VISENYA – parte I

Serie: The Herald from Tevinter


Lei e Cassandra si ritrovarono a risalire un sentiero liberato dalla neve sul quale, a distanza intermittente, si imbatterono in barricate presidiate dai soldati e da uomini che correvano in direzione opposta alla loro, portando messaggi, soldati o civili feriti e i morti che continuavano a trovare tra le macerie del Tempio e sulla strada.

La neve continuava a cadere morbida, ostacolando i movimenti dei soldati e rallentando le operazioni di soccorso. Il mantello rosso di scaglie di drago Visenya contrastava nettamente con il biancore della neve. Il freddo intorno a loro era acuto e pungente, ma Visenya non sentiva freddo, nonostante la relativa leggerezza dei suoi abiti. Si diceva, nel Tevinter, che i figli della Casa del Sole fossero semidivini. Il loro sangue non era quello delle genti comuni e possedevano caratteristiche che li distinguevano dai comuni mortali con i quali si erano ritrovati a vivere. Erano solo antiche leggende e miti, creati e messi in giro, probabilmente, dalla sua stessa famiglia secoli prima per aumentare il proprio prestigio e la propria influenza. Non era una cosa inusuale nella sua patria. Visenya non ci aveva mai fatto troppo caso. Considerava la sua ascendenza un privilegio e un fardello allo stesso tempo. Preferiva non cullarsi nell’illusoria beatitudine nella quale giacevano troppi dei suoi connazionali. Il lustro della sua stirpe era certo un suo retaggio, ma non le apparteneva. Non poteva vantare alcun merito per le glorie passate dei suoi antenati. Piuttosto preferiva concentrarsi sul presente e su quello che lei avrebbe potuto lasciare alle generazioni future. Si aspettava di poter lasciare un’eredità migliore di quella lasciata dagli antichi condottieri del Tevinter nel resto del Thedas.

Ci fu una seconda esplosione. Arrivò come una scossa sulla sua mano che le attraversò tutto il corpo come un’onda. Le tolse il respiro e fu costretta a fermarsi, ma riuscì a rimanere in piedi stavolta. Cassandra le si avvicinò per sostenerla, circondandole la spalla con il suo braccio.

“Le pulsazioni si stanno facendo più frequenti. Più il arco si allarga, più squarci compaiono e più demoni giungono nel nostro mondo”.

Meteore di luce verde continuavano a precipitare mentre risalivano insieme il pendio. Ognuna di esse portava demoni dall’Oblio. Con il passare del tempo andavano aumentando. Era necessario chiudere il Varco il più in fretta possibile.

Visenya si rese conto guardandosi la mano ferita che nessuno le aveva ancora detto come avesse fatto a ritrovarsi lì. La sua mente era vuota e debole, non aveva memoria di ciò che era successo.

“Come posso essere sopravvissuta a quell’esplosione?”.

“Dicono di averti vista… uscire da uno squarcio e subito dopo perdere i sensi. Dicono di aver visto una donna nello squarcio alle tue spalle. Nessuno sa chi fosse. Il resto della valle è stato raso al suolo, insieme al Tempio delle Sacre Ceneri. Nessuno sa come tu sia ancora in vita”.

Passavano in quel momento su un ponte di pietra, allestito come uno dei presidi. Una meteora si schiantò davanti a loro, facendo riversare il ponte sul fiume ghiacciato sottostante. Dalla meteora era fuoriuscita un’ombra minore. Cassandra sguainò la spada e andò ad affrontare il mostro, intimandole di restare indietro. Visenya non era abituata a lasciare che altri si prendessero l’onere di difenderla, ma intervenire in quel momento avrebbe significato una mancanza di rispetto nei confronti della Cercatrice, perciò si fece da parte. Subito dopo, però, un altro demone uguale al precedente aveva varcato lo squarcio e puntava dritto verso di lei. Nonostante fosse una maga, Visenya aveva ricevuto un eccellente addestramento al corpo libero e alle armi bianche, in particolare ai pugnali. Li portava nascosti sotto le vesti: erano la sua arma segreta, nessuno al Sud si aspettava che un mago sapesse usare altro se non un bastone. Aveva già constatato che l’avevano perquisita, ma none erano alla ricerca di pugnali e i suoi erano molto ben nascosto. Provò un isto di orgoglio per essere stata come al solito un passo più avanti di tutti, ma pensò anche che se quella era l’unica organizzazione che avrebbe potuto salvare il mondo dalla rovina allora avevano ottime probabilità di fallire… Reagì d’istinto: era leggera e veloce, addestrata al combattimento sin da bambina. Un singolo demone non costituiva alcuna minaccia per lei. Non dovette neanche scomodarsi a usare i suoi poteri.

Si girò per tornare da Cassandra, ma si ritrovò la sua spada fra sé e lei.

“Butta le armi, subito”.

Visenya non si scompose. In tutta tranquillità rispose a Cassandra nell’unico modo in cui avrebbe potuto: dicendole la verità.

“Credete davvero che mi occorrano dei pugnali per essere pericolosa?”. Dicendo questo si fece attraversare da un’unica, leggera, scarica elettrica. Lungo tutto il corpo. Come tutti i maghi, Visenya non aveva bisogno di un bastone per evocare la magia. Il bastone aveva come solo effetto quello di incanalare l’energia spirituale del mago, indirizzandola con maggiore facilità verso il giusto obiettivo. Un guerriero senza spada non cessava di essere pericoloso, così come un mago senza bastone.

Cassandra sembrò sdegnata. “Questo dovrebbe rassicurarmi?”.

“Beh, non Vi ho ancora tramutata in un coniglio”. Disse questo rimanendo assolutamente seria nell’espressione.

Ottenne l’effetto desiderato. Cassandra si lasciò andare in un mezzo sorriso, abbassando l’arma. Se effettivamente Visenya fosse stata colpevole quello sarebbe stato un ottimo momento per uccidere Cassandra e scappare. Fortunatamente per la guerriera, Visenya stava dalla sua parte. “Hai ragione. Io non posso proteggerti. E’ meglio se li tieni. Sarà preferibile anche trovarti un bastone, sempre che sia possibile in mezzo a questo caos. Dovrei tener conto del fatto che mi hai seguita senza opporre resistenza”.

“E’ il bastone a scegliere il mago, Cassandra. Sarà preferibile che mi facciate avere il mio”.

Proseguirono il cammino, dove si imbatterono in altri squarci, dai quali fuoriuscirono altre ombre minori e demoni wraith, dei quali dovettero evitarne il veleno quasi letale che usavano lanciare contro i nemici.

Raggiunsero quasi la fine di una scalinata scolpita nella pietra, che risaliva il versante dal fiume. “Ci stiamo avvicinando al primo squarcio. Sento il clamore della battaglia!”.

“Battaglia? Chi sta combattendo?”.

“Lo vedrai presto. Dobbiamo intervenire subito”.

Le due donne giunsero presso delle rovine fumanti, al cui interno si combattevano fino all’ultimo sangue uomini e demoni. Al centro delle rovine, sollevato da terra, vi era un enorme cristallo verde. Sembrava come vivo. Le protrusioni si muovevano come arti e pareva risucchiare tutta l’energia intorno a sé. Era uno squarcio nel Velo fra questo mondo e il mondo dell’Oblio, un portale interdimensionale attraverso il quale i demoni potevano passare.

Visenya evocò la tempesta: fulmini violetti ricaddero sui demoni al centro della battaglia. Mentre ancora erano intorpiditi dall’elettricità lei e Cassandra vi si riversarono contro, ponendo fine alle loro esistenze.

“Presto, prima che ne arrivino altri!”. Visenya non fece in tempo neanche a chiedersi a chi appartenesse quella voce che si sentì afferrare la mano sinistra e rivolgerla verso lo squarcio. Fu come un magnete, non seppe neanche lei spiegarsi il come: il marchio sulla sua mano si nutrì dell’energia dello squarcio, fino ad esaurirla del tutto e a richiuderlo, ricucendo il Velo con un’implosione. 

Serie: The Herald from Tevinter


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Discussioni

    1. Grazie! In linea di massima neanche io, ma questo mi aveva proprio rapita! Come è evidente, dal momento che sono arrivata a scriverci una storia sopra hehe
      Avverto già che sarà abbastanza lungo