Vecchio coloniale

L’uomo davanti a lei leggeva della morte di Matteotti.

Luisella scosse il capo. In Italia si respirava una brutta atmosfera.

E lì, invece? Faceva molto più caldo che in Sicilia e la polvere sollevata dalle rotaie era tanta.

Si adagiò a riflettere sul cosa avrebbe fatto una volta arrivata a Tripoli. Gerardo la aspettava, si sarebbero baciati e avrebbero vissuto il loro sogno d’amore.

Uno sparo interruppe i suoi pensieri.

L’intero vagone si girò a guardare.

Ci fu un altro sparo.

Luisella vide dei predoni correre a cavallo accanto al treno. Sparavano contro i finestrini e Luisella intuì che il macchinista avesse imposto di gettare più carbone nel fuoco perché il treno accelerasse.

Ma i predoni furono più veloci. Luisella guardò verso la locomotiva e vide i predoni assalirla. Nell’arco di pochi minuti il treno si fermò.

I predoni entrarono e Luisella respirò l’odore del deserto.

I predoni ordinarono di farsi consegnare tutto l’oro e i preziosi dei passeggeri. Nessuno obiettò qualcosa tranne un giovane che sfoderò una Bodeo, cercò di sparare al capo dei banditi ma questi lo prevenne colpendolo al polso con un pugnale.

Gli tagliò la mano.

La lama, avida di sangue, lo colpì al costato.

Lo uccise e il sangue schizzò sul viso di Luisella che stavolta perse il controllo: strillò.

Il capo dei predoni la guardò, sorrise. La prese per i capelli e la portò via, verso le profondità del deserto.

Gerardo contò il cinquantesimo chilometro di ferrovia e l’aiutante si agitò. «È qui, è qui mio signore che è avvenuta la rapina e il rapimento.»

«Si sono spinti in quella direzione?»

L’aiutante controllò degli appunti. «È esatto.»

«Andiamo da quella parte, voglio liberare la mia donna.»

L’aiutante rimase immobile.

«Che fai, hai paura?»

«A dire il vero sì. La banda di…»

«Non mi interessa. Se sei così vigliacco da non volermi aiutare, cedimi l’acqua e le munizioni che ne ho più bisogno io di te.»

«Va bene» balbettò.

Gerardo prese tutto e stringendo il Carcano 91 si spinse nel deserto a grandi passi.

Giorni dopo, Gerardo incrociò un gruppo di tende con cavalli e cammelli. A passo furtivo gli si avvicinò ed era a poche decine di metri che sentì le urla di Luisella.

Provò una rabbia immensa. Dovevano averla violentata, dovevano essersela passata l’un l’altro. La carne europea piaceva a quei selvaggi.

Colto da un’ira sempre più crescente entrò nell’accampamento.

Un uomo uscì da una tenda e lui lo fulminò con uno sparo del Carcano 91.

Il rumore bastò ad attirare l’attenzione generale e orde di briganti sbucarono dalle tende con pugnali e pistole.

Gerardo resisté: spari, calci, pugni e fendenti di pugnale e li scacciò.

Raggiunse la tenda centrale, fece il suo ingresso e vide il capo dei predoni assiso in trono e ai suoi piedi Luisella vestita da odalisca.

Gerardo lo riconobbe: era il Terrore del deserto, tutti parlavano di lui.

Indossava i guanti, accanto aveva un braciere.

«Arrenditi, sono venuto a liberarla.»

«Mai!» Gli si avvicinò e gli gettò in faccia della sabbia arroventata che aveva raccolto dal braciere.

Gerardo aveva chiuso gli occhi appena in tempo, quando li riaprì, con il morso incandescente dei granelli sul volto, diede un colpo di calcio al capo dei predoni.

Il libico si gettò in ginocchio.

Gli diede allora un secondo colpo alla schiena, allora gli sparò.

Era tutto finito. Sorrise a Luisella. «Mia amata.»

Invece di accoglierlo a braccia aperte, estrasse un pugnale. «Muori.»

Gerardo scansò il fendente e la immobilizzò. «Che ti salta in mente!» Con uno schiaffo la tramortì.

Era senza parole.

«Mi spiace, signor Riccio, ma la sua fidanzata, Luisella, è impazzita. Chissà cosa avrà visto o subito quando era prigioniera di quei barbari.»

«Guarirà?» balbettò.

«Solo in un modo.» Il medico era serafico.

«E sarebbe?»

«Le faccia bere il sangue dei predoni libici, soltanto così potrà guarire.»

Gerardo strinse la Bodeo. «Allora torno nel deserto a procacciarmi sangue.» Uscì dal manicomio di Tripoli che l’aiutante lo attendeva. «Adesso impareranno il rispetto.»

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Discussioni

  1. Ciao Kenji, questo racconto mi è piaciuto molto. C’è il tuo solito stile, ma a differenza di altri racconti, che sono flash di battaglie, qui vedo una storia, dei personaggi anche complessi con una evoluzione. Hai pensato di svilupparlo? La storia tratteggiata è molto interessante, sia come ambientazione che come tempo storico.