Via Megara
Serie: Conterò fino a cinque
- Episodio 1: 2 Maggio
- Episodio 2: Il giorno della partenza
- Episodio 3: Catania
- Episodio 4: Aurora
- Episodio 5: Via Megara
STAGIONE 1
Avevo deciso di dedicare la mattina del 7 maggio all’esplorazione dei luoghi che apparivano sempre nei miei incubi. Così, subito dopo colazione, io e Kalle ci siamo avventurati lungo la strada che conduceva al centro storico. O meglio, Kalle più che avventurarsi stava semplicemente passeggiando; io, invece, dopo aver allacciato la felpa in vita proprio come una cintura nera di karate, camminavo a passo spedito, pronta ad affrontare il mostro.
Sfortunatamente avevo tralasciato un dettaglio: il mostro è bravo a nascondersi. Specialmente di giorno e, in particolare, quando non sono sola. Così, lungo la strada, ho visto scorrere paesaggi noti, identici a come li ricordavo, innocui come una foto. La Porta Spagnola, il castello, la villa, via Principe Umberto. Ho provato tristezza, non paura.
Abbiamo proseguito verso la nostra prima meta, notando che un vecchio bar non c’era più e che ne era apparso uno nuovo. Svoltando l’angolo di via Megara, un’emozione non ben definita si è avvinghiata al mio stomaco. Il marciapiede troppo stretto, le macchine parcheggiate e poi, in controluce, l’ho visto: il palazzo dei miei nonni, dove ho vissuto fino all’età di sette anni.
Sarà che i primi anni dell’infanzia sono decisivi nella costruzione dei ricordi, oppure saranno stati certi traumi, chi lo sa? Fatto sta che quel palazzo, con le sue scale, il vecchio ascensore, la terrazza, il cortile interno e, in particolare, quell’appartamento al quarto piano, è da sempre oggetto dei miei pensieri. È lì che prendono forma i miei peggiori incubi e, spesso, non riesco a distinguere i ricordi veri da ciò che ho vissuto sognando; è quel luogo che immagino immediatamente quando, leggendo libri come Il Maestro e Margherita, la protagonista entra in una casa e avviene qualcosa di magico: è per quelle scale che l’ho vista salire, ed è proprio quella porta che lei ha varcato, rendendosi conto che l’interno era enorme in confronto all’esterno. La mia mente, per qualche ragione, è rimasta bloccata tra quelle mura.
Spesso sogno di salire o scendere quelle scale e di accorgermi all’improvviso che, mancando un’intera rampa davanti a me, non ho altra scelta che saltare. Ma, considerando la distanza, certamente morirei cadendo nel vuoto. Poi, come quasi sempre accade in simili circostanze, mi trovo nell’urgenza di prendere in fretta una decisione perché qualcuno mi insegue o devo in ogni caso sfuggire a un pericolo imminente. A quel punto, come per miracolo, vedo una corda alla quale potermi aggrappare e, imitando Tarzan, riesco a raggiungere la rampa di scale oltre il baratro.
A volte, invece, sogno di trovarmi in ascensore, per me uno dei luoghi più terrificanti. Era uno di quei modelli antichi, in legno, con le doppie porte e la cassetta per i gettoni sulla parete. Ricordo chiaramente un episodio, ma non potrei giurare che sia avvenuto nella realtà o in un sogno: avevo circa sei anni e d’un tratto, mentre mi trovavo all’interno, l’ascensore si è bloccato proprio a metà tra due piani (lo sapevo perché, attraverso le porte, riuscivo a vedere il muro). Si è spenta la luce e qualcuno che era con me ha aperto le porte e mi ha ordinato di uscire. Io avevo paura di cadere, ma un adulto all’esterno è riuscito ad afferrarmi, prendendomi in braccio e tirandomi fuori. Da quel momento ho sempre avuto il terrore di rimanere bloccata o, peggio, di scendere oltre il piano terra, nell’oscurità totale, da dove non sarei potuta fuggire mai più. Sì, questo è un altro ricordo/incubo impresso nella mia mente.
Continuavo a contare le dita della mia mano mentre io e Kalle stavamo per raggiungere il grande portone dorato, al 159 di via Megara: non riuscivo a credere che fossero cinque e che mi trovassi realmente in quel luogo da sveglia. Speravo davvero di riuscire a entrare per dare un’occhiata, ma il portone era chiuso. Mi sono accontentata di scattare una foto dall’esterno per avere una prova da portare con me, ho toccato la maniglia come se si fosse trattato di una reliquia, e poi siamo andati via.
Serie: Conterò fino a cinque
- Episodio 1: 2 Maggio
- Episodio 2: Il giorno della partenza
- Episodio 3: Catania
- Episodio 4: Aurora
- Episodio 5: Via Megara
E qui comincia il mistero che rende originali i tuoi racconti, sempre in bilico tra il reale, il surreale e la dimensione onirica che caratterizzano il tuo stile. Aspetto il prossimo episodio per scoprire qualcosa di piú.
Ciao Arianna, che passeggiata interessante tra l’inconscio e il sub inconscio. Brava 👏👏
gli incubi dei bambini, visti con occhi adulti a volte sembrano davvero ridicoli. A volte succede che rimangono impigliati tra i capelli e crescendo assumono grandezze spaventose trasformandosi in traumi. Immagino che sia accaduto qualcosa di veramente “pesante” in quella casa per segnare così tanto la protagonista
In effetti, credo che dovrei parlarne con uno psicologo 🤔 Grazie per il tuo bel commento ❤️
❤️ scrivere è un toccasana per l’anima
È vero💕
Ciao Arianna, c’è sempre qualcosa in questa storia che mi fa sorridere (in questo caso il tuo modo combattivo di affrontare quella che per Kalle era una semplice passeggiata) e qualche frase che mi colpisce e che parla anche a me.
È davvero un piacere seguirti in questo viaggio.
Grazie mille, Melania ❤️