Vicolo Blatta 

Serie: IL GIUDICE (L'inganno dell'evidenza)


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Giada riesce a scattare delle foto compromettenti a Fabio con l’intenzione di inviarle alla moglie. In tarda serata, però, riceve la visita inaspettata dell’uomo, che le rivela particolari sconvolgenti sul caso di cyberbullismo che spinse Lia al suicidio.

«Forse non hai capito: se ti ho raccontato tutto questo è per farti capire che quell’uomo è molto pericoloso. Se tocchi me, penserà che sai anche di lui, risalirà a te e ti distruggerà… perché è quello che vuoi fare, vero? Vendicarti. Magari mi tieni d’occhio da anni, altrimenti non mi avresti riconosciuto e seguito. Cosa vuoi fare, uccidermi? Beh, sei un medico e certamente conosci mezzi che non lasciano traccia. Non credo, però: hai troppo da perdere. È più probabile che ieri tu abbia fatto qualche foto o video da inviare a mia moglie. Se è così, morirò lo stesso: la ragazza con me all’autogrill è la compagna di quel tizio e noi tre, insieme a mia moglie, siamo soci in affari. Adesso tira le conclusioni.»

​«Non è vero niente. Sarà un miserabile magnaccia e spacciatore, ma nulla di più.»

​«Ah no? E allora chi ha pubblicato le foto di tua sorella che fine ha fatto?»

​«Magari ha cambiato parrocchia.»

​«Certo, per avere un funerale migliore.»

​Sospirò, intrecciò le mani con forza e continuò.

​«Ti racconto un’ultima cosa, poi fai come vuoi… Una volta andai a casa sua. Arrivai un po’ prima, le finestre erano aperte; parlava forse con un suo pari e diceva che non era più un ragazzo incosciente: l’esperienza l’aveva fatto diventare prudente. Voleva intorno solo gente di cui potersi fidare, capace di fare il proprio lavoro, e non mattanze come quella di “Vicolo Blatta”, perché sentiva ancora puzza di fumo.»

​«Che vuoi dire con questo? E poi chi è questo pericolo pubblico?»

​«Dovrei essere impazzito per dirti chi è. Cerca cosa successe in “Vicolo Blatta” e capirai di cosa è capace.»

​Fabio si alzò e, accostandosi a Giada, le sollevò il mento con l’indice e il pollice.

​«Stai molto attenta. Non pensare che dica questo per impaurirti o per giustificarmi… mi fa talmente schifo l’umanità che non mi sento sbagliato: ne faccio solo parte.»

​Aprì la porta e, senza salutare, andò via.

​Dopo poco squillò il citofono: era Chiara.

​«Scendi Giada! Scusa, si sono fatte le otto. Ma tra portare il bambino da mia madre e il traffico, ho dimenticato pure di avvertirti che facevo tardi.»

​«Non preoccuparti, non sto bene e neanche mi ero ricordata dell’appuntamento. Vai, oggi resto a casa.»

​«Aspetta, vengo su un momento.»

​«No! Non preoccuparti. Vai al lavoro… ci sentiamo stasera.»

​Giada chiuse la comunicazione e tirò un respiro di sollievo. “Meno male, me ne ero dimenticata. Perlomeno non dovrò spiegare niente.”

​Fabio l’aveva mandata in confusione. “Forse ha mentito, si è inventato tutto per spaventarmi… Però ha parlato di troppe cose, perché?”

​Ricordò le sue parole riguardo al nome di una strada e digitò sulla tastiera del PC quell’indirizzo. Trovò il titolo di un articolo di giornale:

​30/11/2012: Muore Bejan Dei durante un tentativo di fuga.

​«Era stato condannato all’ergastolo per la strage e l’incendio di ‘Vicolo Blatta’ avvenuta nel 2008, dove furono uccisi genitori e figlia; il nipote di soli due anni sopravvisse con gravi ustioni. Dei si era sempre dichiarato innocente.»

​Rimase immobile. Quella era la strage che aveva distrutto la vita di Andrea. Perché Fabio avrebbe dovuto accennare a un caso reale, con un colpevole già condannato? Poteva inventarsi qualcosa di non documentato. E se fosse stato tutto vero e lui avesse avuto paura? I dubbi l’assalirono. Lia era contraria alle vendette, diceva che erano come un boomerang. Poi anche uccidendo tutti, la sorella non sarebbe mai più tornata.

​Distrutta e indecisa, pensò di assentarsi dal lavoro per qualche giorno, inviò una mail alla direzione dell’ospedale in cui informava che sarebbe rientrata il mercoledì successivo e dormì tutta la giornata. Si svegliò in tarda serata. Verso mezzanotte, chiamò Chiara, parlò del più e del meno per quasi un’ora, senza accennare a quanto successo per non coinvolgerla in quella storia.

​Il mercoledì mattina ritornò al lavoro. Si sedette nel bar dell’ospedale insieme ad altri colleghi per fare colazione. Arrivò Maria.

​«Ciao, Giada. Come mai hai quell’aria così triste?»

​«Ma niente, sono solo un po’ stanca. Ho bisogno di una vacanza. Magari qualche giorno al mare mi farebbe bene.»

​«A proposito di mare, sai chi hanno trovato ieri notte, morto, sulla spiaggia di Rimini?»

​«Non mi spaventare. Dillo subito.»

​«Quel tipo che abbiamo visto al ristorante con la moglie più vecchia e ricca… Giada, ma che hai? Forse era meglio se restavi ancora a casa, non hai una bella cera.»

​«No, sto bene. Dicevi?»

​«Parlavo di quello che aveva l’amante di San Marino. Pare l’abbiano trovato con la gola tagliata.»

​Sandro si affrettò a ingoiare il boccone di cornetto. «Ma è quel tale che si è scusato con Giada perché l’aveva urtata?»

​«Bravo, proprio lui. In un primo momento si è pensato a un suicidio, però ci sono molte cose poco chiare e stanno indagando. Certo che è un modo strano di uccidersi. Potrebbe essere anche un delitto passionale: l’hanno ritrovato con addosso solo i boxer.»

​Sandro fece spallucce. «Non è detto. Magari aveva caldo, ha fatto un bagno e qualche pazzo, per rubargli qualcosa, l’ha ucciso.»

​«D’accordo, Sandro, però chi lo conosceva ha detto che in questi giorni era molto nervoso. Lunedì mattina è stato visto qui a Bologna, in Via Santa Chiara, spintonare un passante solo perché gli intralciava il cammino.»

​Sandro rise. «Hai sentito Giada? A pochi passi da dove abiti tu. Forse cercava te.»

​Giada fulminò Sandro con uno sguardo, senza parlare. Provò ad alzarsi, ma le gambe le cedettero e ricadde sulla sedia.

​«Visto, Giada? Te l’ho detto che non stai bene. Ascoltami, vai a casa.»

​«Sì… hai ragione.»

​Nel tragitto verso casa non faceva altro che pensare alla morte di Fabio.

​“Ho pensato per anni alla vendetta… ti ho odiato, Fabio… tanto. E adesso che sei morto sento un vuoto e una tristezza che non so spiegarmi. Forse è perché ti associavo a Lia, e ora che sei morto, è come se te la fossi portata via per sempre… e rischio pure di finire in galera: Sandro scherza, ma potrei davvero essere indagata. Domenica il mio telefono si sarà agganciato alla cella di San Marino; lunedì mattina hanno visto Fabio dove abito io.”

​Rallentò e parcheggiò. Abbassò il finestrino, ​respirò profondamente l’aria dei giardini e scosse la testa, toccando l’anello che aveva al dito.»

Continua...

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Discussioni

  1. La faccenda si complica. Emerge di sfuggita il tema della vendetta, e chissà. Bella trovata quel “Vicolo Blatta”, una denominazione evocativa.
    Forse anche il nome Bejan Dei, che forse è di origine curda, allude a qualcosa, ma adesso non saprei collegare.
    Brava, Concetta, stai costruendo un giallo niente male. Un abbraccio.