. Lettura che lascia sentimenti ambivalenti, anche questo è un pregio.

    1. Dario Pezzotti Post author

      Ti ringrazio per il commento e per l’attenta analisi. Il finale è ciò che dà senso al titolo, uomo di carta nel senso di piccolo, insignificante. Forse avrei dovuto raccontare della difficile vita famigliare di Carlo, ma credo che alla fine questo racconto vada bene anche così. Grazie ancora!

  2. Massimo Tivoli

    Bel racconto. Sei stato abile a sfruttare l’elemento narrativo del romanzo per sviare l’attenzione del lettore da quello che invece il finale a sorpresa rivela. A questo punto mi chiedo pure: ma aveva fatto fuori anche suo marito? 🙂

    1. Dario Pezzotti Post author

      Dovresti chiederlo a lei, ma fossi in te eviterei! (si scherza, ovviamente.)
      Ti ringrazio per il commento.

  3. Fabio Testaverde

    Wow! Un piccolo capolavoro, anche un po’ ironico, direi, con svariate chiavi di lettura e con un finale che è un vero pugno nello stomaco di quelli ottimamente assestati, che ti fanno ansimare per alcuni istanti… Che altro dire?… Ne consiglio caldamente la lettura: si tratta di una novella davvero originale e meritevole!… Bravo!…

    1. Dario Pezzotti Post author

      Troppo gentile! Il “buon” Carlo, alla fine ha avuto il finale che desiderava. Tutti contenti! O no?