Villa Donovan

Sussurri. Urla. Gemiti. È ciò che sento mentre mi trovo sdraiata sul gelido pavimento nel seminterrato di questa casa. Intorno a me scorgo solamente un tavolo e due sedie malconce, sulle pareti noto quello che penso sia sangue secco, sicuramente umano. Attendo, in silenzio: Nicola arriverà presto.

Nicola è il giovane benzinaio del paese. L’ho conosciuto stamattina e si è subito mostrato propenso ad aiutarmi quando mi sono presentata e gli ho detto d’essere una giornalista in cerca di informazioni per un articolo. Il suo entusiasmo si è spento in fretta, tramutandosi in qualcosa di simile alla paura, quando gli ho confidato l’oggetto delle mie ricerche: Villa Donovan.

«Quel posto… è maledetto. Non devi andarci, Greta» Mi ha detto.

Sono scoppiata a ridere: «Andiamo, se quella villa è maledetta interesserà sicuramente alla mia redazione, e io devo fare carriera» Gli ho risposto, facendogli l’occhiolino.

Nicola non si riferiva solo ai fantasmi. Si è detto disposto a parlarmi di Villa Donovan quella sera stessa, ci siamo dati appuntamento al pub del paese. Lì, davanti a due hamburger e due gigantesche birre che sicuramente hanno sciolto la lingua al mio interlocutore, ha iniziato a raccontarmi la storia della Villa.

Villa Donovan è stata costruita in tempi remoti. Non si sa da chi: colui che lo sapeva probabilmente è morto da un pezzo, e, negli archivi comunali, pare ci siano pochissime informazioni al riguardo. E’ situata alla periferia del paese, circondata da un prato spoglio e da pochi alberi rinsecchiti. Chiamarla Villa, mi diceva Nicola, è forse eccessivo: si tratta di una casa su tre piani, ormai abbandonata e in gran parte consumata dal tempo. Ma nessuno è intenzionato a restaurarla, o abbatterla.

Pensierosa, gli ho chiesto dell’attuale proprietario; Nicola mi ha risposto che è da qualche parte all’estero, e probabilmente nutre scarso interesse nella sua proprietà qui.

«E allora perché si dice che sia maledetta?»  Ho incalzato Nicola, con un sorriso.

A disagio ma anche desideroso di continuare il racconto, Nicola mi ha parlato di rumori strani, luci che si accendono di notte, e persone che nel corso degli anni hanno avuto a che fare con Villa Donovan e sono scomparse. Tanto che ormai nessuno in paese gli si avvicina, da diverso tempo.

«Fino a questa sera, intendi Ho concluso io, prendendo Nicola sottobraccio mentre ci alzavamo. Il ragazzo mi ha guardato sorpreso e spaventato, ma dopo la promessa che saremmo rimasti all’esterno della Villa si è arreso.

Arrivati davanti alla vecchia dimora l’aria era insolitamente fredda. Ho scattato alcune foto, mentre Nicola guardava un po’ me e un po’ la Villa. «C’è qualcosa.» Ho mormorato tra me e me. «Al primo piano…»

Ho fatto qualche passo in direzione dell’ingresso di Villa Donovan ma Nicola mi ha bloccata. L’ho guardato con i miei occhi verdi e gli ho giurato che sarei entrata solo pochi minuti.

«Poi so che ci sei tu pronto a salvarmi, se mi succede qualcosa, no?» Gli ho scoccato un bacio sulla guancia e sono entrata nella Villa.

Ho percorso alcuni metri nel corridoio principale e ho visto una luce provenire dalla mia destra, in fondo a una scala che portava nel seminterrato: l’ho imboccata e una porta si è chiusa sordamente alle mie spalle. Mi sono guardata intorno e ho iniziato a urlare.

Ora sento dei passi, sempre più vicini: Nicola piomba nella stanza, sudato e affannato. Balzo in piedi e lo abbraccio, sono così contenta di vederlo. Mi dice d’aver sentito le mie grida e di aver visto delle ombre mentre entrava nella Villa. Lo guardo, piena di gioia, e lo bacio appassionatamente. «Sapevo che saresti venuto, per me.» Faccio un passo indietro e colpisco Nicola violentemente al centro del petto, facendolo finire contro la fredda parete. Delle braccia verdastre spuntano dal muro, bloccando il benzinaio che mi guarda con orrore.

«Temo di averti mentito, tesoro: non è la prima volta che visito Villa Donovan.» Gli dico, mentre una bocca con tre fila di denti spunta dal soffitto. «La casa mi ha catturato anni fa, e mi ha offerto un patto: soffrire per un tempo indefinito, o aiutarla a cercare…nutrimento. Indovina cosa ho scelto?» Gli sorrido.

Mi volto e mi dirigo verso le scale, mentre alle mie spalle Nicola inizia a urlare. E urla. E urla.

 

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Discussioni

  1. Un piccolo inizio in medias res per catturare l’attenzione, poi il racconto della vicenda che trabocca in un finale sconvolgente, davvero non me l’aspettavo una cosa simile, a dispetto della discreta dimestichezza col genere. Qualche vago sentore l’ho avuto osservando i comportamenti della protagonista, un tantino troppo confidenziali già da subito per non nascondere qualcosa, in effetti; ma, ripeto, il tutto è stato comunque inaspettato. Complimenti ancora!

    1. Cristiana, grazie! Il genere horror, sia classico che recente, lo conosco bene ma sia nella lettura che nella scrittura non mi limito a quello. Sto proprio ultimando un racconto di tutt’altro tipo 🙂

  2. Una bella sorpresa, un vero “mostro”! (virgolettato, sull’argomento ho le mie convinzioni). Ottimo colpo di scena finale, confesso di essere caduta nel tranello e di aver pensato che, questa volta, la protagonista fosse la vittima e non il carnefice.

  3. Di nuovo una bella storia con uno spunto d’altri tempi. Questo è un genere che non morirà mai, e devo dire che Stefano lo sa interpretare veramente con una grande fantasia. Trame che forse più di altre richiedono una consistente dose di inventiva.
    Il top credo si raggiunga quando all’aspetto esteriore si unisce quel profilo interiore, un certo comportamento, sentimento che fa da immagine speculare a ciò che si sviluppa nel testo.

    In questo piccolo racconto ovviamente lo spazio è stato tutto dedicato all’effetto finale, ma qualche spiraglio di ciò che sto dicendo si vede, per esempio in quegli occhi verdi, oppure nel bacio improvviso.

    Possiamo ben sperare: Stefano ci regalerà nuove visioni.

    1. Roberto, gentilissimo come sempre. Nuove visioni sono in fase di scrittura, forse diventeranno la mia prima serie su questo (bellissimo) sito. Cercherò di essere all’altezza delle aspettative 😀
      Grazie