
Via di fuga
Serie: Lascia che passi la notte
- Episodio 1: La paura del ritorno
- Episodio 2: Ann
- Episodio 3: Via di fuga
- Episodio 4: Quasi Natale
- Episodio 5: Lasciare andare
- Episodio 6: Incompresa
- Episodio 7: La bussola per tornare a casa
- Episodio 8: Il tempo adatto per un addio
- Episodio 9: Milano-Bruxelles
- Episodio 10: Stereotipi
- Episodio 1: Allusioni e fastidi
STAGIONE 1
STAGIONE 2
Dicembre 2021
Il suono di un messaggio la riportò al presente. “Hai intenzione di arrivare prima del dolce? Potrei commettere un omicidio se non ti sbrighi.”
Suo malgrado, Annalisa si ritrovò a sorridere. Tornando verso l’auto, digitò la risposta per Giuliana. “Un’altro spettacolo di Bellotti?”
“No!” faccina disperata ” È l’Arcuri con i suoi drammi da cinquantenne divorziata. Capisco perché il marito l’ha lasciata.”
“Dai, arrivo a salvarti.” Inviò il messaggio e ne scrisse subito un altro, immaginando l’espressione indignata della collega. “Però te la sei cercata. Potevi evitare di seguirla al tavolo.”
“Ma cosa dici?” con l’aggiunta di vari punti di domanda. “Lei ha seguito me!”
Annalisa si decise a mettere in moto, un mezzo sorriso divertito sul viso. Giuliana era una delle sue pochissime amiche, fuori e dentro l’azienda. Dei legami del passato non era rimasto quasi nulla, dopo quello che era successo a Alex era stato naturale e necessario troncare con la vecchia compagnia. Solo Sebastiano era stato capace di resistere al tempo e al suo dolore, anzi se ne era fatto carico. La perfezione di quell’uomo poteva essere irritante. Era sempre riuscito a trovare il modo giusto per starle accanto, aveva rispettato i suoi tempi, ascoltato la sua rabbia, tenuto la mano quando le parole erano inutili. Accettare il suo amore era stato naturale, proprio come avvolgersi in una coperta nelle serate invernali o cercare il refrigerio dell’acqua nei giorni afosi dell’estate. Diverse volte si era chiesta se lo amasse, ma aveva evitato di rispondersi. Lui non era Alex, questa era l’unica certezza. Nel cuore di Annalisa si era creata una voragine, lo sentiva fisicamente che un pezzo di lei non c’era più. Sebastiano era riuscito a curare la ferita, ma non l’avrebbe mai fatta rimarginare del tutto.
L’edificio dalle linee futuristiche in cui aveva sede la cena aziendale comparve alla vista. Annalisa inserì la freccia e scalò due marce, prima di entrare nel parcheggio privato dell’albergo.
Appena varcata la soglia della sala da pranzo, sentì su di sé parecchi sguardi. Le note di musica classica coprirono quasi del tutto i bisbigli dei presenti, ma Annalisa sapeva di aver suscitato una serie di commenti velenosi. Persone come lei erano bersagli di chiacchiere di ogni tipo.
“Chissà il marito quante corna ha!”
“Ovvio che è andata a letto con il capo, come pensi che sia riuscita a ottenere quella posizione?”
“Chissà chi si crede di essere, non è neppure così bella.”
Giuliana la vide e si alzò in piedi per chiamarla. A testa alta e ignorando la gente intorno, Annalisa puntò decisa verso l’amica.
“Spero che tu abbia una buona scusa per questo ritardo!” la apostrofò lei prima di baciarla su entrambe le guance.
“No” rispose Annalisa con tono tranquillo “ho solo fatto tardi.”
L’altra sbuffò e le lanciò un’occhiataccia, per poi dirle con aria da cospiratrice: “Il grande boss ha chiesto di te”.
“Cara, dove hai lasciato il tuo bel maritino?” Marina Arcuri, offesa per non aver ancora ricevuto un saluto, reclamò l’attenzione con un sorriso fintissimo.
“A casa” si limitò a rispondere Annalisa, lanciandole appena uno sguardo.
La collega non si arrese. “Oh, lui fa il papà e tu ti diverti?”
“Per divertirmi avrei bisogno di un’altra compagnia.”
Marina spalancò gli occhi e borbottò qualcosa di incomprensibile, prima di voltarsi offesa verso Giuliana che, a stento, si trattenne dal riderle in faccia.
Un cameriere arrivò prontamente a versare del vino. “Il primo è già stato servito, ma il buffet degli antipasti è ancora a disposizione, signora.”
“Non si preoccupi, passo direttamente al secondo.” Annalisa incrociò in quel momento lo sguardo del dottor Salemi, che la salutò con un cenno e un sorriso cordiale. Lei ricambiò, consapevole che anche quel gesto sarebbe stato analizzato con cura da molti suoi colleghi.
“Ti ha detto qualcosa di particolare?”
Giuliana scrollò la testa. “Voleva solo sapere se saresti venuta. Secondo me, vuole proporti di partire al posto di Carletti.”
Annalisa inarcò un sopracciglio con aria scettica. “Per quale motivo dovrebbe preferirmi a lui? È il dipendente dell’anno da quando è entrato qui dentro.”
Giuliana fece spallucce. “Sarà, ma anche tu sei alta in classifica. Salemi non ha mai nascosto di essere soddisfatto del tuo lavoro e sai che lui si espone raramente.”
Annalisa non rispose e buttò giù un sorso di vino. La possibilità di andare in Giappone e collaborare con la sede centrale era un privilegio riservato a pochissimi.
Per il resto della cena l’argomento non venne più toccato. Giuliana percepiva il rimuginio della sua amica, sapeva quanto sarebbe stata felice di partire. Annalisa non raccontava molto di sé, ma che non fosse felice nel ruolo di moglie e madre era abbastanza evidente, se si sapeva osservare. Sapeva che prima di Sebastiano era esistito un altro uomo, il grande amore di Anna. Era a conoscenza di come lo avesse perso e dei mesi bui che avevano seguito quell’evento. Capiva come fosse facile scivolare in una ruolo che non si desiderava solo per anestetizzare il dolore. Per tutte queste ragioni, non le chiese come avrebbe risposto all’eventuale proposta di Salemi, né le domandò del marito e del figlio.
Soltanto dopo l’immancabile fetta di panettone, il direttore della filiale si avvicinò al loro tavolo.
“Buonasera Annalisa, mi fa piacere vederla. Niente famiglia quest’anno?”
“Il bambino non stava bene, soliti malanni di stagione.”
“Eh, con i figli piccoli è così.”
Annalisa immaginava i pensieri di Marina e i pettegolezzi che ne sarebbero seguiti. “È proprio una madre snaturata, quella. Ha il bimbo con la febbre e pensa a fare la stupida con il capo!”
Dopo averle domandato del marito, Salemi le disse:” So che questa è una serata di svago, ma dovrei parlarle di una questione urgente”. Quelle parole sarebbero state riportate in ufficio con l’aggiunta di allusioni e risatine.
“Ha fatto tutto sotto gli occhi di sua moglie, il grande boss non si fa problemi!”
Annalisa si alzò e lo seguì fuori dalla sala.
“Immagino che potrebbe essere visto in modo equivoco questo colloquio, ma so che lei non fa caso a certi dettagli” esordì l’uomo con l’accenno di un sorriso.
“Se mi preoccupassi di quello che dice e pensa la gente dovrei andare un giorno sí e l’altro pure dallo psicologo.”
Il sorriso del suo capo diventò più evidente. “Andrò subito al punto. Si sentirebbe di lasciare per qualche mese suo figlio con il papà?”
Il cuore di Annalisa prese velocità. “Mi sta chiedendo se mi sentirei di andare in Giappone?”
L’altro rise. “Anche lei va dritta al punto. Sì, è proprio così.”
Annalisa deglutì. “Immagino di non avere molto tempo per pensarci.” In realtà, avrebbe voluto subito urlare di sì; come poteva non essere pronta a volare dall’altra parte del mondo e dare un incredibile accelerata alla sua carriera? Però non era da sola, aveva un figlio di poco più di due anni che dipendeva da lei.
Salemi sembrò leggerle nel pensiero. “So che lo sto chiedendo un grossissimo sacrificio, sia per lei che per la sua famiglia, ma la considero l’unica adatta per questa collaborazione.”
“E Massimo Carletti? Non dovrebbe partire lui?”
“Purtroppo, ha dei problemi in famiglia piuttosto grossi. Me lo ha comunicato ieri, perciò serve qualcuno che lo sostituisca.” Annalisa annuì e lui proseguì. “La nostra filiale è una delle migliori a livello europeo e il signor Tanaka, responsabile del settore ricerca e sviluppo alla sede di Tokyo, desidera fortemente collaborare con uno di noi.” Le posò una mano sulla spalla con fare paterno. “Lei è davvero la persona giusta. Ne parli con suo marito e tra un paio di giorni mi dia una risposta.”
Annalisa fece un respiro più profondo, come a prendere la rincorsa. “Ho già la risposta. Accetto la sua proposta.” Quella era la via di fuga che cercava.
Serie: Lascia che passi la notte
- Episodio 1: La paura del ritorno
- Episodio 2: Ann
- Episodio 3: Via di fuga
- Episodio 4: Quasi Natale
- Episodio 5: Lasciare andare
- Episodio 6: Incompresa
- Episodio 7: La bussola per tornare a casa
- Episodio 8: Il tempo adatto per un addio
- Episodio 9: Milano-Bruxelles
- Episodio 10: Stereotipi
Ciao Melania! Come ha già scritto Giuseppe, sai costruire le storie con una naturalezza rara. Le tue sono pennellate alla Simenon – che con poche descrizioni sapeva illustrare l’intera scena in maniera dinamica e coinvolgente. Tra l’altro sei riuscita a farmi sentire meno in colpa per il fatto di saltare ogni anno la cena aziendale🤣👏🏻
Ciao Nicholas, sei sempre gentilissimo, grazie!
Per le cene aziendali chissà, magari ti perdi dei momenti divertenti😂
Grazie ancora!
Questa serie continua a coinvolgermi sempre di più. Di questo episodio ho apprezzato soprattutto la tua capacità di rappresentare la realtá nuda e cruda delle grandi cene aziendali, tra molti presenti colleghi serpenti.
Grazie Maria Luisa, sono felice che la mia serie continui a coinvolgerti.
Ho avuto fortuna nell’ imbattermi in questa serie con già alcuni episodi pubblicati, perché non ho dovuto aspettare le uscite seguenti l’inizio.
Quattro episodi letti tutti d’un fiato che mi sono piaciuti tantissimo. Sono scritti molto bene e coinvolgono il lettore nella storia.
Per ora non voglio dare giudizi sui personaggi, tranne un’osservazione: “È una madre snaturata” pensa la collega, e sembra essere la solita cattiveria della pettegola di turno. Ma Annalisa una cattiva madre lo è per sua stessa ammissione, o almeno crede di esserlo.
Vai così Melania, ti leggo con piacere.
Ciao Francesco, grazie di cuore per il bel commento! Mi fa davvero piacere che questa storia ti stia piacendo, spero di non deluderti.
Ciao Melania, ci stai raccontando una storia complicata e articolata. Una ‘scalata’ lavorativa che solitamente coinvolge il sesso maschile (naturalmente generalizzando, ma non troppo) e una donna che non si vuole conformare al suo ruolo di moglie e madre. Anzi, ce lo dici in maniera esplicita, si sente soffocare. Il racconto fila molto bene e lo si legge davvero volentieri. I tuoi personaggi sono sempre particolarmente vivi e vivaci. Comuni e speciali allo stesso tempo.
Ciao Cristiana, grazie di cuore per aver letto e commentato, al tuo parere ci tengo molto😊
È una storia complicata anche da scrivere, per questo procedo lentamente😅
La naturalezza con cui narri è sempre fantastica.
Il paragrafo finale evidenzia chiaramente la personalità di Annalisa. Sei stata bravissima a cucirle addosso questo capitolo, facendo risaltare i suoi pensieri e le sue emozioni.
Grazie mille Giuseppe!
Mi è piaciuto tantissimo come hai saputo esattamente descrivere la situazione di molte donne, costrette troppo spesso a scegliere tra carriera e famiglia, e troppo spesso giudicate per queste loro scelte. Annalisa è coraggiosa. In molte si sarebbero arrese. La famosa “via di fuga” per come la vedo io, è un atto di libera scelta che in poche osano. Le più, si arrendono.
Grazie come sempre Dea, i tuoi commenti mi fanno bene♥️
Molto bello anche questo episodio, senza particolari descrizioni sei stata in grado di costruire l’atmosfera che molti hanno sperimentato sulla propria pelle.
Ti ringrazio Roberto!