
Verso Sud
Serie: La vendetta del capitano
- Episodio 1: Il prigioniero e la sua storia
- Episodio 2: La proposta
- Episodio 3: Una visita inattesa
- Episodio 4: Il pescatore
- Episodio 5: Verso Sud
STAGIONE 1
Le attività di carico fervevano sul ponte della Flower-Upon-Sea.
Il brigantino beccheggiava violentemente, come se sentisse il bisogno di scrollarsi di dosso tutte quelle piccole persone che la assalivano su e giù per i ponti e la coperta, penetrando nei cunicoli, come tante formiche operose.
“Un po’ di vita gente!” Gridavano i marinai, mentre facevano rotolare dei barili verso un grande buco al centro del ponte principale, spingendoli giù nella camera di mezzo, già quasi colma di mercanzia e vele di scorta.
“Forza con quelle cime!” Si udiva urlare dalla balaustra, da altri impegnati a issare a bordo una capra spaventata.
“Attenti con quella o mangerete solo cereali!” esclamò Brent Goldbrush, il capitano, strappando qualche risata al suo equipaggio. Con lo sguardo, tornò ad esaminare il manifesto di carico, osservando di sottecchi i due individui che aveva dinanzi, scortati da Lame Garrett.
“Il signor Garrett vi ha già spiegato le mie condizioni, suppongo.”
“Sanno già tutto, Brent.”
“Quante stavolta, Lame?” Chiese il capitano Goldbrush, senza sollevare lo sguardo.
“Venti.”
Il capitano annuì.
“E un passaggio per questi due gentiluomini, come d’accordo.”
“E per la scialuppa?” domandò ancora Brent Goldbrush, inarcando un sopracciglio.
“Non ne sentirai la mancanza, fidati.”
Il capitano rivolse infine lo sguardo ai due sconosciuti “signori, ho lasciato a terra due validi marinai per voi due, non fatemene pentire. Non sarà un viaggio di salute, lavorerete come tutti gli altri. Se vi dirò di issare le vele, voi isserete le vele; se vi dirò di pulire le latrine, voi le farete splendere. Mia la nave, mie le regole, intesi?”
“Tutto chiaro, capitano.” Rispose Charles Oswald.
“Bene!” Esclamò Goldbrush “Direi che abbiamo finito qui.”
“Signor Goldbrush, che possiate avere sempre vento in poppa!”
Lame Garret e Brent Goldbrush si strinsero vigorosamente la mano, ma con un lesto movimento dell’altra, Garrett passò una piccola sacca al capitano, il quale se la infilò subito in tasca.
“Grazie, mastro Garret e la prossima volta non mi dispiacerebbe assaggiare uno di quei tonni per cui andate famoso!”
I due sorrisero, dopodiché il capitano si voltò iniziando a percorrere la passerella di legno che conduceva a bordo della nave. “In coperta gente! Levate l’ancora!”
“Buona fortuna.” Disse Garrett, rivoltosi a Charles Oswald, mentre lui e il suo sodale salivano a bordo.
Gli ordini del capitano vennero ripetuti a gran voce dall’ufficiale e in pochi minuti, grazie all’abilità e all’olio di gomito dell’equipaggio, il brigantino mosse in avanti e scivolò placido sulle acque del porto, uscendo infine in mare aperto.
“Niente guai, Jiles.” Sussurrò Charles Oswald al suo uomo. “Sissingnore.” replicò l’altro andando ad afferrare la cima della vela aurica, mescolandosi con il resto della ciurma. Per quattro giorni sarebbero stati due mozzi della Flower-Upon-Sea e Charles Oswald non potè fare a meno di sorridere, ripensando a quando era stato davvero un mozzo della Marina di Sua Maestà. L’idea di lavare i pavimenti e grattare via gli escrementi non lo entusiasmava, ma era un prezzo che era disposto a pagare per raggiungere la sua meta. Per cui si sfilò la giacca e si arrotolò le maniche della camicia e con un’espressione serafica afferrò una spugna e un secchio colmo di acqua putrida e scese sottocoperta.
Il viaggio proseguì tranquillo per un paio di giorni, interrotto solo da una notte di mare grosso all’altezza delle Antille Maggiori, ma poi le acque si placarono e il brigantino puntò la prua verso Sud.
All’orizzonte si stagliavano le verdi coste della Repubblica Dominicana e di Puerto Rico, il vento dopo i capricci della notte prima, era estremamente a favore e l’equipaggio si godeva un po’ di sollievo dai servizi, accarezzato dalla tiepida brezza del Maestrale. “Ah se ti dicessi cosa ho combinato ad Aguadilla!” confidò uno dei marinai ad Oswald mentre osservavano le isole farsi più vicine, appollaiati assieme agli altri sul parapetto, come tante cornacchie. “Non ti sei ancora tolto di dosso tutto il fango di quel porcile!” Intervenne uno di loro, tra le risa dei compari.
“Ma che vai blaterando imbecille, Annette non aveva occhi che per me!”
Un’altra risata corale.
“Si certo, Annette, oink oink!” E tutti presero a grugnire, canzonando il marinaio.
“Bah…” replicò quello, stizzito “ Lasciali perdere questi pisciasotto.”
“Ammainate le vele e gettate l’ancora signorinette! Datevi da fare o vi getto in pasto ai pescecani!” Il capitano uscì dalla sua cabina a poppavia. Tutti si misero al lavoro per arrestare la corsa della nave nel punto stabilito. La piccola Isla de Mona era davanti a loro. L’ignobile sputo di terra, come Oswald l’aveva sentita definire dagli altri marinai, durante il viaggio. Alcuni uomini si arrampicarono sugli alberi e ben presto le vele vennero ammainate e legate su se stesse, in maniera ordinata.
Il brigantino improvvisamente sottratto alla forza del vento, rallentò sempre di più fino ad arrestarsi, sotto la presa salda dell’ancora, lasciata precipitare sul fondo dell’oceano.
Quasi nell’immediato, si avvicinò uno sloop, agile e veloce che in breve tempo si affiancò al brigantino. Il capitano Goldbrush scambiò un cenno di intesa con un uomo vicino al timone dell’imbarcazione dirimpettaia e immediatamente l’equipaggio della Flower prese a trasbordare le casse che, come ebbe modo di notare Charles Oswald, erano indubbiamente la merce d’affari del pescatore di Nassau. Il pirata era affacciato alla coffa e osservava la scena da una posizione incredibilmente alta. Era il suo turno di vedetta e da lì poteva ammirare la maestosità del golfo e delle isole di quell’angolo di mondo ancora poco conosciuto. Istintivamente gettò lo sguardo verso Sud, immaginando quali terre misteriose e ricche dovevano trovarsi al di là dell’orizzonte. Il suo cuore prese a palpitare pensando all’imminente impresa e dubitò di riuscire a controllare il suo animo prima che tutto fosse compiuto. Ma la strada era ancora lunga e doveva mantenere i nervi saldi.
Il trasbordo terminò e in un batter di ciglia le due navi avevano già ripreso il mare, ognuna verso la propria meta. Quando Oswald scese, il capitano Brent Goldbrush lo attendeva sul ponte di coperta. “Domattina…All’alba.” Mormorò rivolto al pirata, dopodiché se ne tornò nella sua cabina.
L’indomani, i due pirati si presentarono sul ponte, ancora deserto se non per la sentinella e l’ufficiale di guardia. L’unico suono era quello delle onde che schiaffeggiavano lo scafo mentre una delle scialuppe venne calata in mare. “La vostra carrozza signori.” Disse l’ufficiale.
Oswald e Jiles discesero la rozza scaletta fatta di corda e legno e salirono a bordo della scialuppa e immediatamente Jiles prese i remi e iniziò a vogare verso la terraferma.
Nessuno dei due parlava.
Charles Oswald teneva lo sguardo dritto davanti a sé, verso l’isola.
La Martinica si faceva lentamente più vicina mentre il brigantino Flower, al contrario, era sempre più lontano.
“Per tutti i diavoli!” Esclamò improvvisamente Jiles.
Charles Oswald si voltò a guardare il suo compagno che dal canto suo, guardava in basso, verso le acqua scure, ruotando nervosamente la testa in ogni direzione, come se stesse cercando di individuare qualcosa che nuotava sotto di loro.
“Che succede?” domandò Oswald, mentre iniziò anche lui a cercare con sguardo, ma non vide nulla.
“Credevo…Mi era sembrato…Come una macchia nera, a tribordo.” Rispose titubante Jiles.
Charles Oswald si sporse guardando nella direzione indicata da Jiles.
“Io non vedo nulla.” Disse Oswald e poi spazientito aggiunse “animo signor Jiles, diamoci una mossa!”
“Si, signore!”
Ripresero a navigare di buona lena e in due ore guadagnarono l’approdo sulla lingua di sabbia di una piccola baia, nascosta dalla vegetazione. Tirarono in secca la scialuppa e la coprirono con delle grandi foglie di palma.
Si incamminarono silenziosi nella fitta giungla diretti verso Fort-de-France e più precisamente, verso una palafitta immersa negli acquitrini paludosi ai confini settentrionali della città.
Dove Oswald avrebbe dovuto incontrare, se tutto fosse andato per il meglio, un soldato dell’esercito francese.
Marcel Toussaud.
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- Episodio 4: Il pescatore
- Episodio 5: Verso Sud
Cupo quanto basta. Bella scrittura, fluida e che ti porta fino alla fine senza fatica.
Un capitolo quasi di transizione, che, però, contiene un elemento che sembra sarà molto importante per la storia, ovvero la macchia nera avvistata di fianco alla nave.
Continuo a seguire con curiosità.