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Serie: Morirò d'estate


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: ●La dottoressa Mori continua a dirmi che sono nella strada giusta... Ma io mi sento solo, vuoto e svuotato... Il lunedì, essendo libero, decisi di andare in chiesa. ●

Entrai in chiesa, che era praticamente deserta deserta, e mi sedetti in un banco, vicino alla navata centrale, chiudendo gli occhi.

La mia mente era vuota, piena solo di pensieri sulla mia vita, il mio passato e il mio futuro incerto. Rimasi lì per un po’, osservando il Crocefisso.

Quando mi alzai per andare via, notai un foglio di carta sull’ultimo banco. Era un biglietto scritto a mano: «Sei mai stato in un posto dove il tempo si ferma?» lessi, incuriosito.

Lo piegai, lo misi in tasca e uscì dalla chiesa, cercando di capire il significato di quella frase.

Non volevo tornare a casa, quindi decisi di continuare la mia passeggiata, dirigendomi verso la villa comunale.

Notai due ragazzi correre con pantaloncini e felpa a maniche lunghe, e mi chiesi come facessero a resistere al caldo soffocante di quel giorno.

Poco più avanti, una ragazza faceva stretching su una panchina rossa dedicata alla sensibilizzazione contro la violenza sulle donne, mentre un signore di mezza età in tuta da ginnastica ondeggiava con le mani sui fianchi, respirando ritmatamente, come se stesse aspettando il via di una gara immaginaria.

«Caspita, come sono salutisti su quest’isola!» pensai, sentendomi già stanco solo a guardarli.

La ragazza sulla panchina si girò verso di me, fissandomi come infastidita dal mio sguardo, e io, anche se non avevo fatto niente, mi vergognai come un ladro.

Continuai la mia passeggiata e poi mi fermai attratto dalle luci di un negozio di telefonia: «Forse è arrivato il momento di comprarmi un telefonino anch’io, vista l’ultima figuraccia fatta con Salvo», pensai.

Entrai per dare un’occhiata ai prezzi. Non avevo mai considerato l’idea di comprarne uno. Non avevo mai capito a cosa servisse avere un telefono sempre addosso, visto che non mi cercava mai nessuno.

Notai un cartello rosso con scritto “Offerta del mese” in una mensola di vetro. Mi avvicinai incuriosito.

C’erano tre telefonini: uno blu, uno argento e uno giallo, con un cartellino bianco che ne descriveva le caratteristiche e il prezzo in grassetto: “380.000 lire”.

«Alla faccia dell’offerta!» esclamai, d’istinto  e a voce alta.

Il commesso alzò gli occhi e mi rivolse un sorriso, forse per non farmi sentire in imbarazzo. Io, un po’ vergognato, mi congedai rispondendo al sorriso e uscendo dal negozio a testa bassa.

Tornai a casa. Quel giorno avevo già fatto abbastanza brutte figure per i miei gusti e sapevo che Dario e Salvo erano di turno, e che quindi non avrei dovuto trovarmi altre scuse per non pranzare con loro.

Mangiai mezza mela verso le 13:00 e mi sdraiai sul letto, sperando di calmare i crampi allo stomaco e di addormentarmi.

Nel pomeriggio, dopo un caffè e una rapida sistemata, andai all’appuntamento con la dottoressa Mori leggermente in anticipo, come al solito.

Sfogliai un settimanale che era sul tavolino della sala. Lessi svogliatamente i titoli e guardai le immagini: personaggi famosi, pubblicità di profumi e orologi costosi. C’erano anche rubriche sulla politica, la finanza, i problemi di cuore e l’oroscopo.

Improvvisamente, la mia attenzione fu catturata da un’immagine: una spiaggia tropicale, una ragazza sorridente in bichini con un cappello di paglia e un abbronzante in mano. «Con lei il tempo sembra fermarsi e la tua pelle è al sicuro» lessi.

Mi venne subito in mente il foglio che avevo trovato in chiesa e pensai che certe coincidenze erano davvero strane.

«Puoi entrate» sentii dallo studio della dottoressa, che come sempre mi accolse con un sorriso.

«Allora Luca, se ti va, oggi vorrei fare una cosa con te, che potrebbe aiutarti a non farti travolgere dalle emozioni spiacevoli e ad evitare i tuoi attacchi di panico», mi disse sedendosi di fronte a me.

«Ok» risposi non convintissimo.

«Tranquillo, nessun ritorno ai ricordi del passato» esclamò la dottoressa, forse notando il mio timore.

«Chiudi gli occhi e concentrati solo sul respiro. Senti l’aria che entra ed esce?», mi chiese.

Anuii col capo, e cercai di rilassarmi e di seguire le sue indicazioni.

Mi fidavo di lei, e sapevo che ciò che mi proponeva, aveva sempre un motivo valido.

«Bene, Luca. Ora pensa all’emozione che ti fa stare più male, sai qual è?» continuò.

Mi concentrai sulle sue parole e sentii il cuore battere forte e un senso di soffocamento.

«Ansia, ansia e rabbia», risposi, affannato.

«Ok. C’è una parte del tuo corpo dove la tua ansia e la tua rabbia si manifestano?».

«Sento una fitta al cuore e allo stomaco», dissi.

«Non combattere queste emozioni. Respiraci dentro e osservale come onde che crescono, raggiungono un picco e poi scendono. Cavalcale, sapendo che passeranno», disse dolcemente la dottoressa.

La ascoltai, cercando di non giudicare né modificare le emozioni che stavo provando in quel momento. Poi rilassai il corpo e sentii l’ansia e la rabbia calare, proprio come aveva detto lei.

«Bene, Luca. Quando senti che è tutto tornato alla normalità, riapri gli occhi».

Quando il respiro tornò regolare e il dolore al petto e allo stomaco scomparvero, aprii gli occhi, che mi ritrovai di pieni di lacrime, senza che me ne accorgessi.

«Quello che hai appena fatto si chiama cavalcare l’onda emotiva. Ogni volta che un’emozione negativa prende il sopravvento, prova ad applicarla. Allenati e vedrai i risultati», disse la dottoressa.

«Grazie!», risposi.

«Sono qui per questo. Va bene per te se ci vediamo il 21 alle 18:00?»

Annuì, alzandomi dalla poltrona e salutandola con gratitudine.

Mentre tornavo a casa, decisi di tornare nel negozio di telefonia e di farmi un regalo: comprai il telefonino giallo che avevo visto prima, pagando con la carta di credito che avevo aperto appena arrivato sull’isola e che non avevo mai usato prima.

Guardavo il telefonino e il mio pensiero si rivolse subito al mio pigiama giallo e a mia madre che mi chiamava «Il mio canarino».

Sorrisi di cuore, come non facevo da troppo tempo, come quando ero piccolo e stavo male, mia madre si prendeva cura di me e mi preparava il biancomangiare: bianco come le nuvole e dolce come le sue carezze, mai imposte e sempre piene d’amore.

Continua...

Serie: Morirò d'estate


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Discussioni

  1. A piccoli passi la vita di Luca procede e direi che fa progressi. Ogni volta che leggo un episodio di questa serie, mi sento partecipe come se la sorte di questo ragazzo mi stesse a cuore. La tua narrazione é coinvolgente.