Viaggio: sentimenti e crisi

Serie: Frammenti di nero


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: L'apocallisse di Adamo d Eva

Ero febbricitante. Steso sul tetto della casa della mia vecchia balia Donna, sposata con Mr. Settl. Ero andato a farle una visita in una sua piccola proprietà lontana da Northampton. Mi aveva cresciuto da quando ero stato svezzato fino al mio dodicesimo anno di vita, e poi dovette andarsene via perché la sua famiglia cadde nella miseria. La crisi del grano, da poco divampata in tutta l’Inghilterra, aveva costretto la sua famiglia a vendere buona parte dei beni e stoviglie, e Donna raggiunse la casa dei suoi famigliari per aiutarli a risanare le economie domestiche. Da lì avrebbe cercato una occupazione da bambinaia per qualche famiglia del suo vicinato, e si sarebbe assicurata di non allontanarsi troppo dalla sua famiglia, né di assentarsi per periodi troppo lunghi. Come mi fece sapere in una lettera, la carestia nel suo villaggio ebbe effetti talmente rovinosi da terrorizzare sua madre, Mrs. Murder, la quale cadde in una crisi isterica che la costrinse a stare a letto per intere settimane. A minare le economie della famiglia, inoltre, c’era la cattiva abitudine del fratello di Donna, Mr. Guy Blackwood, a spendere soldi in abitudini di cui è meglio tacere. (Blackwood era come lui decise di firmarsi dopo un incidente sgradevole. I lettori mi perdoneranno la scelta di non mettere per iscritto il cognome paterno ereditato da Guy, in quanto ancora al giorno d’oggi in Shropshire e dintorni molti storcono il naso al sentirlo).

La partenza di Donna scosse il mio animo abituato alla sua compagnia affettuosa e premurosa, e piansi di fronte a lei, davanti ai miei genitori e il cocchiere, e non frenai le lacrime, non fino a quando non potei più vedere la carrozza che si allontanava da casa ei miei genitori. Mi promise che mi avrebbe scritto delle lettere, quando avrebbe avuto della carta e dell’inchiostro. E la sua prima lettera mi raggiunse dopo mesi da quando la vidi salire sulla carretta.

Mi scrisse dicendomi che desiderava vedermi appena possibile, quando sarebbe stato estate, perché le fredde temperature impedivano a chiunque di stare fuori dalle proprie abitazioni per tempi prolungati, e chi ci aveva provato era stato condannato a febbri o a malesseri o a sorti peggiori. Ci poteva giurare pure il caro vecchio Charlie, che lasciò due figli e una moglie, trovando la sua fine fra le campagne coperte di aspra brina e venti ruggenti. Combatté per un paio di giorni, e poi, tenerello, cadde e fu messo in una tomba ignuda. Quindi rimasi a casa con i miei genitori, continuando a fare i miei compiti di algebra, geometria, letteratura e storia, seduto alla mia scrivania sotto una piccola riproduzione del ritratto della regina Vittoria. Furono mesi in cui la fame tagliò prima le scorte di tuberi, poi di mais, e poi il sale cominciò a scomparire dalle nostre piccole riserve. I tempi ardui ci impedirono di andare a comprare la torba dal mercato che solitamente frequentavamo per i nostri bisogni; con le strade impraticabili non saremmo stati capaci neanche di arrivarci in carro. Persi peso, tanto, e mi parve quasi che il mio cuore si fosse ridotto al peso di una piuma, perché il battito era così flebile che sembrava del solletico contro i miei muscoli. La luce all’interno di casa dei mie parve perdere la sua luminosità, e forse era anche dovuto al fatto che fuori il cielo era sempre plumbeo. L’unico mezzo per sapere se fuori ci fosse ancora vita era il portalettere, ma dopo qualche settimana da quando quella brutta stagione cominciò, il ragazzo scomparve e con lui la possibilità di sentirmi con Donna.
Fortunatamente, tutta la mia famiglia arrivò fino in fondo a quella stagione cattiva, e con la fine del mese crudele di Aprile, vedemmo la prima luce veramente primaverile, ed esultammo quando ricevemmo prima notizie dai nostri cari, e poi quando i beni tornarono a circolare fra le nostre vie. Ancora prima che rispondere alle lettere colme di preoccupazione e alleluia per la venuta delle tiepide temperature, andammo a comperare torba e carbone. Da che io ricordi, quella fu l’unica volta che mio padre acquistò del carbone. Prese quelle rocce completamente nere e le fece rotolare dentro un sacco cencioso, e poi ci facemmo strada indietro fino a casa.

Al lume e al calore del fuoco che riscaldava il primo lieto pasto in mesi, mi misi a leggere le lettere che Donna mi mandò, ma che per mesi furono tenute assieme a molte altre che non si poterono consegnare ai destinatari.

Mi invitava a risponderle il prima possibile, e man mano che leggevo le lettere più recenti a quando le lessi, notai che nei suoi messaggi rivelava una certa apprensione e chiedeva che le rispondessi. Dedussi che temesse che non le volessi rispondere per qualche motivo. Tale pensiero, che temessi io fossi troppo altezzoso o orgoglioso per risponderle mi sgominò al punto che mi misi immediatamente a scriverle una risposta.

La informai del nostro stato meglio che potei, e poi mi scusai e scusai per la mancata risposta puntuale alle sue lettere, ma mi giustificai affermando non fosse stata colpa mia, poi le scrissi che desideravo vederla il prima possibile. Piegai il foglio più volte in sé, e poi lo imbustai e mandai la lettera al suo indirizzo.

Aspettai dunque la risposta, che ci mise giorni per arrivare. Nel lasso di tempo, ripresi a frequentare lo studio di Mr. Queue, che trovavo sempre chino su un libro rigato più volte. Compresi lentamente che era il libro delle entrate e uscite della sua famiglia. Il signore Queue era anche incaricato della sorveglianza di una piccola biblioteca di famiglia, che aveva aperto anche ai cittadini del mio villaggio. Era un piccolo luogo pieno di scaffali e libri di vario tipo. Per quanto piccola, rispetto alle biblioteche locali e pubbliche, rimaneva comunque molto rifornita, e seppi che di tanto in tanto veniva aggiunto un qualche articolo. Alle volte ne scompariva qualcuno. Confesso di aver preso e mai più restituito un paio di volumi. Di questi due, citerò Sentimental Journey through France and Italy, che presi appena vi arrivai dopo quel lungo periodo di carestia. Lo presi e nascosi sotto la mia giacca consunta, e passai davanti alla scrivani a cui era seduto Mr. Queue, e quando notai che la sua testa rimaneva abbassata sul volume, salutai e proseguii senza voltarmi, se non quando ero sull’uscio. Salutai rapidamente il signore e lasciai la casa, sperando nessuno notasse che era scomparso un volume.

Lessi quel volume mattina e sera, finché non fui colto dall’arrivo della lettera della mia balia. Mi invitava ad andare da lei il prima possibile, e così chiesi ai miei genitori il loro permesso per recarmi dalla mia nanny. Così fu che portai un paio di abiti con me in una piccola cesta, assieme a una corona d’oro. Li salutai e mi avviai verso Shropshire, dove poi avrei fatto il cambio, e poi mi sarei inoltrato più a oriente dell’Inghilterra. Mi misi dunque a leggere sempre il libro di Sterne in quelle lunghe ore, e così conobbi Calais e Amiens, Parigi e Torino e la Burgundia, meglio di quanto potessi farlo studiando queste città e luoghi sui libri di geografia. Le emozioni ridisegnano ogni piccola cosa, purché l’aspetto finale rimane fedele a quello originario. Così, le curve di Sawbridge assumevano un aspetto più aspro, e la chiesa di San Pietro lì vicina sembrava più simile alla cattedrale di Notre Dame, e il campanile di San Botulfo diventava più morbido, assomigliando alle Dolomiti della Savoia. Sfortunatamente, poco dopo che sorpassammo la chiesa del santo, arrivammo a Northampton, dove presi una stanzetta in una taverna gestita da una signora e la sua giovane figlia. La ragazza aveva sì e no la mia età, con il seno che si stava formando ancora, e delle piccole lentiggini che svanivano appena si metteva all’ombra della taverna, a spazzare per terra o pulire i tavoli. Mi indicò la mia stanza al piano superiore, e poi ridiscese impettita e tutta racchiusa in sé. Mi chiese come mai fossi in viaggio da solo, alla mia età, e mi sorrise, pur mantenendo un aspetto superiore. Nei suoi metodi delicati pareva essere più grande di tutti quelli che stavano alla taverna della madre. Questa era una signora dai capelli rossi che gestiva la sua attività con disciplina. Chiedeva alla figlia di mantenere tutto in maniera perfetta, e si assicurava che ogni conto venisse saldato completamente. Nel tempo che non doveva seguire gli incassi, controllava le persone sedute ai tavoli e stroncava ogni rissa che minacciava di prendere piede nella sua taverna. Quando arrivai io, la vidi portare fuori due signori che avevo preso per le braccia saldamente. Appena uno cercò di colpirla, lei tirò una gomitata nel fianco del suo assalitore.  Mi spaventò con quelle sue azioni, ma appena mi vide mi disse che facevo meglio ad entrare, perché nel giro di poco le temperature si sarebbero abbassate e che non c’erano altre taverne da quelle parti.

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