NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Un mare stellato fa da testimone alla fusione di due anime: una antica strega amante delle tempeste e una giovane maga appassionata di rocce e cristalli. Due coscienze contrastanti, due cuori apparentemente incompatibili, diventano qualcosa di nuovo, inatteso e sorprendente.
Doveva ancora compiere cinque anni quando notò per la prima volta in vita sua che un cielo plumbeo poteva emettere dei bagliori violacei.
Stava giocando nel cortile della casa della nonna magica: le piaceva dar da mangiare ai ragni salterini, i suoi preferiti, catturava una per una e a mani nude le fastidiose mosche, strappava loro un’ala e poi le poggiava vicino a quei ragnetti così carini per iniziare bene la
Alla piccola quel suono ricordava i cannoni delle maledette navi inglesi che sfidavano i velieri della sua terra natia davanti le finestre di quella casa sulla scogliera. Tutta colpa di quel cazzone di Cromwell, diceva così suo padre.
Enormi vascelli formavano una linea sparando bordate senza sosta contro le veloci fregate olandesi e i piccoli brulotti esplosivi lanciati su quegli scafi corazzati. Ma il rombo del tuono coprì tutto: mosche, galline e cannoni erano diventati muti. La bimba lo sentì vibrare nel petto e per lei fu pura estasi. Potenza e fascino, luce e frastuono, una combinazione davvero eccitante.
Questa era un’immagine nitida nella testa di Nadine, come se l’avesse vissuta anche lei.
«Da piccola quando c’era un temporale in arrivo, correvo fuori a cercare di cogliere ogni singolo lampo, aspettavo poi l’arrivo del tuono e fremevo sempre quando quel suono mi esplodeva nello stomaco. Ora lo sai che cosa dovresti fare?» disse la ragazza eterea dai capelli scuri.
«Non ne ho idea. Cosa?»
«SVEGLIATI NADINE!» Vania urlò con una voce talmente strana e potente che la bella strega delle rocce sussultò cadendo all’indietro.
I battiti le martellavano furiosamente nelle tempie, riaprì gli occhi avvertendo uno strano rumore di ossa scricchiolanti, erano le sue vertebre o era l’osso ioide? Una volta sarebbe andata nel panico, ma questa volta era diverso, si rilassò completamente, lasciando ricadere mollemente le braccia lungo i fianchi e nella sua testa disegnò con un pennello piccolo e imbevuto di una brillante vernice blu, una serie di simboli.
Sorrise soddisfatta, non aveva mai utilizzato un tale sistema per evocare una magia, lei aveva i suoi tatuaggi e quando completò l’ultimo fonogramma si sentì pienamente appagata. Si disse che senza quel dolore alla gola e al bruciore nel petto per l’assenza d’ossigeno, ne avrebbe goduto di più di quella sensazione tanto gratificante. Richiamò la giusta quantità di mana, recuperandola dall’aria e anche dai muri.
Pensò a come doveva sentirsi Juno quando accumulava l’energia per donarla a lei. Tornò subito a concentrarsi sulla figura che stava cercando di romperle il collo, afferrò delicatamente il braccio dove iniziava la pelle scoperta, ne avvertì i muscoli possenti e allenati e sorrise dolcemente quando lanciò la magia appena tracciata nella sua personale lavagna mentale.
Un lampo di luce rese impossibile vedere qualsiasi cosa, un flash prolungato bianco e blu cancellò ogni ombra e annullò i colori. Il rumore fu quello di una bomba carta che esplodeva all’interno di una vasca vuota, poi un tonfo sordo e un lamento di dolore, le fecero capire che il nome strega delle tempeste era proprio calzante.
Nadine riprese fiato violentemente, quasi urlando al contrario: aspirando tutta l’aria che poteva, il suo passaggio era doloroso come ingoiare una fetta biscottata intera senza neanche masticarla.
Decise di curarsi il collo che presentava evidenti segni del tentativo di strangolamento, un danno esteso alla laringe e qualche petecchia oculare.
Dal salotto, dei colpi di tosse causati dal riflesso per la forte botta le fecero sollevare la testa per la curiosità di valutare le condizioni della sua avversaria.
«Scheiße! Ich habe deine Elektroschocks vergessen» disse la strega Spaccaossa nella sua lingua concludendo con una risata abbastanza fasulla.
«Ah già , non esiste più la gatta. Devo ripetere l’incantesimo di comprensione.» sussurrò a se stessa.
Un cerchio rosa si allargò dai piedi di Nadine coprendo l’intero appartamento.
Un rumore di calcinacci indicò il punto dove era finita Ingrid.
La strega delle rocce e delle tempeste andò con passo sicuro nella direzione dei suoni delle macerie spostate.
«Adesso ti riconosco!» Altri colpi di tosse.
«Ciao Vania o preferisci… Vainilla?» La Spaccaossa si rimise lentamente in piedi, Otto stava invece scuotendosi a terra accanto alla sua padrona, cercando di eliminare quanta più polvere possibile.
«Che ti avevo detto, Mele? Si mascherava! Mascherata da gatto, da micio, da miao.»
«Mi vedete in modo diverso?» Nadine si guardò le braccia e le mani, ma non notò nien…
I tatuaggi! Non aveva più i suoi preziosi tatuaggi.
«Che diavolo?» si girò a cercare lo specchio del corridoio, intanto Melanippe aveva riacceso i guantoni corazzati approfittando della scarsa attenzione che mostrava la sua nemica giurata e si stava preparando a colpire con uno dei suoi pugni micidiali.
Una violenta scossa di migliaia di volt le attraversò il corpo partendo dal piede sinistro travolgendola come un’onda di marea, le cedette la vescica bagnando pantaloni e pavimento, mentre inarcava innaturalmente la schiena e irrigidiva ogni singolo muscolo. Non appena la scarica ebbe finito la sua azione tonificante, quella massa di muscoli ricadde a terra rovinosamente emettendo una nuvola di vapore e una specie di lamento sospirato.
Il lemure era rimasto a terra e continuava a spostare lo sguardo dalla sua possente padrona alla strega delle tempeste: «Oh-oh! Non va bene, non va affatto, proprio per niente.»
Nadine puntò lo specchio vicino l’ingresso, dopo un paio di passi notò che sul pavimento giaceva una piccola creatura nera ferita e sanguinante.
«Juno! Ma come sei finita qui?» la furetta aveva battuto violentemente la testa, il suo respiro era rapido e sofferente, stava distesa su di un fianco con la bocca aperta e una piccola pozza di sangue fuoriuscito dal naso e dal musetto, totalmente incosciente.
La mano della strega accarezzò il costato della povera mustelide, che dopo un paio di spasmi, riprese subito i sensi, muovendosi a scatti ed emettendo dei suoni simili a piccoli starnuti.
«Mi ha ammazzato! Mi ha praticamente investito un cami… Chi cavolo sei tu?» Juno guardava preoccupata la sconosciuta che aveva davanti.
«Non la reggo un’altra strega! NADINE! NADINE!»
Coinvolgente ed originale