
Urla nella notte…
Serie: Le avventure di Principessa Fiocco
- Episodio 1: La casa del Noce
- Episodio 2: Urla nella notte…
- Episodio 3: …e silenzi per le vie
- Episodio 4: Sotto gli occhi di una madre
- Episodio 5: Fedele tempismo
- Episodio 6: Tracce
STAGIONE 1
Draconia era in cucina e stava lucidando la sua balestra da collezione, ma la mise da parte all’istante quando vide la figlia entrare. Era pallida, i capelli scompigliati, pareva sotto shock
«Oh, cielo, Fiocco!» esclamò, venendole incontro, le braccia aperte, pronte a darle protezione. «Che è successo?»
«Ho perso il nastro.» mormorò contro la spalla della madre.
Draconia sciolse l’abbraccio per guardarla in viso, corrucciata. «Cosa?»
Fiocco si portò distrattamente una mano tra le onde castane. «Il mio nastro. L’ho perso quando quel gargoyle…»
Era peggio del previsto, vaneggiava! Draconia chiese assistenza a Mirta Petroll perché le preparasse qualcosa di caldo.
«Tesoro, sono anni che i gargoyles si sono ritirati sulle montagne, lontano dal villaggio.» la consolò la madre, accarezzandole la schiena.
Mirta prese la parola. «Evidentemente, sono scesi a valle. Ah, ma ce l’avevo detto io, alla principessina!» e si portò un dito grassottello sotto l’occhio, tirando verso il basso la rima cigliare inferiore, in vista l’interno rossastro. «Oooocchio!»
«So quello che ho visto, madre.» ribatté Fiocco, le mani che reggevano forte la tazza di cioccolata. Il suo calore le permetteva di rimanere concentrata nel racconto senza precipitare nello sconforto. «C’era una bambina, tutta sola. Non avevo mai visto nulla di simile al suo viso, ma non mi sono sentita minacciata. Finché non è arrivata la madre, ed era stato tutto più chiaro ai miei occhi. Il corpo di roccia, le corna e quelle ali enormi…»
«Prepotenti, i gargoyles!» esclamò la troll, sistemandosi il grembiule cencioso che portava in vita. «Spesso ci confondono con loro, a noi troll di montagna. O dicono che siamo cugini, o roba del genere. Soltanto perché noi sappiamo mimetizzarci tra le rocce muschiate. Dico io, a loro non serve! Sì, sono fatti di pietra, ma hanno quelle ali da pipistrello, eccetera.»
Draconia era a dir poco infastidita dall’uso della sua grammatica e, per grazia delle sue orecchie, la interruppe: «Non è comunque una specie portata alla civilizzazione. La madre avrà reagito in balia dell’istinto animale, vedendoti troppo vicina al suo cucciolo.»
Mirta sghignazzò. «Eri preoccupata per il nastro, principessina? Potevi dire addio alla testa!»
La madre la fulminò con lo sguardo rettile. «Quello che la signora Petroll voleva dire è che la cosa più importante è che tu stia bene.» si addolcì, rivolgendo tutta l’attenzione alla figlia. «Di certo, non si avvicineranno dove c’è troppa…vita.»
Ma la stessa Draconia dovette ricredersi quando, qualche giorno dopo, videro la famiglia gargoyles al completo al mercato. Fiocco studiò come la gente si comportasse intorno a loro: c’era chi non osava incrociare i loro sguardi e preferiva non star loro tra i piedi (o le zampe?), e chi addirittura li salutava con un cenno del capo o scambiava qualche parola con loro. Non era cortesia, agli occhi di Fiocco sembrava rispetto suscitato da una forte soggezione. Non riusciva a smettere di guardarli, soprattutto il…maschio, che aveva una costante espressione truce in viso. Anche nella debita distanza in cui la principessa era grata di potersi trovare, i gargoyles emanavano una forte energia, primordiale e selvaggia da cui stare ben attenti. Eppure guardavano i banchi della frutta, ne negoziavano il prezzo, la bambina -il cucciolo, come l’aveva definita Draconia- si guardava intorno, meravigliandosi di tutto; aveva anche notato Fiocco, la salutò con la manina e un tenero sorriso, finché la femm-…madre non l’aveva tirata a sé, sbuffando minacciosa. Ma anche Fiocco aveva una madre protettiva, che la prese per il braccio, guardando la gargoyle cupa. Saranno state le zanne che sbucavano dalla bocca dipinta di modesto rossetto ad aver intimidito l’avversaria, che fece un passo indietro, portando la bambina con sé.
«Non fraternizzare con loro, Fiocco.» l’avvertì Draconia. «Non finché non saremo assolutamente certe che non siano un pericolo.»
La ragazza non voleva vederli come animali pericolosi, una rarità da rimirare e indicare, di cui bisbigliare, ma già dal secondo stesso in cui i gargoyles abbandonarono il mercato, la piazza gremiva di pettegolezzi che le orecchie della ragazza, ebbre di morbosa curiosità, captarono subito, con un po’ di vergogna: Cormacchio, Gerania e la piccola Melmeida, quelli erano i nomi. Il capo famiglia era stato la guardia personale di un nobile, che lo cacciò dopo averlo scoperto nell’atto di rubare. Ora, qui, se la cavava con lavori di fortuna, grazie anche a favori che alcuni signorotti gli dovevano. Gerania è meno civilizzata del compagno, aveva tentato senza successo il lavoro da levatrice, ma le malelingue dicono che si stava per mangiare il pupo in un sol boccone, perciò pensava alla casa e a tirar su Melmeida.
Infondo, pensò Fiocco, una notte in cui non riusciva a prendere sonno, si sparsero voci anche sul nostro conto quando arrivammo qui. Anche loro si meritano la possibilità di smentire i pettegolezzi. Oltre gli accordi del liuto della Principessa, dei rumori si disperdevano nella notte. Non si preoccupò di identificarli o capirne la provenienza, finché non risuonarono come forti e stridule voci. Capitava spesso di sentire i vaneggiamenti ad alta voce di ubriaconi che si fossero divertiti troppo alla locanda, ma questo era diverso.
Fiocco bussò alla camera della madre, che trovò già sveglia. «Hai sentito?»
«Non sarà nulla di troppo grave, Fiocco. Torna a dormire.»
Ma anche se cercava di nasconderlo, vedeva chiaramente un pugnale sbucare tra le pagine del libro che teneva in grembo, e gli occhi di Draconia si erano fatti luminosi nella penombra, le pupille sottili e verticali.
Fiocco aprì la bocca per parlare, ma venne interrotta da un ruggito, che pareva provenire a pochi passi dal loro portico. Si precipitarono fuori. Erano lontani, volavano alto, ma i loro profili rocciosi, sorretti da grandi ali, erano inconfondibili: i gargoyles, Cormacchio e Gerania, stavano lottando. Fiocco si guardò intorno: alcune case avevano le luci accese e c’erano dei volti alle finestre, ma nessuno sembrava voler fare altro se non guardare quel macabro spettacolo. Riportò lo sguardo al cielo, soltanto per scoprire quanto Gerania fosse in difficoltà. Sentì uno strillo, esterno ai due combattenti, e Fiocco cercò la fonte. Melmeida, lasciata a terra, guardava impotente i suoi genitori in quella lotta, piangendo disperata.
Proprio quando stava per correre verso di lei, una presa artigliosa si chiuse gentile ma ferma sul suo polso. «Entriamo in casa, Fiocco.»
La Principessa guardò Draconia, sbalordita. «Madre, è nei guai!»
«Ricorda quello che ti ho detto. Non sappiamo se siano o meno un pericolo.»
«Ma lei è in pericolo!» protestò la figlia, il suo braccio scattò verso il cielo, indicando i gargoyles.
Le urla della bambina era una pugnalata al cuore di Fiocco. Cormacchio e Gerania stavano ancora lottando, lei ruggiva e soffiava, e lui, grosso il doppio, riuscì ad afferrarla per il polso e torcerle così il braccio.
«Io ti uccido!» tuonò.
Era innegabile che tutti l’avessero sentito. La stessa Madre Natura s irrigidì davanti a quella dichiarazione di guerra, mettendo a tacere il più piccolo grillo, dissipando la brezza più leggera. E chi era stato tanto coraggioso (o tanto codardo) da mettere piede fuori casa per godere di una vista migliore, si era subito tirato indietro, spiando dalla finestra di tanto in tanto.
Ma non Fiocco.
Si divincolò dalla presa di Draconia e scattò, veloce, attraversò il selciato di corsa, stando ben attenta a non inciampare nella gonna della camicia da notte.
Gridò a gran voce: «Guardia! Serve una guardia! Aiuto!»
Raggiunse Melmeida e la prese in braccio. Due figure, avvolte in maglie argentee e mantelli, stavano correndo verso di lei, e Fiocco provò un grandissimo sollievo. Ma le guardie non erano state le uniche ad averla sentita: i gargoyles planarono su di lei, circondandola. Gerania, che si teneva la spalla lesa dal compagno, avanzò minacciosa. Fiocco sapeva che tutta la sua attenzione era rivolta a Melmeida, ancora tra le sue braccia, e cercò di spiegarsi, di dire che voleva tenere la piccola al sicuro, addirittura chiederle se stesse bene e assicurarla che le guardie avrebbero portato Cormacchio al cospetto del Re perché rispondesse delle sue azioni. Ma ad ogni passo della bestia, le parole le morì sulle labbra. Indietreggiando, con la schiena andò a sbattere contro il petto roccioso di Cormacchio, che le strappò la bambina dalle braccia. Melmeida, nel frattempo, si era calmata, ancora una volta non si dimenava, né protestava.
Cormacchio se la portò in spalla e si chinò su Fiocco. Mormorò, ma la sua voce baritonale la fece tremare come dopo un forte tuono: «Mamma Drago non ti ha insegnato a non immischiarti nelle faccende altrui, principessina?»
La Principessa credette sarebbe svenuta, avvolta nell’odore di petricore che emanava la creatura, ma non ebbe il tempo di pensare cosa le avrebbe fatto che un’altra voce arrivò alle sue spalle.
«Fermi, in nome del Re!»
Serie: Le avventure di Principessa Fiocco
- Episodio 1: La casa del Noce
- Episodio 2: Urla nella notte…
- Episodio 3: …e silenzi per le vie
- Episodio 4: Sotto gli occhi di una madre
- Episodio 5: Fedele tempismo
- Episodio 6: Tracce
Non sai cosa darei per vedere la tua serie trasformata in un fumetto. Ad ogni accenno sull’aspetto di un tuo personaggio provo curiosità: mi fa affascinato pensare al colore del rossetto della dragonessa. La tua storie è molto particolare e originale, un fantasy come non ne aveva ancora letto.
Grazie davvero, Micol 🥺❤In effetti, ho una base di sceneggiatura ed illustrazioni di fumetto, per questo il mio stile sembra quasi “filmico”, se mi passi il termine. Ci hanno insegnato a dare importanza ai dettagli e ho applicato questa lezione alla mia scrittura 🤗
Un bel racconto fantasy che fa dei dialoghi i suoi punti di forza. Da un punto di vista personale, ho intuito nella figura del gargoyle un simbolismo che si associa all’Uomo di adesso, con i suoi tormenti e la forza incapace di controllarsi.
grazie del commento, David! Molto interessante e azzeccato il tuo punto di vista, spero ti possano piacere i prossimi capitoli 🙂